Disney censura le opinioni anticomuniste della regista cinese Chloe Zhao

Chloe Zhao

di Vittoria Belmonte – La Disney, così sollecita nel piegarsi al politicamente corretto quando si tratta dei vecchi cartoon come Dumbo e Gli Aristogatti, non si fa scrupoli nel cercare di censurare le affermazioni contro il regime comunista cinese della regista Chloe Zhao. Quest’ultima ha conquistato tre Oscar con il suo film Nomadland ma è anche la regista del film The Eternals, in cui gli eroi Marvel si uniscono per salvare il cinema. La pellicola uscirà negli Stati Uniti a novembre.

Le affermazioni di Chloe Zhao contro la Cina

Ora, è noto che in Cina le affermazioni di Chloe Zhao contro la dittatura sono risultate urticanti al punto che il successo di Nomadland è stato censurato nella patria d’origine della regista. Quest’ultima infatti aveva criticato la Cina definendola “un posto pieno di bugie” e aveva affermato che da adolescente pensava solo ad andarsene. Affermazioni che stridono con la diplomazia della Disney, interessata a piazzare nel mercato cinese il nuovo film The Eternals, un classico pop corn movie. Così ha fatto arrivare ai giornalisti un messaggio chiaro: cercate di edulcorare le affermazioni di Chloe Zhao, facendola passare per una regista affezionata alle sue radici.

Un dirigente di Searchlight di proprietà della Disney ha inviato un’e-mail ai membri della stampa di Hollywood il 4 marzo: “Puoi riferirti accuratamente a lei come cinese o di nazionalità cinese”. Come si sarebbe scoperto, la Disney aveva molte ragioni per preoccuparsi di come la provenienza e le alleanze percepite del suo regista emergente venivano presentate al mondo.

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Censura per denaro

Il mercato cinese è importantissimo dal punto di vista cinematografico: si stima che l’intera industria cinematografica cinese valga 18 miliardi di dollari nel 2020, meno dei 74,97 miliardi di dollari generati dall’equivalente produzione e distribuzione statunitense dell’anno precedente.

L’anno scorso, la Disney era stata anche criticata per aver prodotto il remake del classico per bambini Mulan nella regione cinese dello Xinjiang, dove le minoranze uigure sono brutalmente oppresse e tenute in campi di detenzione.

La verità l’ha scritta su Newsweek Bradley Martin, direttore del Near East Center for Strategic Studies. “Censurando e vietando i suoi film con il pretesto della diversità e dell’inclusione, la Disney spera di poter ‘lavare’ la sua complicità nelle violazioni dei diritti umani commesse dal Partito Comunista Cinese. Attraverso i suoi continui attacchi alla libertà di parola e di espressione, l’azienda continua a fungere da braccio di propaganda per il regime totalitario repressivo della Cina”.

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