Indiscrezioni Procura, “Raffica di avvisi di garanzia”. Procurata epidemia

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Una raffica di avvisi di garanzia pronta sulle scrivanie del pool di magistrati di Bergamo occupata a indagare sull’epidemia. È questa la soffiata arrivata da una fonte vicina alla Procura direttamente al Giornale. Al centro la direttiva Ue, la 1082 del 2013 e ratificata in Gazzetta Ufficiale dall’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che obbliga l’Italia “a sviluppare un piano generico di preparazione a serie minacce transfrontaliere che potrebbero costituire un’emergenza sanitaria internazionale“. Obbligo non rispettato – è la tesi dei pm – da ministri e dirigenti del ministero della Salute.

Procurata epidemia?

Per questo fari puntati sulla stessa Lorenzin, ma anche su Giulia Grillo e Roberto Speranza, entrambi titolari del dicastero dal 2014. A loro si va poi ad aggiungere Claudio D’Amario e il suo predecessore come invece responsabile della Prevenzione. Ranieri Guerra, oltretutto, è già indagato per false dichiarazioni fornite ai pm sul report Oms sparito.

E ancora ci sono il direttore dell’Iss Silvio Brusaferro e il capo di gabinetto di Speranza Goffredo Zaccardi. Con loro l’assessore al Welfare Giulio Gallera e l’ex direttore generale della sanità lombarda Luigi Cajazzo.

Nel mirino la mancata zona rossa in Val Seriana, nonostante la scoperta del pronto soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo dei primi casi di coronavirus. Eppure la lista sarebbe ben più lungo. L’ex direttore medico dell’ospedale di Alzano, infatti, punta il dito contro il ministro Roberto Speranza.

Sempre in tema, mesi fa il procuratore aggiunto di Bergamo Maria Cristina Rota denunciava “reticenze” da parte dei vertici dirigenziali del dicastero guidato dall’esponente di Leu in merito alle indagini sul piano pandemico non aggiornato. Insomma, per Speranza potrebbero non esserci buone nuove. D’altronde, è quello che si domandano i magistrati, viene da chiedersi se le tragiche conseguenze del Covid in Italia potevano essere almeno in parte attenuate.  www.liberoquotidiano.it

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