Violenza sulle donne, nelle ‘case rifugio’ 62,1% composto da straniere

ROMA, 24 NOV – Le Case Rifugio per le donne maltrattate attive nel 2018 in Italia sono 272, pari a 0,04 Case per 10mila abitanti, in aumento rispetto alle 232 del 2017 ed 1.940 donne (il 62,1% è composto da straniere); tra queste 1.565 sono state accolte nel corso del 2018. L’offerta è maggiore al Nord, in particolare in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, e, al Centro, in Toscana.

Sono i dati dell’Istat contenenuti nella seconda edizione dell’indagine sulle Case Rifugio, effettuata tra il 2019 e il 2020 e riferita alle attività svolte nel 2018 per la protezione delle donne sopravvissute alla violenza.
Nel 2018, la metà delle donne che hanno lasciato la Casa Rifugio (50,8%) ha concluso il percorso di uscita dalla violenza e il 7,8% per conclusione del percorso di ospitalità, facendo intravedere un esito positivo per circa 6 donne su 10. Al contrario, a riprova delle molteplici difficoltà incontrate nel percorso, il 21,8% delle ospiti ha lasciato la Casa Rifugio perché ha abbandonato il percorso (9,8%) o perché è ritornata dal maltrattante (12%).

La percentuale di donne che sono uscite dalle Case Rifugio per conclusione del percorso di uscita dalla violenza è maggiore nelle Isole (68,8%) e nel Sud (57,9%) mentre la quota di donne che hanno finito il periodo di ospitalità è massima nel Nord-est (13,4%). Tuttavia è sempre al Sud che si riscontra la più elevata percentuale di donne che hanno abbandonato il percorso (19,1%) e al Nord-est che sono ritornate dal maltrattante (16,9%).

Quanto alle misure per garantire la sicurezza delle donne ospiti – rileva l’Istat – non risultano del tutto adeguate: l’86,9% delle Case è a indirizzo segreto, ma il 5,9% di esse non ha previsto alcun sistema di sicurezza e misure come la linea telefonica diretta con le forze di polizia, il servizio di portineria, il servizio di sorveglianza notturna (ANSA).

Condividi