“Ci hanno dichiarato la guerra. E alla guerra bisogna combattere”

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di Ornella Mariani

Sono due gli argomenti che tengono banco in queste ore: le attività di “Venerdì per il futuro”, che ha visto sfilare nelle piazze italiane migliaia di Giovani galvanizzati da Greta Thunberg ed esigenti il cambiamento climatico e la prevenzione del riscaldamento globale; il sanguinario attentato che ha prodotto quarantanove vittime islamiche a Christchurch e ha stimolato le reazioni logorroiche di Bergoglio e di Mattarella, invece muti a fronte del massacro di seicentoquarantasei Cristiani attuato in Nigeria nei mesi scorsi.

Sul primo immagino che, come me, tutti abbiano constatato la ignoranza abissale e la vacuità indecorosa di una Generazione prestata ad interessi lobbystici internazionali: non Uno, del gran numero di Intervistati, è stato capace di spiegare le ragioni della protesta alla base di una giornata di astensione scolastica; non Uno si è rivelato in grado di rappresentare le circostanze che lo avevano portato in piazza; non Uno è andato oltre i “cioè” inconclusi e distanti dalla stucchevole presunzione di competenza esibita dalla Thunberg.
Fin dall’agosto del 2018, costei ha sollevato l’attenzione internazionale con la pretesa che il Governo svedese si allineasse all’Accordo di Parigi attraverso la riduzione delle emissioni di carbonio, ogni giorno esibendo fuori dal Riksdag e durante l’orario scolastico il cartello Skolstrejk för klimatet.
In realtà, il preteso rispetto del contenuto di quel protocollo e lo slogan Fridays For Future sono del tutto sconosciuti a quegli Studenti dalla imbarazzante vacuità ed ignoranza, ma hanno arricchito la Famiglia della Adolescente, nota col diminutivo internazionale di Gretina.

In realtà, privi di qualsiasi cognizione dell’argomento, oscillando fra una volgarità ed una approssimazione del linguaggio, i Giovani continuano a prestarsi agli interessi di quella Società dei Consumi contro la quale manifestano.
Questa quindicenne priva di spontaneità non sa nulla di crisi climatica: affetta dalla Sindrome di Asperger, non può essere interessata agli effetti del riscaldamento globale, stante, nella specificità della sua sintomatologia, la incapacità di provare qualsivoglia forma di empatia e, più ancora, stante la scientificamente provata inclinazione alla sviluppo di atteggiamenti ossessivi.

Gretina è solo l’esito di una accurata ed abile strategia di marketing, come assume Andreas Henriksson, stimato Giornalista d’inchiesta svedese.
A suo avviso, l’iniziativa della Thunberg è stata cruciale: al lancio di Scenes from the Heart, un libro scritto da Malena Ernman, madre dell’inquietante Genio; agli interessi del Pubblicitario Ingmar Rentzhog che, conosciuta la fanciulla il 20 agosto del 1018, ne ha sfruttato l’immagine per lanciare la sua start up We Do not Have Time, nel cui board l’ha nominata per effetto della pressione mediatica, lanciando una campagna di crowdfunding per 30 milioni di corone svedesi; alla visibilità di Bo Thorén, membro del consiglio di amministrazione di Fossilfritt Dalsland ed esponente del movimento ambientalista internazionale Extinction Rebellion.

In definitiva, il Climate Strike è una ignobile farsa, come può dedursi dalle argomentazioni esposte in materia climatica con rigorosa chiarezza dal Professore Franco Battaglia, in sprezzo anche delle diverse posizioni di Bergoglio.

In sostanza: imbroglio, impostura, mistificazione ed interessi, alla base del fenomeno Gretina, sono comuni al secondo tema: la strage che ha insanguinato la Nuova Zelanda nelle scorse ore.
E mentre, con sempre maggiore insistenza, circola in Francia voce che l’attentato dello scorso dicembre a Strasburgo abbia avuto la regia di Macron, deciso a distrarre l’opinione pubblica francese dalle tensioni sociali dei Gilet Jaunes, il gesto di Brenton Tarrant ci obbliga a riflettere sugli stravolgimenti prodotti da un cinismo istituzionale sempre più abietto.

La partita di un conflitto ormai latente si gioca sul tavolo delle elezioni europee; denuncia ampie zone d’ombra; invita a riconsiderare l’uso provocatorio e capzioso di etichette contro Quanti siano in grado di ragionare sulla reale portata degli eventi: Sovranisti, Suprematisti, Populisti, segnati dalle stimmate di un Razzismo politico, religioso, sociale, etnico ed economico.

Non sfugge l’indifferenza alla contraddizione:
l’attentato in danno degli Islamici è espressione di Razzismo.
Gli attentati verso i Cristiani in genere e gli Occidentali in particolare, NO.
Brenton Tarrant è un Attentatore e un Suprematista.
Il Mohamed di turno, responsabile di centinaia di vittime, NO.
Il Paladino della propria radice identitaria è Populista.
Il Dispensatore di morte in nome di Allah è un Depresso.
Si stigmatizza l’uccisione di un bambino di tre anni, ma si tace sulla brutalità e sugli orrori consumati all’interno del Bataclan.
Così Recep Tayyp Erdogan per il quale la strage della Nuova Zelanda è “esempio di un crescente razzismo e islamofobia”.
Così Jean-Claude Juncker, indignato da chi vuole “ annientare le nostre società e il nostro stile di vita”.
Ovvero quell’Europa che Egli ancora presiede.

E i dubbi: il video del massacro nella moschea, tempestivamente sparito, è stato manipolato e da chi e perché o quale spiegazione è plausibile con la mancanza di urla a fronte del rumore secco degli spari di Tarrant?
Pesano su di noi: l’ambigua apologia dell’Islam; la decristianizzazione dell’Occidente e il rischio sempre più concreto della definitiva oppressione dell’Etica e della Cultura.

Occorre prendere atto che Noi tutti non abbiamo più tempo.

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