Ong, soccorsi di migranti concordati con trafficanti: verso richiesta giudizio per 24

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Accuse alle Ong che preludono ad una richiesta di rinvio a giudizio per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso rivolte a comandanti, capimissione ed equipaggi di diverse navi

per  www.repubblica.it -TRAPANI – Soccorsi concordati con i trafficanti, scafisti presi a bordo, segnali di presenza con le luci delle navi, transponder per la localizzazione spenti, barche e persino salvagenti riconsegnati alle organizzazioni criminali. Sono gravissime le accuse contestate ai 21 indagati dell’inchiesta sui salvataggi in mare delle Ong che la Procura di Trapani ha chiuso tre anni dopo il sequestro della nave Juventa della organizzazione umanitaria tedesca Jugend Rettet.

Accuse che preludono ad una richiesta di rinvio a giudizio per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso rivolte a comandanti, capimissione ed equipaggi di diverse navi della flotta umanitaria che tra il 2016 e il 2017 salvarono migliaia di migranti ma che coinvolgono anche due ong di prima grandezza come Save the children e Medici senza frontiere. Anche nei confronti dei loro legali rappresentanti i pm di Trapani Brunella Sardoni e Giulia Mucaria, coordinate dal procuratore reggente Maurizio Agnello, si apprestano a chiedere il rinvio a giudizio con un’accusa che è un macigno

“Avere ottenuto maggiore visibilità pubblica e mediatica con conseguente incremento della partecipazione – anche economica – dei propri sostenitori dato il costante impiego della nave nei numerosi eventi di soccorso”. Insomma, alle due ong i pm contestano la responsabilità oggettiva delle condotte dei loro capimissione.

Ong – filmati realizzati da un agente di polizia sotto copertura

Nessuno scambio di soldi con i trafficanti, l’inchiesta non mette in evidenza nulla di questo, ma documenta in maniera dettagliata, anche con foto e filmati realizzati da un agente di polizia sotto copertura (di cui le ong hanno sempre dato altra spiegazione) e dalle risultanze delle perizie tecniche sugli apparati di comunicazione e sui diari di bordo, una serie di contatti tra trafficanti e soccorritori. Che sono accusati anche di avere falsificato in più di un’occasione le comunicazioni con le autorità marittime italiane facendo figurare come eventi Sar (dunque di ricerca e soccorso) dei salvataggi di migranti che invece – secondo l’accusa – sarebbero stati concordati con gli scafisti.

Tre anni di lunghissima inchiesta dei pm di Trapani sono condensati in venti pagine dell’avviso di conclusione di indagine notificato ieri ai 24 indagati. Sotto la lente di ingrandimento dei magistrati una decina di soccorsi avvenuti tra la fine dell’estate 2016 e giugno 2017.

La Iuventa, piccola nave tedesca, per non fare la spola con la terraferma, salvava migranti e poi li trasbordava a bordo delle più grandi Vos Hestia e Vos Prudence allora gestite rispettivamente da Save the children e Medici senza frontiere. Alcuni filmati rivelano che i volontari avrebbero riconsegnato agli scafisti le barche con cui avevano trasportato fino a loro i migranti.

Alla Vos Hestia di Save the children i pm contestano diversi soccorsi. Secondo l’accusa la nave si sarebbe diretta a colpo sicuro all’alba del 5 maggio 2017 in un tratto di mare, in zona Sar libica, dove (dalla sera prima) sapeva sarebbe arrivata una imbarcazione di migranti, non avrebbe avvertito le sala operativa italiana e avrebbe poi anche falsificato i documenti del soccorso. Sempre alla stessa nave, 15 giorni dopo, viene rimproverato di aver concordato un altro soccorso con i trafficanti segnalando la posizione in mare con le luci della nave, cosa vietata dal codice di autoregolamentazione.

Alla Vos Hestia sono contestati ripetuti episodi. In un soccorso, ad ottobre 2017 i volontari avrebbero addirittura messo ai migranti i giubbini salvagente di Seva the children restituendo agli scafisti quelli che avevano dato alle persone che avevano imbarcato.

Anche la Vos Prudence di Medici senza frontiere, secondo i pm, avrebbe nella stessa stagione effettuato diversi soccorsi sapendo prima dove sarebbero arrivati i barchini e non avrebbe informato le autorità competenti.

Dall’inchiesta sono state stralciate le posizioni di don Mussie Zerai, il sacerdote eritreo accusato di aver fatto da tramite tra gruppi di migranti che fanno riferimento a lui quando si mettono in viaggio, e i soccorritori. E anche quelle di altri indagati tra cui la comandante della Iuventa Pia Kemp.

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