Statua Montanelli, femministe in piazza contro Sala

Non si placano le polemiche sulla statua dedicata a Indro Montanelli, nei giardini che portano il suo nome a Milano. Dopo la richiesta di toglierla avanzata dai Sentinelli e il blitz di qualche notte fa, quando un gruppo di attivisti universitari l’ha imbrattata di vernice rossa e sul basamento sono state scritte le parole “razzista stupratore”, Non una di meno scende in piazza con un presidio sotto palazzo Marino, sede del Comune di Milano, in risposta alle parole con le quale il sindaco Giuseppe Sala aveva commentato la vicenda.

Dopo il gesto degli attivisti, Sala era intervenuto sulla vicenda con un videomessaggio su Facebook, per ribadire che la statua non sarà tolta. Sala aveva ammesso di essersi sentito “personalmente disorientato dalla leggerezza” con cui lo stesso Montanelli raccontò in un video di come mentre era soldato durante la guerra in Etiopia negli anni Trenta comprò e “sposò” una bambina eritrea di 12 anni, con la quale ebbe rapporti sessuali, aggiungendo però che “Montanelli è stato di più, è stato un giornalista indipendente, che si è battuto per la libertà di stampa, e anche per questo motivo è stato gambizzato (dalle Brigate Rosse, proprio poco lontano da dove oggi si trova la statua, ndr). Per questi motivi credo che la statua debba rimanere lì”. “Invito tutti a riflettere su cosa chiediamo ai personaggi che vogliamo ricordare con una statua, una lapide, un monumento – aveva concluso il sindaco – Chiediamo una vita senza macchia? Noi quando giudichiamo le nostre vite possiamo dire che la nostra è senza macchie? Le vite vanno giudicate nella loro complessità”.

Montanelli, la protesta di Non una di meno a Milano contro Sala – “Stupro, pedofilia e colonialismo non sono un ‘errore’, il colonialismo è stupro”, è la risposta delle attiviste di Non una di meno, che già l’anno scorso – durante le manifestazioni per la Giornata internazionale della donna – aveva imbrattato la statua di Montanelli con vernice rosa lavabile, per riportare l’attenzione sulla vicenda.

“Vogliamo rispondere innanzitutto al sindaco Sala e tutti quei giornalisti italiani che rappresentano un gruppo di potere che finora si è auto assolto, alimentando una cultura della violenza strutturale e negando qualsiasi discussione su colonialismo e razzismo. Le istituzioni pubbliche scelgono un’ennesima volta di ignorare le atrocità del passato e del presente”, dicono le attiviste.

“Lo stupro è uno strumento di sopraffazione, di potere, un elemento caratterizzante della conquista coloniale e della cultura patriarcale. Definire stupro e pedofilia come ‘macchie’ potenzialmente presenti nella vita di tutti significa banalizzare e normalizzare la violenza”, chiedendosi: “Se la bambina di 12 anni fosse bianca, il suo stupro sarebbe stato definito ‘un errore’?”.

“Quando Sala deve dire cosa ha fatto concretamente sul tema del razzismo parla di gesti e manifestazioni simboliche. Questo è uno dei tanti problemi. Nemmeno il piano simbolico è però molto forte, se si rifiuta di mettere in discussione la tradizione della celebrazione di figure razziste e fasciste. È mancato – recriminano dal gruppo – persino il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome. ‘Macchie’ ed ‘errori’ sono le parole che coprono ‘stupro’ e ‘pedofilia’, nonché ‘razzismo’ e ‘schiavitù’. Chiamiamo le cose con il proprio nome”.

“Lo sdoganamento di stupro e pedofilia come ‘errori’ è doppiamente grave se viene dal una figura pubblica istituzionale e un precedente pericoloso. Chiediamo al sindaco – concludono da ‘Non una di meno’ -, quindi adesso a Milano vale tutto? Ci dobbiamo preoccupare per noi e le nostre figlie?”.“

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