Covid, medici obbligati a dire che il vaccino fa bene? Scoppia il caso

di Antonio Amorosi – Sta destando non poche discussioni il documento reso noto qualche giorno fa dalla stampa e pubblicato dalla Commissione vaccini dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Bologna, in merito ai problemi deontologici in cui incapperebbero i dottori nel caso si esprimessero contro la vaccinazione anti Covid. Si legge nel documento dal titolo Il medico di fronte alla vaccinazione anti Sars-Cov-2 “non sarebbe deontologicamente corretto e né rispettoso delle vittime da Covid-19, in particolare in questo momento storico, che da parte anche solo di pochi medici provenissero voci contrarie alla vaccinazione, non sostenute da alcune evidenze e basate solo su notizie non verificate e, peggio ancora, artatamente interpretate”.

Un atto articolato dove si scrive anche: “non abbiamo oggi altri farmaci che possano svolgere un ruolo altrettanto importante” e “se non vi sono controindicazioni individuali, che risultano ad oggi veramente rare, la vaccinazione deve essere effettuata”. Un atto significativo che fa da apripista a valutazioni di provvedimenti disciplinari nei confronti dei medici che rilasciassero dichiarazioni pubbliche contro il vaccino anti-Covid.

Al caso hanno reagito con una lettera indirizzata all’Ordine di Bologna gli avvocati Alessandra Devetag e Mirella Manera. Per le due legali il documento dell’Ordine “rischia di inficiare la libertà del singolo medico nella relazione di cura con i pazienti e apre, quindi, ad alcune riflessioni”. Per i due legali la questione deontologica non sarebbe da sollevare nella sfera medico-paziente ma su altri fronti. Ad esempio, scrivono, sorprende di “venire a conoscenza degli accordi tra Regioni e Ordini dei medici in base ai quali ciascun medico di famiglia oltre al normale compenso, riceverà 10 euro per ogni vaccinazione se somministrata presso lo studio medico e ben 28 euro se somministrata al domicilio del paziente (www.ilmessaggero.it del 3 febbraio 2021, ‘Vaccini Covid, ai medici di famiglia da 10 a 28 euro per dosi in studio o a domicilio’)…

“il fatto che il medico riceva un emolumento condizionato al numero di somministrazioni vaccinali eseguite appare, quindi, in patente contrasto con le richiamate norme del Codice deontologico e costituisce, all’evidenza, una condotta capace di incidere negativamente sulla fiducia nei confronti dei nuovi vaccini. I pazienti, infatti, potrebbero comprensibilmente domandarsi se la vaccinazione viene promossa dal proprio curante sotto la spinta dei conseguenti guadagni, invece che in ossequio al dovere del medico di tutelare la vita e la salute fisica e psichica dei pazienti (art. 3 cod. deontologico) e il dubbio risulterebbe ancora più corroborato dalla consapevolezza che quel medico non potrà esprimersi che positivamente nei confronti della opportunità della vaccinazione, pena pesanti ripercussioni sul piano deontologico”.

Poi Devetag e Manera elencano come in tutta la storia recente del Covid siano emersi conflitti di interessi più calzanti di quelli sollevati dal documento dell’Ordine, anche dentro l’Oms, oltre alla sostanziale mancata trasparenza dei contratti per i vaccini che restano sperimentali, ricordando la non obbligatorietà degli stessi, anche perché altrimenti che fine farebbe il consenso informato che va sottoscritto nel momento della vaccinazione?

Il presidente dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri di Bologna è il dottor Luigi Bagnoli. L’Ordine ha due albi, quello medico e quello odontoiatrico. Il presidente dell’albo medici è il dottor Salvatore Lumia ed è ovviamente lui ad intervenire nell’eventualità si dovessero intraprendere azioni disciplinari nei confronti dei medici. Abbiamo sentito entrambi per capire meglio le intenzioni e le valutazioni dell’Ordine.

“Il documento dell’Ordine dei medici va contestualizzato”, spiega ad Affaritaliani il presidente Bagnoli, “il discorso è complesso e va inserito nella situazione pandemica. La questione riguarda la nostra capacità di proteggere tutta la popolazione. E in sostanza il nostro problema non sono i medici che sollevano dei dubbi di somministrazione rispetto al quadro di una persona o dubbi scientifici motivati su questo o quel vaccino, in un quadro dialettico, figuriamoci, ma i no Vax che dicono che il vaccino fa male a priori, non si devono fare, che sono fatti con i feti, ecc…. Non posso permettermi di avere dei medici di medicina generale che sconsigliano a priori ai pazienti di fare il vaccino, tanto meno per questi motivi privi di basi scientifiche, quando abbiamo un problema collettivo di portata enorme. In questo momento una posizione no Vax diventa un problema collettivo. Il documento è un monito, solo quello: bisogna essere equilibrati. Il vaccino, nella storia, è la più grande conquista della medicina. La nostra non è una caccia alle streghe e figuriamoci se non si possono esprimere altri tipi di pareri. Ma la questione sollevata, in questo caso, è più legata al tipo di lavoro che facciamo rispetto ad un aspetto deontologico”.

Dello stesso avviso sostanzialmente il dottor Salvatore Lumia che spiega anche come “il provvedimento disciplinare sia sempre un’azione che va applicata caso per caso, dopo un esame ben appurato e ponderato e con la dovuta riservatezza che impone la situazione. Il tema è di una complessità tale che non si può dirimere con dei comunicati stampa o con i titoli che fanno i giornali. La generalizzazione fatta dalla stampa nel dare la notizia è stata un po’ avventata e sensazionalistica”.

https://www.affaritaliani.it

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