«Non siete entrati voi e lo avete impedito a quanti avrebbero voluto farlo»

 

SVELATO IL DISEGNO TENEBROSO?
«Non siete entrati voi e lo avete impedito a quanti avrebbero voluto farlo»

papa-bagnasco

di Francesco Lamendola

Guai a voi, maestri della legge, perché avete portato via la chiave della vera scienza: voi non ci siete entrati e non avete lasciato entrare quelli che avrebbero voluto: con queste tremende parole (Luca, 11, 52) Gesù Cristo rimprovera ai farisei il loro tradimento nei confronti della Legge divina e, nello stesso tempo, la loro superbia e la loro ipocrisia, che ha chiuso le porte dell’ovile alle pecorelle che avrebbero voluto entrarvi.

Il rimprovero di Cristo è di terribile attualità ai nostri giorni, quando la Chiesa cattolica pullula di tanti piccoli Narcisi, malati di ego, che cambiano a piacimento gl’insegnamenti del divino Maestro, secondo l’estro e l’ispirazione del momento, bramosi di strappare applausi, di piacere al mondo, stravolgendo il Vangelo e trasformandolo in uno show permanente, dove la cosa più importante sono gli indici di gradimento e dove non c’è gesto, per quanto demagogico, né arringa, per quanto populista, che non si farebbero, pur di riuscire graditi al “pubblico”. Infatti, in un simile contesto, non si può più parlare di “fedeli” in senso proprio, ma solo di spettatori, a loro volta incoraggiati a perseguire, ciascuno, il trionfo del proprio piccolo ego, a pavoneggiarsi nel loro vacuo narcisismo, secondo il (pessimo) esempio dei pastori degenerati.

Solo così si spiega il fatto che ci siano “sacerdoti”, come quel tale Fabrizio Fiorentino, cappellano della Polizia di Stato, già parroco del quartiere palermitano dell’Addaura, il quale, non ancora soddisfatto di avere inventato “l’aperimessa”, cioè lo spettacolo con aperitivo e danze di samba alla fine della santa Messa, ha pubblicato un post su Facebook per rammaricarsi che a morire sia stato il buon Marco Pannella e non il cattivo cardinal Bagnasco, aggiungendo, per ulteriore misura, che al leader radicale, sì, lui avrebbe affidato la direzione della C.E.I.: al leader, cioè, di un partito politico che è stato protagonista assoluto di “storiche” battaglie a favore del divorzio, dell’aborto, della droga libera, dell’eutanasia, dei matrimoni omosessuali e della libertà totale d’immigrazione per chiunque. Del cardinale Bagnasco, evidentemente, non gli sono piaciute le prese di posizione troppo esplicite contro la parificazione delle unioni civili al matrimonio, e – forse – la bordata finale contro la prospettiva della legalizzazione della pratica dell’utero in affitto.

Questo, nei contenuti, diciamo così, ideologici; ma che dire dell’atteggiamento intellettuale, spirituale e morale che si manifesta in simili esternazioni? Un cristiano che si rammarica del fatto che non sia morto il suo “nemico”? Un prete che, indirettamente, augura la morte a un cardinale? E che affiderebbe la direzione della Chiesa italiana a chi predica divorzio, aborto, eutanasia, eccetera? Il solo fatto che stiamo qui a svolgere queste riflessioni, è estremamente penoso: ci si sente umiliati, non che esistano preti come don Fiorentino, ma che si debba stare a discuterne. I preti indegni ci sono sempre stati: solo che non si vantavano delle loro “prodezze”, non le gridavano dai tetti; e, inoltre, i loro superiori intervenivano prontamente, allontanandoli e salvaguardando le anime dei fedeli dallo scandalo, dalla confusione, dal cattivo esempio che essi davano. Ora i don Fiorentino usano i social network per far sapere al mondo come la pensano, e cioè in maniera radicalmente opposta alla lettera e allo spirito del Vangelo. Sono, a loro volta, delle vittime: della loro ignoranza e della loro superbia. Di seminari dove, evidentemente, non si cura più la preparazione dei sacerdoti come si faceva un tempo. E della gerarchia debole o – peggio – connivente con simili atteggiamenti. Perché don Fiorentino non è stato immediatamente sconfessato, rimproverato e allontanato dai suoi superiori? Il silenzio della gerarchia è assordante.

vescovo_bicicletta

Poi, però, si va a vedere chi sia il titolare della diocesi di Palermo, e si “scopre” che è quel tale arcivescovo, nominato di fresco da papa Bergoglio, il quale, per far vedere quanto ha gradito il dono di una bicicletta, non trova di meglio da fare che inforcarla seduta stante e lì, dentro il presbiterio della cattedrale, si fa un giretto sulla sua bella bici, nuova e fiammante, la mitra ancora in testa e tutti i sacri paramenti addosso. Fra gli applausi servili dei suoi preti e dei suoi fedeli, naturalmente. E allora si capiscono molte cose. Per esempio, come mai ci siano dei preti come don Fiorentino, e come mai nessuno li zittisca, nessuno cerchi di limitare lo scandalo. Anzi, vien fatto di pensare, ci deve essere qualcuno che li incoraggia. Lui e tanti altri, troppi altri, simili a lui. I quali, fra l’altro, fanno l’en plein quando si producono nelle loro blasfeme buffonate: la samba che si balla dopo le messe di don Fiorentino, per esempio, attira migliaia di persone che, prima, non si facevano vedere in chiesa. è il trionfo del pragmatismo (Machiavelli docet): la Chiesa punta alla quantità, a colmare i vuoti, a mobilitare folle. Ma questa non è più la Chiesa cattolica, fondata da Gesù Cristo: è diventata un’altra cosa. Una cosa che non avremmo mai voluto vedere.

