Dossier Mitrokhin: ecco l’elenco dei nomi

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ROMA – Sono 645 pagine, e contengono oltre 200 schede compilate per anni dagli agenti del Kgb. Il dossier Mitrokhin esplode come una bomba sul mondo della politica e dell’informazione italiana. Il documento è stato consegnato ai giornalisti poco prima delle otto. E contiene i nomi delle presunte “spie” italiane al soldo dell’Unione Sovietica. Nomi sui quali in giornata era cominciato lo stillicidio. Con il rischio di fare grande confusione: nel dossier infatti le persone sono “suddivise” in quattro categorie. Ci sono in primo luogo gli “agenti collaboratori”, poi vengono le “fonti riservate privilegiate”. Seguono gli “incontri casuali” e infine arrivano gli “spiati”. Serve quindi a poco quindi conoscere i nomi se poi resta ignota la “cartella” nella quale sono inseriti.

Tra i nomi che circolavano, già prima della consegna del dossier alla stampa, ci sono quelli del presidente dei Comunisti italiani Armando Cossutta e dell’ex segretario del Psi, il senatore a vita Francesco De Martino, del dirigente del Pci-Pds Emanuele Macaluso, dei giornalisti Gianni Corbi, Alberto Cavallari, Giuliano Zincone, Sandro Viola, Jas Gawronsky.



I POLITICI

Armando Cossutta. Quello con Cossutta viene definito nella documentazione Mitrokhin un “contatto confindenziale del Kgb”. La data dell’informazione è sino al 1984. Nel rapporto numero 132 si legge: “Durante la notte del 12 dicembre 1975 Armando Cossutta ebbe un incontro segreto con Nikita Ryzhov ambasciatore sovietico in Italia. Cossuta disse che i vertici del Pci volevano distruggere la conferenza dei partiti comunisti in Berlino che intendeva elaborare una bozza comune. Il Pci voleva ottenere questo attraverso altri (gli jugoslavi o i romeni) e lasciava intendere che Pcus non voleva una conferenza o voleva farla posticipare (a causa dei contrati tra i partiti comunisti)”.

Francesco De Martino. L’ex segretario socialista viene definito “fonte sensibile fino all’84”. L’informativa recita: “Il materiale va tenuto e visto solo da personale indottrinato. Nessuna azione va presa sulla scorta di questo rapporto o discussione del materiale al di fuori del vostro servizio o senza il consenso dell’originatore”.

Enrico Berlinguer. Esisteva un piano, si legge nel rapporto “Impedian numero 130”, per screditare il segretario del Partito comunista. “Nei primi anni settanta il Kgb stava raccogliendo materiale per compromettere Enrico Berlinguer e fu preparato un documento di base”. Secondo le carte Berlinguer, che possedeva un pezzo di terra in Sardegna, “era stato coinvolto in un affaro equivoco relativo ad intrighi edilizia per decine di miliardi di lire”. “L’orientamento del Pci – si legge nella documentazione – irritava i marxisti impegnati”. Giancarlo Paietta, Sergio Segre, e Giorgio Napolitano consigliarono Berlinguer di non partecipare al 25mo congresso del Pcus (1976). Berlinguer non accettò il loro consiglio in quanto temeva di perdere la sua autorità se non avesse partecipato”.

Psiup. Dal 1969 al 1972 il Kgb ha inviato al Psiup quasi 4 milioni di dollari. Il denaro era di solito consegnato a Francesco Lami, che ne dava ricevuta al Kgb. Lo afferma il rapporto Impedian numero 126. Il denaro è stato consegnato in più tranche. Lelio Basso, presidente del Psiup, venne contattato nel 1963 e “reclutato” nel 1970 dal Kgb. Secondo il dossier Mitrokhin, il nome in codice di Basso era “libero”. Attraverso Basso, si legge a pagina 573 del documento, sono state realizzate alcune attività come la “partecipazione al tribunale Russel (1966-75), organizzazione di una tavola rotonda sui problemi del Mediterraneo, richieste nel Parlamento italiano sul destino dei criminali internazionali Brazinski e attività sul comitato internazionale per l’unificazione della Corea”.

Falco Accame. Venne contattato, secondo il dossier, nel 1977 quando era presidente della commissione Difesa della Camera, per condizionarne l’attività parlamentare. In particolare il Kgb avrebbe spinto Accame a presentare un’interrogazione sulla presenza dei sottomarini americani nelle acque sarde, sottolineando il pericolo per l’ambiente e la popolazione dell’isola.

GIORNALI E GIORNALISTI

Gianni Corbi. Se ne parla a pagina 69 del dossier. Poco dopo due righe sono dedicate al settimanale l’Espresso: “La rivista politica l’Espresso era stata pubblicata e finanziata dal Kgb in Italia dal giugno del 1962”.

Jas Gawronski. Il portavoce a Palazzo Chigi del governo Berlusconi era “oggetto in coltivazione”. “Era un italiano – si legge nella scheda numero 89 – che lavorava con il giornale La Repubblica ed era corrispondente della Rai-Tv a Mosca. Gawronski era oggetto di coltivazione da parte del secondo direttorato principale del Kgb”. Fonte della segnalazione un “ex agente del Kgb di provata affidabilità con accesso diretto ma parziale”.

