Obamagate, Trump: “Più grande crimine politico della nostra storia”

(di Marco Liconti – Adnkronos) – “Il più grande crimine politico nella storia del nostro Paese”. Donald Trump, come suo costume, non usa mezze misure per commentare le ultime rivelazioni sul Russiagate, che lui ha da tempo ribattezzato “Obamagate”. Il presidente Usa prende spunto dal filone dell’indagine sui presunti e mai dimostrati legami tra la sua campagna presidenziale del 2016 e il Cremlino legato al suo ex consigliere per la Sicurezza Nazionale, l’ex generale Michael Flynn.

Se io fossi un Democratico, invece di un Repubblicano, credo che sarebbero tutti finiti in galera molto tempo fa, e parlo di pene di 50 anni. Quanto è accaduto è una disgrazia. Questa è la più grande truffa politica, il più grande inganno nella storia del nostro Paese”, ha tuonato Trump in un’intervista rilasciata a Fox Business. Per comprendere le accuse di Trump, occorre ricostruire alcune fasi dell’inchiesta cosiddetta Russiagate.

Flynn finì nel mirino dell’Fbi e del procuratore speciale Robert Mueller all’inizio dell’indagine. La sua testa fu una delle primissime a cadere, dopo avere ammesso di aver mentito sui suoi colloqui con l’allora ambasciatore russo a Washington, Sergey Kislyak. Argomento delle conversazioni, le sanzioni di Washington contro Mosca. Nei giorni scorsi, dopo una serie di indagini interne all’Fbi che hanno messo in luce una condotta fuori dalle regole nell’indagine sul Russiagate, il dipartimento di Giustizia ha archiviato le accuse contro l’ex generale, che nel frattempo aveva ritrattato la sua ammissione di colpevolezza.

Intercettato dall’intelligence Usa, il nome di Flynn era coperto dal segreto e non avrebbe dovuto essere rivelato se non ai vertici dell’intelligence e di altre agenzie coinvolte nell’indagine. Mercoledì, dopo che i documenti riservati erano stati desecretati dal direttore ad interim della National Intelligence, Richard Grenell, sono stati resi noti i nomi degli esponenti e funzionari dell’Amministrazione Obama che hanno “smascherato” Flynn, rimuovendo gli omissis dai rapporti riservati e compiendo, a giudizio dei Repubblicani, un illecito. Peraltro, facendo trapelare il nome di Flynn alla stampa.

Nella lista figurano i nomi- legittimi – dell’ex direttore della Cia John Brennan o di quello dell’allora direttore della National Intelligence James Clapper, o dell’ex direttore dell’Fbi, James Comey. Dalle informazioni desecretate è però emerso che, tra l’8 novembre 2016 (la data delle elezioni presidenziali) e il 31 gennaio del 2017 (11 giorni dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca), quindi in piena fase di transizione tra l’Amministrazione Obama e quella Trump, una serie di altri personaggi hanno chiesto e ottenuto l’accesso ai documenti riservati, ripuliti degli omissis.

Ecco allora spuntare nomi ‘insoliti’, come quello dell’ex vice presidente Joe Biden, o dell’ex ambasciatore all’Onu Samantha Power e dell’ex capo dello staff del presidente Obama, Denis McDonough. Nella lista figurano anche nomi ‘italiani’, come quello dell’ex ambasciatore a Roma John Phillips e di Kelly Degnan, all’epoca vice capo missione Usa in Italia. Tutti riconducibili, per nomina o vicinanza, al Partito democratico. Abbastanza per far dire a Trump e ai Repubblicani che dell’inchiesta fu fatto un uso politico e che le rivelazioni su Flynn, fatte trapelare all’epoca al Washington Post, non avevano altro scopo che minare fin dall’inizio il percorso della nuova Amministrazione.

“C’è gente che dovrebbe andare in carcere per questa roba e spero che un sacco di persone paghino”, tuona ancora Trump, che definisce il generale Flynn e altri coinvolti nell’inchiesta Russiagate degli “eroi”: “Non volevano Flynn. Volevano che mentisse su di me. Volevano fabbricare un storia”, dice il presidente Usa.

Biden, sicuro candidato democratico alla Casa Bianca, ha prontamente replicato alle accuse di Trump attraverso un portavoce. “Questi documenti non hanno assolutamente nulla a che fare con qualsiasi indagine dell’Fbi e confermano che vennero seguite tutte le normali procedure. Qualsiasi illazione in senso contrario è una falsità”, ha dichiarato Andrew Bates, uno dei dirigenti della campagna di Biden.

Lo ‘smascheramento’ – la rimozione degli omissis – avviene quando un cittadino Usa viene incidentalmente intercettato dalle agenzie di controspionaggio mentre è impegnato in conversazioni con cittadini stranieri tenuti sotto controllo dall’intelligence. Nel caso di Flynn, l’ex ambasciatore russo Kislyak. L’identità dei cittadini Usa, in queste circostanze, dovrebbe essere protetta dalla legge, se viene accertato che i loro contatti con gli stranieri ‘attenzionati’ sono incidentali e non costituiscono reato.

Nello specifico, Flynn venne intercettato durante la fase di transizione mentre discuteva al telefono con l’ambasciatore russo. In particolare, l’ex generale, che per breve tempo sarebbe stato uno dei funzionari più in vista della nuova Amministrazione Trump, chiedeva al diplomatico di suggerire a Mosca di non replicare agli attacchi e alle sanzioni dell’Amministrazione Obama per le presunte interferenze russe nelle elezioni. adnkronos

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