Il sospetto che si fa strada, con forza sempre maggiore, è che tutti costoro nascondano una semplice verità, perfino a se stessi: ossia chehanno perso la fede. Tuttavia, poiché sono intellettualmente e moralmente disonesti, non lo vogliono ammettere: preferiscono cambiare le regole del gioco, e poi dire che la Chiesa è sempre quella, che si è solamente aggiornata e adattata allo stile della comunicazione che si richiede oggi. Negano il cambiamento, che loro stessi hanno attuato in maniera surrettizia, per non dover ammettere che hanno perso la fede: preferiscono parlare di una Chiesa aperta e dialogante, socialmente impegnata, che rispetta ogni opinione, che domanda scusa per ogni eccesso, passato e presente, che si fa piccola e umile per non dare ombra a nessuno, per farsi perdonare l’arroganza di un tempo, per far vedere che non coltiva più complessi di superiorità, e che si sente solo una fra le molte realtà di questo mondo.

Non osa quasi più nemmeno fare riferimento alla sua radice divina, alla sua dimensione soprannaturale, tale è la sua paura di apparire fuori tempo, anacronistica, presuntuosa; no: vuol far vedere di essere più laica dei laici, più scientista degli scienziati, più illuminata degli illuministi, più “verde” degli ecologisti, più misericordiosa di tutti, anche a costo di venire a patti sulle cose essenziali e immutabili, come i sacramenti. Se fossero onesti, direbbero: non crediamo più: né a Dio, né all’anima immortale, né al peccato e alla grazia, e tanto meno al premio e al castigo eterni. Non crediamo più in nulla che non sia l’uomo, la sua intelligenza, la sua scienza, la sua capacità di farsi misura di tutte le cose, di fondare da sé i valori morali, di decidere da solo cosa sia giusto e cosa ingiusto, cosa sia vero e cosa falso, cosa sia buono e cosa cattivo. Ci mancherebbe altro che lo dovessero domandare a Dio. Questo mai: poteva andar bene per i loro nonni e bisnonni, figli di una civiltà arretrata e contadina, impastata di superstizione e fideismo; non certo per loro, figli prediletti della modernità, che sono così sapienti e intelligenti. I teologi modernisti vantano tre o quattro lauree almeno, e chi sa quante pubblicazioni; conoscono il greco, il latino, l’ebraico e l’aramaico; tengono lezioni nelle università di mezzo mondo: dunque, non possono più credere con la semplicità di cuore delle generazioni passate. Normale, no? Ci sarebbe da meravigliarsi del contrario. C’è da meravigliarsi che la Chiesa sia rimasta sostanzialmente una monarchia assoluta fino alla metà del XX secolo, e che abbia trasmesso il depositum fidei con tanto rispetto della Tradizione.

Se fossero onesti, parlerebbero più meno in questo modo: e se ne andrebbero via dalla Chiesa, lascerebbero la Chiesa ai credenti, a quanti hanno conservato la fede e a quanti lottano per trovarla. Ma essi non sono onesti: non sono capaci di entrare per la porta stretta della fede, ma, in compenso, sono ben decisi ad impedire che vi entrino gli altri, quelli che lo vorrebbero. Perciò li fanno entrare, ma per la porta sbagliata: si mettono alla guida delle anime e dicono loro: Seguiteci!; e poi le conducono non verso Dio, ma verso il Diavolo. Sono pieni di ego, trasudano vanità: e l’ego viene dal Diavolo, mentre la vanità è la sua arma preferita. Si comportano come i Giudei, ai quali Gesù disse: Non entrate voi, e non permettete di entrarvi neppure a coloro che lo vorrebbero. Per tutta risposta, quelli lo misero in croce. Eppure Gesù parlava di loro, quando narrava la seconda parte della parabola del figlio prodigo, quella che ruota intorno al fratello invidioso, che si cruccia perché il padre ha fatto tanta festa al suo fratello ritornato a casa. Anche i Giudei si sdegnarono perché, ritenendosi il popolo eletto, non potevano ammettere che la Buona Novella non fosse destinata esclusivamente a loro. Così non vollero accoglierla, non vollero riconoscere il Messia, lo misero a morte: e fecero di tutto per impedire che altri vi entrassero, gli impuri, i non circoncisi. Il diacono Stefano, l’apostolo Giacomo e tanti altri perirono per la loro invidia e per la loro gelosia da fratello maggiore che non sopporta la salvezza del fratello che si era smarrito ed è stato riaccolto dal padre. Come i vignaioli omicidi, che prima uccisero i servi del padrone della vigna, poi uccisero anche il suo unico figlio, pensando, così, che la vigna sarebbe stata loro per sempre.

