Corea del Sud, università sviluppa robot-assassini

Più di 50 ricercatori di tutto il mondo, tra cui l’Italia, hanno firmato un lettera aperta destinata al presidente del Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST) con la preghiera di porre fine a un nuovo progetto di sviluppo di armi autonome, una sorta di robot-assassini.

L’università sudcoreana ha iniziato infatti una collaborazione con uno dei più grandi produttori di armi del Paese: la Hanwha Systems. Il progetto prevede l’impiego dell’intelligenza artificiale nel settore militare. Gli studiosi si sono detti “molto preoccupati” e hanno assicurato che non collaboreranno più con l’Università finché il programma non verrà interrotto.

“In quanto ricercatori e ingegneri che lavorano nel campo della robotica e dell’intelligenza artificiale siamo molto preoccupati dall’apertura del ‘Centro di Convergenza della difesa nazionale e Intelligenza Artificiale’ lanciato dal KAIST in collaborazione con Hanwha Systems, uno dei più grandi produttori di armi nel paese – scrivono gli studiosi nella lettera – E’ stato riportato che uno dei principali goal del Centro è applicare alle armi l’intelligenza artificiale”.

I ricercatori sottolineano inoltre che “in un momento in cui le Nazioni Unite discutono come fermare la minaccia delle armi autonome” è molto spiacevole che “un istituto prestigioso come il KAIST pensi invece a come sviluppare questo tipo di apparecchi” definiti “uno strumento di terrore”. “Per questa ragione dichiariamo pubblicamente di boicottare tutte le collaborazioni con il KAIST finché il Presidente dell’Università non ci assicurerà che nel Centro non saranno sviluppate armi autonome”, scrivono gli esperti. E poi continuano: “Se sviluppate queste armi porteranno alla terza rivoluzione della tenologia militare. Terroristi e despoti potranno utilizzarle contro persone innocenti. Si tratta di un vaso di Pandora che sarà difficile da chiudere una volta aperto”. Infine si ricorda nella lettera che “l’intelligenza artificiale dovrebbe migliorare la vita delle persone invece di distruggerla”. L’appello è firmato da più di 50 ricercatori, di cui quattro italiani.

L’università ha risposto però che il progetto “non comprende ricerche su armi autonome incontrollabili” che coinvolgano “violazioni di etica o di dignità umana”. Mentre l’azienda di armi ha dichiarato che l’obiettivo “non è sviluppare armi killer”, ma “controllare in remoto le tecnologie volte a ridurre le perdite”.

tgcom24.mediaset.it

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