La Fedeli è stata imposta dalla Boschi. Gentiloni voleva Rossi Doria

 

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Paolo Emilio Russo per ”Libero Quotidiano

La prima scelta di Paolo Gentiloni come ministro dell’ Istruzione era Marco Rossi Doria. Due volte sottosegretario proprio al dicastero che “governa” scuole, Università e Ricerca e poi assessore a Roma, ha scritto qualche libro e conseguito un baccellierato in Scienze dell’ educazione. Purtroppo per lui, non è mai stato renziano e “scontava” il rispetto di Enrico Letta e Ignazio Marino, due che con il leader Pd e la sua ex braccio destro Maria Elena Boschi non sono mai andati d’ accordo.

Così, dalle trattative dell’ ultimo minuto per la composizione del governo, deciso il siluramento della ministra uscente ed ex rettore Stefania Giannini che fu accusata da Matteo Renzi dell’ autogol della “Buona Scuola” e di avere gestito in maniera troppo muscolare i rapporti coi sindacati, condivisa da tutti i leader dem la necessità di ricostruire i rapporti con la Cgil in vista delle Politiche, ha avuto la meglio Valeria Fedeli.

La neo-ministra era vicepresidente del Senato – e quindi avrebbe liberato un posto lì, dove la maggioranza è fragile -, ha una antica consuetudine famigliare con il “sindacato rosso” e, più recente, con l’ ex madrina delle Riforme. Fedeli, infatti, di mestiere era una sindacalista, così come il marito, Achille Passoni, che, abbandonata la carriera sindacale, è diventato capo della segreteria dell’ ex sottosegretario all’ Interno Marco Minniti, del Pd, fresco pure lui di promozione a a ministro.

Nata nel 1949, dirigente della Cgil dal 1970 in poi, Fedeli si è dedicata alla politica candidata nel 2013 capolista del Pd al Senato in Toscana, il collegio di Arezzo, la città dove è cresciuta e si è formata politicamente “Meb”. Tra le le fondatrici del comitato femminista “Se non ora, quando?”, ha difeso sin dall’ inizio l’ ex ministra delle Riforme prima da «vignette e da attacchi sessisti, di cattivo gusto, misogini e degradanti», (il 6 aprile) poi l’ ha supportata nel merito delle proposte, sulle modifiche costituzionali, impegnandosi – in tv – a lasciare pure lei la politica in caso di vittoria del No al referendum.

Boschi ha apprezzato quell’ appoggio, ha allacciato un rapporto con l’ ex numero due di Palazzo Madama anche partecipando a diverse sue iniziative a favore delle donne (assicurando visibilità e clacque) e ottenuto più di quanto potesse mai immaginare.

«La Boschi? È l’ erede di Nilde Iotti, che sedette in Assemblea costituente, occupandosi di diritti e parità, quando era molto giovane», aveva detto Fedeli in una intervista ad Antonella Coppari per il Qn il 23 maggio. Quel paragone tra il giovane avvocato alla prima legislatura e l’ icona del Pci ha pagato. Il referendum è andato come è andato, Boschi ha resistito dentro Palazzo Chigi come sottosegretario e, preparandosi a una lunga “resistenza”, ha provato ad attorniarsi di amiche, persone delle quali si fida.

Così Anna Finocchiaro, “madrina” della “madrina” della riforme, è tornata ministro dei Rapporto col Parlamento e la Fedeli è clamorosamente assurta a numero uno dell’ Istruzione dell’ Università e della Ricerca nonostante non abbia una laurea e forse nemmeno mai sostenuto un esame di maturità.



   

 

 

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