I preti alla don Fiorentino, i vescovi post-conciliari e progressisti, che sanno parlare solo di dialogo, di ecumenismo e di misericordia, ma non parlano mai di verità e di menzogna, di peccato e di grazia, di Inferno e Paradiso, si comportano alla stessa maniera. Hanno perso la fede, credendo di aver raggiunto una fede più alta e matura: disprezzano la fede dei loro padri e dei loro nonni, disprezzano il Magistero dei ventuno concili che hanno preceduto il solo Concilio che conti per essi: il Vaticano II. Giudicano Pio IX un reazionario per via del Sillabo e del dogma dell’infallibilità papale; giudicano Pio X un reazionario, perché ha condannato il modernismo; giudicano un reazionario Pio XI perché, in un primo tempo, ha visto in Mussolini l’uomo mandato dalla Provvidenza a sanare la ferita fra Chiesa e Stato; giudicano un reazionario anche Pio XII, un po’ perché (secondo loro) ha taciuto sul genocidio degli ebrei , e un po’ perché prendeva le decisioni da solo, come un Papa del Medioevo, non convocava il concilio, non ascoltava la “base”, non si apriva alle meraviglie della modernità e della democrazia.

Già: la democrazia. La Chiesa cattolica, dopo il Concilio Vaticano II, è diventata una democrazia assembleare, di un assemblearismo permanente, chiacchierone, demagogico: dove ciascuno pretende di saperne più di tutti, di dover dire la sua su tutto, di dover imporre ai fedeli il suo punto di vista, che siano o che non siano in linea con il Magistero. L’umiltà è scomparsa, l’obbedienza (uno dei tre voti maggiori di qualsiasi religioso) non sta più di casa fra i presbiteri. Un qualunque don Fiorentino può rammaricarsi che un cardinale non sia morto al posto dell’eccellente Pannella, meritevole, lui sì, di guidare i vescovi italiani. I preti si sono dimenticati di essere umili operai della vigna; se ne sono scordati anche i vescovi; forse se n’è scordato anche il papa, che non si comporta più da servum servorum Dei, ma da infallibile riformatore, autorizzato a cambiare tutto, per metterlo in linea coi tempi nuovi. Fra gli applausi dell’interoestablishment politico, finanziario e culturale: cosa che dovrebbe metterlo, almeno un poco, in allarme. Di Gesù, le autorità non parlavano bene; anzi, parlavano male. Non lo applaudivano, lo volevano morto; non lo lodavano, cercavano di screditarlo, calunniarlo, distruggerne la reputazione. Alla fine, non riuscendoci, si rivolsero ai Romani perché fosse tolto di mezzo. Una fine che i preti e i vescovi modernisti e progressisti non rischiano certo di fare. Tanto è vero che, mentre in varie parti del mondo si uccidono migliaia di cristiani, essi ne parlano poco o niente; in compenso, parlano continuamente dei diritti dell’uomo: quello degli omosessuali di sposarsi, quello dei coniugi di separasi (e poi di partecipare alla santa Eucarestia), quello delle madri di abortire, se lo ritengono giusto e necessario.

Ma c’è qualcosa di peggio. Al di sopra di codesti preti infedeli e di codesti vescovi indegni, s’intravede un disegno tenebroso, di tale vastità da mozzare il fiato, di tale audacia da sbalordire e da prevenire ogni possibile critica, facendola passare per allucinazione o per paranoia complottista. Qualcuno sta deliberatamente svendendo la Chiesa cattolica, con tutti i suoi valori e, soprattutto, con il suo deposito di fede due volte millenario; proprio come qualcuno sta svendendo la famiglia, la patria, la civiltà europea e cristiana. Qualcuno si sta servendo dei volonterosi imbecilli, dei demagoghi e dei paladini della ”democrazia” ecclesiastica, per svellere le radici ancora sane dell’antichissimo albero. Tutto ciò a cui stiamo assistendo, non è frutto del caso, ma di un disegno. Ed è chiaro che il supremo regista di questo disegno di tenebra, di questo assalto finale contro la cittadella della Verità (perché Cristo ha detto, con molta chiarezza: Io sono la via, la verità e la vita) è lui, il Nemico di sempre, colui che odia Dio e prova invidia per l’uomo, sua creatura prediletta. Su questo non vi sono dubbi; e mai, come oggi, egli sembra esser giunto a pochi passi dalla sua infernale vittoria. Resta, però, un interrogativo: chi c’è al di sotto di lui, ma ben al di sopra dei don Fiorentino o dei teologi alla Vito Mancuso? Da chi sono formati, cioè, i quadri della cospirazione?

Francesco Lamendola

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1 Commento per “«Non siete entrati voi e lo avete impedito a quanti avrebbero voluto farlo»”

  1. La ringrazio per la perfetta fotografia dell’attuale situazione che si trova oggi questa contro chiesa, non più Cattolica Apostolica.

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