Viaggi su Marte, scienziati russi sperimentano l’ anabiosi dei monaci tibetani

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Con l’anabiosi i monaci tibetani possono aiutare a far arrivare l’uomo su Marte. Le millenarie pratiche tibetane possono contribuire all’interazione degli esseri umani con l’ambiente del pianeta rosso. Yuri Bubeev, capo del Dipartimento di Psicologia e Psicofisiologia dell’Istituto di Problemi Medici e Biologici dell’Accademia Russa delle Scienze, in un’intervista alla stampa russa ha ammesso di aver condotto una serie di spedizioni scientifiche negli antichi monasteri buddisti del Tibet.

Lo scopo era di risolvere il problema della sopravvivenza umana in condizioni estreme, compreso il volo spaziale di lunga durata, la resistenza negli spazi ridotti della capsula spaziale con risorse insufficienti, la resistenza del corpo umano alle radiazioni. La soluzione sarebbe una sorta di “ibernazione”, l’anabiosi: uno stato di attività vitale ridotta dell’organismo, tecnica di cui sono padroni assoluti appunto i monaci tibetani tramite la meditazione.

L’induzione degli astronauti in uno stato di “sonno prolungato” durante il volo permetterebbe di ottenere l’inibizione del metabolismo, l’organismo userà meno le sue risorse, il che probabilmente aumenterà la sua resistenza alle radiazioni. Psicologicamente, ci saranno anche benefici da un lungo periodo di “ibernazione” – gli astronauti saranno meno stanchi gli uni degli altri, non ci saranno conflitti interpersonali.

Anabiosi, stato alterato di coscienza

I monaci buddisti non hanno pari nel raggiungimento degli stati alterati di coscienza. Sin dal 2017, con il consenso del Dalai Lama, Yuri Bubeev ha compiuto 3 viaggi nel Tibet. Le pratiche più interessanti erano gli stati alterati di coscienza. Questi stati sono stati raggiunti attraverso ore di meditazione, isolamento e canto monotono di mantra, durante il quale si raggiunge una profonda concentrazione di pensieri. Questo era più vicino agli stati di coscienza che interessava l’equipe degli scienziati russi, grazie ai quali si può cambiare il metabolismo.

Gli scienziati russi hanno studiato l’attività elettrica del cervello dei più avanzati monaci praticanti. Dei 100 monaci volontari, ne sono stati scelti 8 per la sperimentazione. Nel corso delle ricerche è stata fatta una scoperta scientifica: il cervello del meditatore può disconnettersi completamente dagli stimoli esterni. Il Dalai Lama ha confermato che la tecnica simile all’anabiosi c’è anche nell’arsenale dei monaci di diversi monasteri. Si chiama “delok”. Non sono in molti a padroneggiarla.

Anabiosi: uno stato semi-letargico

Una persona assolutamente sana si mette in uno stato semi-letargico, l’anabiosi, e dopo qualche tempo ritorna alla vitalità regolare. Una tale pratica sarebbe ideale per i voli su Marte. Il Dalai Lama ha acconsentito di condividere la pratica “delok” con gli scienziati russi, ma prima loro devono raggiungere un livello di comprensione delle tecniche meditative per fare un trasferimento dal piano idealistico al piano materiale. Una vetta che sembra per ora irraggiungibile.   http://www.rainews.it

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