Italiani, quando la disobbedienza è un dovere

Il giornalista cattolico e saggista Maurizio Scandurra mostra le terribili conseguenze della rassegnazione passiva di una nazione alle follie del Covid.

 Il Silenzio del Quirinale. Il silenzio del Vaticano. Il silenzio delle strade. Il silenzio della sera. Delle piazze vuote. Dei ristoranti deserti.
Siamo il Paese del silenzio. Di un popolo genuflesso all’illiceità di una sinistra populista di patentati imbecilli schiava dell’Europa.
Di un Giuseppi bugiardo e impostore che prende in giro il Paese spacciando la trappola della prigione del Mes per un’istanza di libertà. Per un presidio di futuro. Per un baluardo di speranza. Siamo tutti da troppo tempo in silenzio.

Nessuno che si ribella, tutti che accettando passivamente questo insostenibile e surreale status quo. Alle volte la pazienza, la tolleranza non basta. Neppure il dialogo. E’ bene ricordare l’esempio di Cristo nel tempio, che fece piazza pulita dei mercanti colpevoli di aver trasformato un luogo sacro in un centro commerciale ante litteram.

Il Vangelo insegna, e soprattutto ha sempre ragione. E’ questa la strada da seguire: riprendersi il Paese sottraendolo alle sporche mani di chi finge di fare il bene comune, ma in realtà sta regalando millenni di storia alla masso-finanza legata alla tecnologia di Bill Gates e allo strapotere commerciale che puzza di occhi a mandorla e Oriente.

Inutile sperare nel Parlamento, nel Senato, superati tutti dalla sigla DPCM sino a febbraio sconosciuta a tutti gli italiani. Tantomeno in un signore di nome Mattarella che in maniera complice tace su tutto permettendo la mattanza dell’Italia.

E’ ora di dire basta. E di prendere atto che l’opposizione è di fatto inesistente, che non conta niente senza riuscire in alcun modo a rompere questo malefico circolo vizioso che sta sprofondando la nazione in un abisso di insondabile e irreversibile perdizione.

Non è pensabile un altro anno in queste condizioni. Fa bene chi fa sciopero fiscale. Chi si rifiuta di pagare le tasse. Chi se ne fotte bellamente di divieti e sanzioni. Chi, in nome della famiglia – quella tradizione, s’intende – farà rotta in massa verso le località in cui vivono i propri cari. O, anche, semplicemente per godersi una seconda casa duramente conquistata a suon di pesanti sacrifici e altrettante rate di mutuo. Viva la libertà.

Maurizio Scandurra

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