Elezioni in Italia: vietate alle nuove formazioni politiche?

di Armando Manocchia

12 dic – Tutti sanno – escluso il Presidente di della Repubblica che non c’è più  – che per presentare un lista elettorale alle elezioni, occorre raccogliere un certo numero di firme (200mila).

C’è un legge in merito, l’art. 14, comma 3, della L. 53/1990 – come sostituito dall’art. 1 ed l’art. 1 L. 28 aprile 1998, n. 130 ed ulteriormente modificato dall’art. 4, comma 2, L. 30 aprile 1999, n. 120 – il quale dice espressamente che le firme necessarie alla presentazione delle candidature possono essere raccolte nei 180 giorni antecedenti la data stabilita per la presentazione delle liste con i candidati alla Camera ed al Senato, data che, ai sensi dell’art. 20 del D.P.R. n. 361/1957, coincide con il 34° e 35° giorno precedente le votazioni.

Preso atto di ciò, se prendiamo carta e penna per fare due conti, vediamo che la scadenza naturale della Legislatura sarà il prossimo 29 aprile.  E’’ vero che il relativismo è imperante in questo paese, ma la matematica non è una opinione e l’aritmetici non è relativa, quindi, le prossime elezioni politiche si dovrebbero svolgere nel prossimo giugno.  Ma, dalle dichiarazioni dei politicanti e dalle notizie della stampa a loro asservita, ci viene propinata la tesi secondo cui che il voto verrà anticipato  a febbraio oppure a marzo prossimo.

Per questo, mi sorgono due domande:

La prima: visto che da qui a febbraio/marzo i giorni utili per raccogliere le firme sono circa 50 anziché i 180 come previsti dalla Legge di cui sopra, come potranno le nuove formazioni politiche raccogliere le firme necessarie per presentare la lista di candidati agli elettori?

Seconda domanda: L’art. 49 della Costituzione, che garantisce a tutti i cittadini il diritto di associarsi in partiti per concorrere con metodo democratico alla determinazione della politica nazionale, è stato per caso abolito?

Armando Manocchia

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