Accoglienza migranti, blitz dei Cc nelle stutture gestite da don Zeno

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NOVARA  – Dopo il blitz di ottobre al residence Emanuela di via Ravenna, sequestrato perché diventato negli anni una vera e propria casa di appuntamenti, i carabinieri di Novara (Nucleo investigativo supportato dai colleghi della compagnia e dai Nas di Torino) sono tornati nelle strutture gestite da don Zeno Prevosti, il sacerdote ristoratore già indagato per tolleranza abituale della prostituzione. La vicenda è riportata da La Stampa

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Mercoledì i militari hanno eseguito un nuovo decreto di perquisizione firmato dal pm Mario Andrigo, notificando un altro avviso di garanzia al sacerdote, titolare della società «Pizeta», e a Piero Ramella, 57 anni, domiciliato a Novara, amministratore della «Lisanza», società specializzata in strutture ricettive dietro la quale si nasconde, come socio unico, proprio la «Pizeta» di don Zeno. I due sono indagati per peculato e falso.

La procura ha voluto vederci chiaro sull’attività di ospitalità dei migranti da parte della Lisanza, che, come noto – la vicenda nel 2016 era stata al centro di una forte polemica in cui anche il sindaco di Novara Alessandro Canelli aveva invitato il sacerdote a scegliere se fare il manager o il prete – ha partecipato a più bandi delle Prefetture in tema di accoglienza. Ciò che gli investigatori si propongono di verificare (l’indagine è allo stadio iniziale), è se vi sia stata una corretta gestione dei profughi e una corretta applicazione del contratto firmato con la Prefettura: a fronte dei contributi pubblici ricevuti, infatti, deve essere fornito un determinato servizio. In caso contrario, i soldi sono stati percepiti indebitamente e l’attività irregolare coperta con atti falsi.

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Ecco perché il nuovo blitz ha riguardato tutte le strutture gestite nel capoluogo da don Zeno e Ramella, l’hotel La Bussola, l’Arena Hotel, il residence Cristina di via Ravenna (a fianco del gemello Emanuela chiuso per prostituzione) e poi le sedi legali dell’Immobiliare Lisanza e della Pizeta.

I carabinieri hanno sequestrato una serie di documenti contabili e pratiche, tutte relative ai bandi per l’accoglienza e la gestione delle relative strutture. Una prima pecca è già stata trovata: i Nas, proprio al Cristina di via Ravenna, hanno scoperto scarafaggi e sporcizia redigendo un verbale in cui si parla di «mancanza dei requisiti igienico-sanitari minimi» e «pericolo per la salute». È stata avanzata richiesta di chiusura alla Prefettura di Novara, che ora si dovrà esprimere in merito. Nel residence sono ospitati 55 migranti.

Nell’altra indagine sono indagate complessivamente nove persone: oltre agli amministratori del residence Emanuela anche i gestori, i custodi, i vecchi custodi, e un agente immobiliare «procacciatore» di ospiti-escort. Don Zeno, cui già tre anni fa i vertici della Chiesa novarese avevano tolto gran parte degli incarichi diocesani, di recente è stato anche sollecitato dal vescovo Franco Giulio Brambilla a fare un passo indietro da attività imprenditoriali, come prevede il codice di diritto canonico. In più è stato invitato ad astenersi dall’esercizio pubblico della funzione fino a quando non sarà del tutto chiarita la sua posizione. –

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