Sandro Viola. È classificato con il nome nome in codice Zhukov. Nell’informativa si legge: “E’ stato coltivato dal Kgb ed era un contatto confidenziale della residenza del Kgb di Roma. Nel 1981 Viola ha redatto un rapporto sul 26mo Congresso del Pcus. Fedyashin lavorava con lui (presumibilmente a Mosca) e ha tenuto dei discorsi influenzatori basati su temi forniti dal Servizio A del Primo Direttorato Generale del Kgb”.

Giuliano Zincone. Nome in codice Zvyagin, dal 1973 al 1981 – si legge nell’ informativa- è stato coltivato dalla residenza del Kgb a Roma”. La data delle informazioni è aggiornata al 1984.

Giornali “usati”. Sono undici – secondo il dossier – i giornali “usati” dal Kgb nel periodo 1974-1984. Il documento li elenca, corredandoli anche con il nome in codice. Sono: il periodico Tempo (Alpha), Paese Sera (Bella) Sette Giorni (Beta), l’Europa domani (Epsilon), l’Avanti (Gamma), l’Astrolabio (Lobi) l’Automobile (Mobi), Agenzia Adista (Omega), il quotidiano “Il Tempo” (Omo), Nuovi Terri (Pota), Scena Illustrata (Shell).

IL MONDO ECONOMICO

Efim-Breda, Finmeccanica, Monti. Nel dossier c’è un capitoletto dedicato alle “società commerciali sotto il controllo del Partito comunista italiano”. Il Pci, si legge, “controllava varie società commerciali che lavoravano per l’Unione Sovietica. Le loro attività comprendevano: la distribuzione di petrolio dall’Urss all’Italia attraverso il gruppo Monti; l’acquisto di tre tasportatori di ammoniaca dalla società Efim-Breda; la costruzione di alberghi in Urss; la fornitura di componenti atomiche; la cooperazione a ampio raggio con la società Finmeccanica; il lavoro di piccole
e medie imprese”.

LA POLITICA ITALIANA

Il caso Moro. Nel 1978 il Kgb vara l’operazione “Shpora”(sperone) con l’obiettivo di coinvolgere gli Stati Uniti nel caso Moro. Ecco cosa scrive il rapporto “Impedian numero 234”: il documento “Shpora” fu inviato anticipatamente a “Zak” prima dell’inizio dei lavori del Consiglio della Dc, previsto per il 29-31 giugno 1978. La Residentura del Kgb teneva sotto costante controllo lo sviluppo dell’operazione “Shpora” e le reazioni; “Zak”‘ tenne effettivamente un discorso al meeting della Dc, nel corso del quale dichiarò che c’erano molti punti oscuri nel caso Moro; Fracanzani, deputato della Dc, avanzò la proposta di istituire una Commissione parlamentare per far luce sulle circostanze relative al rapimento ed omicidio di Moro da parte delle Br e sul possibile coinvolgimento nel caso di Servizi stranieri.

Le Brigate Rosse. Tra il 1975 e il 1978, tra il Pci e il Partito comunista cecoslovacco ci fu un vero e proprio scontro sulle Br, si legge nel rapporto “Impedian n. 143”. Della questione, secondo i servizi segreti sovietici, già nel dicembre 1975 se ne occupò il Comitato centrale del Pcus con Andropov che notificò l’incontro tra Salvatore Cacciapuoti, vicepresidente della Commissione centrale di controllo del Pci e Antonin Vavrus, capo del dipartimento internazionale del Pcc, durante cui l’esponente italiano affermò che “una delle basi delle Brigate rosse era ubicata in Cecoslovacchia e che le agenzie di sicurezza cecoslovacche stavano cooperando con essa. Questo fatto poteva essere usato contro il Pci”.

Il mondo diplomatico. Ambasciatori, funzionari d’ambasciata e del ministero degli Esteri, addetti all’ufficio cifra, vice addetti navali, segretarie, dattilografe (tra cui l’agente “Topo”), esperti di istituti di ricerca internazionale, reclutati per “affinità ideologica o sulla base di ricatti”. Il nome di maggior spicco sembra essere quello dell’ex ambasciatore italiano a Mosca dal 1976 al 1978 Enrico Aillaud, già consigliere diplomatico del presidente del Consiglio Zolli e poi capo di gabinetto con Fanfani e Pella, successivamente rappresentante diplomatico tra l’altro in Cecoslovacchia, Polonia e Rdt, “membro della Dc e amico personale di Fanfani, che aveva rapporti con il responsabile esteri del Pci Sergio Segre e con altri importanti comunisti”. Aillaud ha fornito informazioni, si legge nel dossier, “riguardanti la Nato, la Cee, la Cina e membri dei corpi diplomatici di Mosca. Il Kgb lo ha ricompensato con preziosi regali, sono state pagate le spese per l’organizzazione e la partecipazione a spedizioni di caccia nella zona di Mosca. Nel 1976 è stato inserito nella rete di agenti del Kgb. E’ stato tolto dalla rete di agenti nel 1983”.

(11 ottobre 1999)  https://www.repubblica.it



   

 

 

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