Iraq, 1700 soldati trascinati nelle fosse comuni e uccisi da Jihadisti, è un massacro

15 giugno – Esecuzioni di massa in corso in Iraq dopo l’ennesimo attacco dei jihadisti: immagini postate su twitter, mostrano sciiti trascinati in fosse comuni e uccisi brutalmente dagli islamisti dell’Isis ( (sigla dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante o, più esattamente, Stato Islamico dell’Iraq e Grande Siria)
Gli islamisti hanno inoltre sostenuto di aver catturato nella zona di Tikrit oltre 4 mila militari. Successivamente hanno affermato di averne uccisi 1700.

Teatro del massacroa Tikrit, citta’ natale di Saddam Hussein, nella provincia di Salaheddin. Soldati che si sarebbero arresi durante l’avanzata di Isis. E’ quanto riferisce il New York Times. L’esecuzione di massa, che se fosse confermata assumerebbe i contorni di un primo passo verso un genocidio religioso, sembra fatta apposta per innescare quella serie infinite di rappresaglie tra sciiti (maggioranza nel Paese e tenuta ai margini dal sunnita – benche’ in realta laico – Saddam Hussein) e i sunniti (minoranza ma al potere sotto l’ex rais), che farebbe il gioco di Isis. Il governo di Baghdad ha sollevato dubbi sull’autenticita’ della notizia anche se il generale Qassim al-Moussawi, portavoce delle forze armate irachene sentito dalla Bbc, le considera vere.

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 Obama avrà sicuramente una spiegazione per questa foto di jihadisti in una tenda USAID

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Militari iracheni prigionieri di Isil

IRAQ ➡ ISIS terrorists’ esecuzione di massa – mass executions & beheadings of Iraqi soldiers and civilians

 

 

 

 

Esodo di massa, si parla di 500mila persone in fuga

 

Le forze di sicurezza irachene hanno riconquistato una citta’ a nord di Baghdad, frenando l’avanzata degli jihadisti verso la capitale. Si tratta di Ishaqi, nella provincia Salaheddin, uno dei punti piu’ vicini a Baghdad raggiunto dai miliziani qaedisti. Nella citta’ riconquistata le forze di sicurezza hanno trovato i cadaveri carbonizzati di 12 poliziotti. I governativi hanno riconquistato anche l’area di Muatassam, nella stessa provincia, mentre venerdi’ notte gli jihadisti erano stati cacciati da un’altra citta’, Dhuluiyah, secondo quanto riferito da testimoni.

Le forze di sicurezza inoltre, con l’aiuto delle milizie tribali della zona di Balad, hanno ripreso il controllo della stazione di polizia di Jaweziriyat, nei dintorni di Tikrit, finita venerdi’ nelle mani delle milizie islamiche. L’esercito iracheno ha riconquistato la zona di Muttassim, a nord di Baghdad, riaprendo la via che dalla capitale porta a Samarra. Secondo quanto ha annunciato il governatore di Salahuddin, Ahmed Abdullah al Jiburi, “per riconquistare quella zona abbiamo ucciso 170 terroristi islamici”. Intanto l’associazione degli ulema islamici ha invitato l’opinione pubblica a prendere le armi contro i miliziani dell’Isis. In una nota i dotti islamici hanno chiesto ai fedeli di schierarsi contro i gruppi estremisti. E’ stato elevato il livello della sicurezza a Baghdad in vista del possibile arrivo delle milizie dello Stato islamico di Iraq e Siria (Isis).

La polizia e l’esercito si stanno coordinando con i volontari delle milizie popolari, ed in particolare con quelli delle brigate Hezbollah e delle Bande della gente della verita’, altra formazione sciita. Non si vedono invece al momento per le strade le milizie legate all’imam Moqtada al Sadr. Interpellato da “Nova”, il generale iracheno Mohammed al Skari ha spiegato che “abbiamo chiesto anche ai soldati in ferie e a quelli in congedo di riprendere le armi e di unirsi alle loro unita’ immediatamente. Lo sceicco Ahmed Atwani, ha aggiunto che “le nostre brigate sciite sono pronte a proteggere la popolazione di Baghdad e a replicare a qualsiasi attacco.
Abbiamo iniziato a registrare i nomi dei volontari

In citta’ invece i prezzi dei beni di prima necessita’ sono in aumento mentre si registra una fuga delle famiglie piu’ ricche verso l’Iran e il Kurdistan iracheno tramite l’aeroporto di Baghdad per il timore che possa essere chiuso da un momento all’altro. “Tutto sembra precipitare verso una gestione soltanto militare della crisi, cioe’ verso la guerra civile. E adesso questo spaventa tanti cristiani anche piu’ dell’avanzata degli islamisti: la guerra non fa distinzione tra soldati, terroristi e civili. E si abbatte allo stesso modo su cristiani, sunniti, curdi e sciiti”.

