Dopo il taglio dei parlamentari, la riduzione delle Regioni

Federico Garau – È in corso quest’oggi, sabato 22 agosto, la quarta giornata del meeting di Rimini, alla quale alcuni governatori italiani partecipano per trattare il tema del rapporto Stato-Regioni, tornato argomento di discussione dopo il durissimo periodo di emergenza sanitaria.

[…]Era il 2015 quando l’imprenditore e rappresentante Pd in Senato Raffaele Ranucci proponeva un ordine del giorno, accettato dal governo, con lo scopo di “prendere in considerazione l’opportunità di proporre attraverso una speciale procedura di revisione costituzionale la riduzione delle Regioni“. L’obiettivo era quello di modificare i confini italiani, passando da 20 regioni a 12: Toscana, Umbria e la provincia di Viterbo avrebbero così formato la Regione Appenninica, mentre Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria si sarebbero unite per creare la Regione Alpina. Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto avrebbero dato vita al Triveneto. Dall’unione di Abruzzo, Marche ed alcuni territori del Molise e Lazio sarebbe invece nata la Regione Adriatica. Uniche a salvarsi dai cambiamenti pensati dai rappresentanti dem Raffaele Ranucci e Roberto Morassut le Regioni Lombardia, Sicilia e Sardegna.

Nel corso del meeting di stamani, Bonaccini si è detto pronto a discutere di una possibile riduzione del numero delle Regioni. Ci risiamo, dunque. “Sarei d’accordo alla discussione sulla revisione del numero delle regioni italiane”, ha infatti dichiarato il presidente dell’Emilia-Romagna, come riportato da “Italpress”. “È evidente che nel corso dei decenni ci sia stato un tema di squilibrio geografico e di composizione numerica delle popolazioni: anche la dimensione può fare la differenza nella competitività”.

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