Covid, trattamenti differenziati: la Sicilia soffre più di altri

di Giuseppe Matranga  – Zone gialle, arancioni, rosse; le streghe comanda colori chiamate Conte e Speranza hanno così distinto le regioni d’Italia, in base a quali criteri non è ben chiaro, probabilmente non lo sarà mai, un po’ come non è mai stato chiarito nulla dei provvedimenti dispotici di questo governo che ormai da ben 8 mesi condiziona i nostri comportamenti, cominciando da come siamo tenuti a far colazione fino a come dobbiamo sco*are e con chi.

Alla Camera e a al Senato, il ducetto si presentò l’ultima volta annunciando l’ennesimo dpcm non ancora redatto (come da buona tradizione contiana), menzionando la necessità del confronto col parlamento e gli enti regionali, al fine di poter differenziare i protocolli resisi necessari per contrastare l’ondata di contagi.
Eppure all’indomani della promulgazione dell’atto amministrativo (questa la categoria di appartenenza dei moderni editti menzionati con la sigla di dpcm) i vari presidenti di regione mostrano il loro disappunto sulla categoria di colore alla quale è stata relegata la propria regione; vien da dire che forse in fondo non abbia proprio funzionato granché bene questo concerto decisionale tra governo e regioni.

Andiamo ai dati:
La Regione Campania ha avuto a ieri oltre quattromila nuovi positivi, la Sicilia poco più di mille, la prima ha in totale quasi 55 mila positivi, la Sicilia 18 mila.
La Regione Lazio ricovera 2.317 positivi a fronte dei 1.100 siciliani, con 217 in terapia intensiva a fronte dei 148 Siciliani.
Rammentiamo che le suddette regioni hanno popolazioni molto simili quantitativamente, in quanto si va dai 5.865.544 della Regione Lazio ai 4.968.410 della Regione Sicilia. (Istat 2019)

A cosa è da imputare la diversa modalità di trattamento tra le regioni sopramenzionate? Resta un mistero.
Due le ipotesi a noi sopraggiunge nelle ultime ore:
– La differente appartenenza politica dei diversi governi regionali, avrebbe potuto svolgere un ruolo, in quanto la Sicilia è l’unica con un presidente appartenente allo schieramento di centrodestra, e in quanto politicamente ostile al governo centrale potrebbe aver sofferto una sorta di trattamento punitivo nei confronti della sua popolazione rea di aver votato male alle ultime amministrative; a ciò si aggiunge di certo una forte tendenza storica da parte dei decisori centrali a svantaggiare se non a depredare costantemente le regioni del Mezzogiorno, territori ancestralmente poveri e deindustrializzati, a vantaggio delle regioni del Nord.
Diciamo che in merito potremmo usare una citazione gattopardiania per definirne i tratti “ bisogna che tutto cambi affinché non cambi nulla”.

– La seconda ipotesi, e non del tutto alternativa alla prima, riguarda il rischio di sommosse popolari che differenziano le tre regioni prese in esame.
Sparse in tutto il territorio nazionale nelle ultime settimane, ai primi odori di lockdown, si sono sollevate molteplici manifestazioni e cortei popolari, alcune di categoria, altre a partecipazione generalizzata che hanno coinvolto migliaia e migliaia di cittadini. Molte di queste sono sfociate in situazioni violente, saccheggi, vandalismo, risse e scontri con le forze dell’ordine.

Il rischio è alto, e ciò si denota non soltanto nel nostro paese ma a livello internazionale, a dimostrazione di ciò, a nostro parere, non è affatto un caso che la scorsa settimana il Presidente Mattarella abbia indetto e presieduto il Consiglio Supremo di Difesa, forse non tanto per rischi di attacchi provenienti dall’estero, piuttosto per rischi intestini.
È proprio a tal proposito che vengono nuovamente a differenziarsi le tre regioni da noi prese in esame: il Lazio con la sua capitale ha sempre rappresentato una polveriera, è certamente fucina di frange estremiste, a volte violente, sia a destra che a sinistra, ed è stata più volte terreno di scontro tra popolazione civile e forze dell’ordine a difesa delle istituzioni; la Campania dal canto suo è stata altrettanto protagonista di atti sfociati in violenza negli ultimi giorni, e a tal proposito si aggiunge la presenza della camorra, che gode di un ampio potenziale esercito di gente armata.
Il malcontento popolare diffuso che va via via ampliandosi in tutto il territorio e tra tutti gli strati sociali non fa altro che gettare benzina sul fuoco in una situazione già tesa.

La Sicilia invece, da buona terra di dominazione e di gattopardi, è l’unica in cui tale rischio, nonostante la situazione economica e sociale sia ben più drastica che altrove, resta più contenuto.
È forse questa la ragione per cui si è scelto di essere più moderati nei confronti di regioni già tese e più drastici in Sicilia dove il popolo preferisce storicamente subire piuttosto che alzare la voce.

A nostro parere questo governo di burattini al soldo di poteri sovranazionali, HA PAURA, paura che la situazione gli sfugga di mano e i suoi esponenti temono per la loro stessa pelle. Non bastano più la rete di propaganda televisiva a filo diretto, i giornali prezzolati e i cosiddetti opinion leader da salotto di Barbara D’Urso, non basta più incolpare le solite frange violente appellate a centri sociali e partiti di estrema destra.

Il popolo si è stufato di continue prescrizioni, divieti, concessioni, proclami del falso, ha ormai preso coscienza del fatto che siamo stati presi in giro da chi dovrebbe difendere i nostri interessi e ha voglia di farsi sentire pacificamente e non.

Giuseppe Matranga
Responsabile sezione economica dell’ass. ESC
Palermo

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