Cosi’ da Kirkuk il sacerdote caldeo Kais Mumtaz descrive all’Agenzia Fides il sentimento prevalente tra i cristiani del nord dell’Iraq davanti alla piega che stanno prendendo gli eventi, con l’esercito iracheno che ha lasciato campo aperto ai jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS), giunti nella loro offensiva fino a poche decine di chilometri da Baghdad. Nei giorni scorsi, dopo la caduta di Mosul nelle mani dell’ISIS, lo stesso Presidente iracheno sciita Nuri al-Maliki si era detto pronto a armare chiunque avesse deciso di “combattere contro i terroristi”. “Ma l’avanzata dei miliziani dell’ISIS” sottolinea padre Kais “e’ stata possibile solo perche’ una parte della popolazione sunnita li appoggia contro il governo centrale e perche’ l’esercito e’ fuggito lasciando armi e veicoli nelle loro mani. Se l’unica via imboccata e’ quella dello scontro militare settario, cio’ porta alla distruzione del Paese”.

In un discorso agli ufficiali dell’esercito, trasmesso dalla tv ufficiale irachena, Al-Maliki ha promesso l’attivo di volontari per aiutare le truppe.
“Samarra non sara’ l’ultima linea di difesa, ma la baase di raccolta e la rampa di lancio”, ha promesso. “Nelle prossime ore, gruppi di volontari arriveranno a sostenere le forze di sicurezza nella loro guerra conto le bande dell’Isis”, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria. Al-Maliki ha inoltre denunciato il sostegno che alcuni gruppi politici fornirebbero agli jihadisti, senza specificare quali. Giovedi’ il Parlamento non era stato capace di raccogliere il quorum di deputati sufficienti per votare la proclamazione dello stato di emergenza, proprio per l’assenza di oltre la meta’ dei deputati, alcuni dei quali appartenenti ai gruppi sunniti rivali del premier sciita. Maliki, che e’ anche comandante generale delle Forze Armate irachene, ha ricordato che il Consiglio dei Ministri gli ha conferiti “poteri illimitati” per mobilitare le truppe, equipaggiarle e finanziare l’acquisto di armi.

Il premier venerdi’ si era spinto fino a Samarra, dove aveva visitato uno dei piu’ venerati templi sciita, bombardato da miliziani sunniti nel 2006, un attacco che scateno’ un prolungato e sanguinoso scontro settario. L’Italia, sulla crisi in corso in Iraq, “ha un ruolo da giocare nella regione”.

A sottolinearlo, parlando a margine del Consiglio Italia-Usa a Venezia, il ministro degli Esteri, Federica Mogherini. “Il conflitto ha radici all’interno del Paese, ma ha fortissime connessioni con quello che succede intorno, in Siria, in Iran, in Libano, nei paesi del Golfo. L’Italia puo’ giocare un ruolo nel coinvolgere diversi attori regionali. Penso all’Iran, che sta offrendo il proprio aiuto”, ha aggiunto. “Se collego questa disponibilita’ iraniana con quella a lavorare in modo determinato per raggiungere accordi conclusivi sul nucleare e all’inizio con un dialogo con l’Arabia Saudita, si potrebbe andare verso un nuovo equilibrio regionale”, ha infine concluso il ministro.

L’Iran e’ pronto ad aiutare il governo iracheno contro i ribelli musulmani sunniti (anche se Baghdad non ha finora richiesto assistenza); e potrebbe addirittura pensare di valutare una collaborazione con Washington contro l’Isis, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Lo ha detto il presidente, Hassan Rohani.

L’Iran sciita, che ha una forte influenza sulla maggioranza sciita irachena, e’ cosi’ allarmato dall’avanzata verso sud dei jihadisti sunniti, che potrebbe dunque essere pronto a collaborare con Washington pur di aiutare Baghdad. L’idea l’aveva anticipata nei giorni scorsi un alto funzionario iraniano spiegando che l’ipotesi era allo studio della leadership della Repubblica degli ayatollah. “Tutti noi dovremmo praticamente e verbalmente far fronte ai gruppi terroristi”, ha detto Rohani nel corso della conferenza stampa.

E alla domanda specifica di un’eventuale collaborazione con la potenza da sempre rivale, gli Usa, pur di fermare l’avanzata dei sunniti in Iraq, ha risposto: “Possiamo pensarci se vediamo che l’America comincia a confrontarsi con i gruppi terroristici in Iraq o altrove”.

IRAQ: ONU, UN MILIONE DI SFOLLATI ALL’INTERNO DEL PAESE

L’Onu definisce “una tragedia umana” quel che sta accadendo in Iraq e stima in quasi un milione di persone il numero di coloro che hanno lasciato le loro case, in fuga dalle violenze, e sono adesso sfollati all’interno del Paese. Il rappresentante dell’Onu in Iraq, Nickolay Mladenov, ha aggiunto che lo scontro tra i jihadisti sunniti, guidati dallo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, e il governo di Baghdad, comporta “una grave minaccia per la sovranita’ e l’integrita’ del Paese”.

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