Covid, Silvestri: “Chi ha frenato anticorpi monoclonali deve spiegare perché”

anticorpi monoclonali

“Quelli che hanno ritardato la sperimentazione degli anticorpi monoclonali anti-Covid in Italia devono spiegare al Paese perché lo hanno fatto, dicendo la verità fino in fondo, senza scuse o giochi di parole, ed evitando di prendere posizioni scientificamente inspiegabili”. Così Guido Silvestri, virologo italiano docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, in un’intervista all’Adnkronos Salute torna a incalzare le istituzioni sanitarie nazionali che “di fatto hanno ritardato l’introduzione di questi farmaci” a scopo sperimentale “in Italia, che per bamlanivimab si sarebbe potuta avere fin da ottobre – ha spiegato l’esperto anche in un duro intervento postato nei giorni scorsi su Facebook – e probabilmente per etesevimab a inizio 2021”.

Dagli Usa Silvestri sfoga la sua “rabbia”. Un sentimento nato dal fatto che, ricostruisce lo scienziato nell’intervista, “grazie a una circostanza fortunata, la mia amicizia con il Chief Scientific Officer di Eli Lilly (l’azienda dei due monoclonali, prodotti fra l’altro in Italia, ndr), Dan Skovronsky, si poteva fare del bene al Paese”. Skovronsky – assicura il virologo – si era infatti detto pronto a offrire gratuitamente al nostro Paese decine di migliaia di dosi per uno studio clinico. “Si potevano salvare delle vite umane – afferma Silvestri – e non lo abbiamo potuto fare per motivi che, tre mesi dopo, rimangono assolutamente oscuri. E che se da un lato potrebbero spiegarsi come lentezze burocratiche”, dall’altro forse non solo, perché “su di essi gravano sospetti di conflitti d’interesse, come ben descritto in un’inchiesta giornalistica de ‘Il Fatto Quotidiano'”.

la scienza ci ha dato le armi per vincere questa battaglia

“Ecco, io questo non riesco a mandarlo giù – incalza il ricercatore – perché questa pandemia ha prodotto enormi sofferenze: quelle causate direttamente dal virus e quelle legate ai provvedimenti restrittivi, alle chiusure che hanno creato danni economici, sociali e psicologici tremendi. E’ nostro dovere di esperti fare il possibile per uscire da questo incubo”, ammonisce Silvestri. “Ma proprio adesso che la scienza ci ha dato le armi per vincere questa battaglia, anticorpi e vaccini in primis, sembra che si faccia fatica a usarle in tutta la loro potenza”.

Aifa poteva autorizzare la sperimentazione di bamlavinimab

Quella di Silvestri non è una voce isolata. Adesso, ricorda lo scienziato, “abbiamo capito molto bene, dopo le chiarissime dichiarazioni dell’ex direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa, Luca Pani, e quelle di Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, che Aifa poteva autorizzare la sperimentazione di bamlavinimab con le famose 10mila dosi gratuite promesse da Skovronsky – e chi nega questo fatto è un bugiardo – senza dover necessariamente aspettare l’autorizzazione dell’Agenzia del farmaco Ema” agli anticorpi monoclonali. Via libera che, secondo quanto spiegato all’Adnkronos Salute da Marco Cavaleri, responsabile Vaccini e Prodotti terapeutici Covid dell’Ema, potrebbe arrivare per i primi prodotti intorno a maggio-giugno 2021.

Ma “Pani ha spiegato, se vogliamo anche con durezza – sottolinea Silvestri – che in passato questa autorizzazione” alla sperimentazione “era stata data in 48 ore, come per esempio nel 2015 per farmaci sperimentali contro Ebola, in una situazione infinitamente meno grave di Covid”.

“Comunque ora è importante non farsi sopraffare dalla rabbia”, benché “giustificata – conclude Silvestri guardando al futuro, fedele allo spirito che l’ha portato a fondare a inizio pandemia la pagina social ‘Pillole di ottimismo’ – e cercare invece di concentrarsi sui modi migliori per far partire l’uso di questi anticorpi il più presto possibile, seguendo il vecchio adagio secondo cui ‘è meglio tardi che mai’. E fa ben sperare che il nuovo presidente dell’Aifa, Giorgio Palù, si stia battendo come un leone in questo senso”.

Per Silvestri, “i ritardi nella vaccinazione” contro Covid-19 “rendono ancora più importanti e necessari gli anticorpi monoclonali. E, se vogliamo, rendono ancora più pesanti le responsabilità di chi ha ritardato il loro uso” sperimentale, mesi fa, in Italia.

“Teniamo presente – ricorda infatti lo scienziato – che gli studi clinici controllati sono sempre più chiari e concordi nell’indicare che l’uso di questi farmaci nella fase iniziale di Covid riduce in modo altamente significativo, di circa il 70%, il rischio di andare a finire in ospedale e di morire, soprattutto nei soggetti a rischio (over 65 e con condizioni predisponenti a Covid-19 severa, come diabete, obesità, malattie cardiovascolari e altre patologie preesistenti)”.

“Anche nella peggiore delle ipotesi, e cioè che nell’ipotizzato studio italiano” che secondo quanto spiegato da Silvestri sarebbe potuto partire già nell’ottobre scorso, grazie a dosi che l’azienda produttrice Eli Lilly avrebbe offerto gratuitamente all’Italia, “questi farmaci per qualche motivo imprevedibile avessero funzionato di meno nella nostra popolazione, sarebbe stato comunque utile e importante generare ulteriori dati sulla loro efficacia clinica. Teniamo infine presente che sono farmaci praticamente senza effetti collaterali, e che si userebbero in una fase clinica della malattia in cui le alternative terapeutiche sono molto limitate”.

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