Spagna, fallito l’ultimo round di consultazioni: si torna al voto

 

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Al termine dell’ultimo giro di consultazioni il monarca spagnolo Felipe Vi non ha proposto alcun candidato per la formazione di un nuovo esecutivo: una scelta che certifica il fallimento delle trattative fra i partiti e dunque il ritorno alle urne previsto per il prossimo 26 giugno. Il comunicato ufficiale di Casa reale non parla di scioglimento delle Cortes ma si richiama all’articolo 99 della Costituzione, che fissa il termine massimo di due mesi a partire dal primo voto di investitura per la formazione di un nuovo esecutivo. Dunque, senza un accordo entro il 2 maggio, obbiettivo ormai impossibile, la ripetizione del voto – per la prima volta nella storia della democrazia spagnola – è inevitabile.

E’ così caduto prevedibilmente nel vuoto l’ultimo tentativo di accordo lanciato in mattinata da Compromis, piccola formazione valenciana della sinistra radicale per un patto con il Psoe – che aveva sostanzialmente accettato l’offerta per un governo di indipendenti a durata limitata – e Ciudadanos, il cui leader Albert Rivera ha invece respinto la proposta al mittente. Ed è così iniziato lo scaricabarile fra i partiti, con Sanchez che dopo aver informato la stampa sulla richiesta del re di una campagna elettorale – che inizierà ufficialmente il 10 giugno – incentrata sui programmi e non sulle recriminazioni ha accusato Podemos di aver reso impossibile l’alleanza a tre con Ciudadanos, e il Pp di immobilismo. Solo un assaggio di quella che sarà – contrariamente agli auspici della Zarzuela – una campagna dai toni aspri, incentrata non solo sull’opposizione fra destra e sinistra, ma anche – all’interno dei singoli schieramenti – fra le formazioni “nuove”, Podemos e Ciudadanos, e quelle istituzionali, che rischiano di vedersi sorpassare nelle preferenze dei rispettivi elettorati. (askanews)

 



   

 

 

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