Caporalato a Caltanissetta, presa banda di pakistani “uccisero connazionale”

Operazione dei carabinieri e della Squadra mobile di Caltanissetta che hanno proceduto all’arresto di 12 persone (11 in carcere e una ai domiciliari) per caporalato, estorsioni, sequestro di persona, rapine, lesioni aggravate, minacce, violazione di domicilio, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato. Durante le perquisizioni avvenute nella notte, nell’ambito del blitz denominato “Attila”, sono stati trovati in casa di uno degli arrestati due libri mastri, tuttora al vaglio degli inquirenti, nei quali erano descritti i nomi dei lavoratori sfruttati. Ricercato un pachistano destinatario della misura della custodia cautelare in carcere.

Nel contesto di sfruttamento dei braccianti agricoli è maturato l’omicidio del pachistano Adnan Siddique, commesso la sera del 3 giugno, che si era ribellato, denunciando i suoi caporali. E’ emerso nell’ambito dell’operazione “Attila”, scattata oggi a Caltanissetta con 12 arresti. Per il delitto sono stati tratti in arresto ben sei dei soggetti colpiti dalla misura cautelare. Già prima dell’omicidio la banda aveva commesso numerosi episodi di violenza in territorio nisseno, con un escalation di violenza davvero impressionante. (AGI)Mrg

L’operazione ha tratto origine dalle indagini su un pericoloso gruppo di pakistani, da tempo residenti nel centro di Caltanissetta, responsabili di delitti contro la persona ed il patrimonio, in larga parte ai danni di loro connazionali, che imperversava dall’anno scorso in citta’ e nei centri limitrofi. Si tratta di un gruppo ristretto che, agendo con “metodo paramafioso”, sottolineano gli inquirenti, ha assoggettato la comunita’ di appartenenza, molto ampia a Caltanissetta, sottoponendola ad un regime di vessazione e terrore e sfruttamento. Numerosissimi gli interventi delle Volanti a favore dei cittadini pachistani che richiedevano in citta’ l’aiuto delle forze dell’ordine, così come numerose sono state le denunce presentate da altri pakistani presso le Stazioni dei carabinieri di alcuni paesi presi di mira, come Milena e Sommatino.

Proprio l’analisi dei numerosi episodi di violenza riconducibili agli arrestati ha permesso di accertare l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere, finalizzata ad imporre la propria egemonia sul territorio, rafforzata dal costante ricorso a intimidazioni e violenze, Sono state individuate le auto e le utenze in uso agli indagati; l’esame dei tabulati ha consentito di riscontrare gli stretti legami, quasi giornalieri, tra tutti gli arrestati. Il gruppo, molto coeso e capeggiato dall’indiscusso leader Muhammad Shoaib, ha anche condizionato il settore agricolo dell’entroterra siciliano; l’indagine infatti ha consentito di rilevare che l’uomo, insieme ad Bilal Ahmed, Ali Imran, Mohsin Ali e Giada Giarratana, reclutava manodopera pachistana col metodo del caporalato.

I caporali pakistani destinavano i loro connazionali al lavoro presso titolari di aziende agricole, in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, accordandosi sull’entita’ del compenso, che si aggirava sui 25/30 euro al giorno, direttamente con i datori di lavoro e trattenendo per se’ una parte o persino la totalita’ del corrispettivo, gia’ palesemente basso. Le timide rimostranze avanzate dai lavoratori per ottenere il compenso loro spettante venivano immediatamente represse dai sodali attraverso efferate spedizioni punitive. In questo desolante panorama, si inseriscono anche i titolari delle imprese dove i lavoratori pakistani venivano condotti a lavorare, poiche’, dal canto loro, trovavano conveniente rivolgersi ai caporali loro connazionali perche’ ben consapevoli che nessuna denuncia sarebbe mai potuta intervenire a danneggiarli, proprio in relazione alle condizioni di sfruttamento dei lavoratori.

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/12/02/news/caporalato_braccianti_schiavi_a_caltanissetta_12_arresti_uccisero_un_lavoratore_che_si_era_ribellato_-276656743/

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