Bambino islamico di Roma difende l’Isis: “Uccidere per Allah va bene”

La voce giovane, quasi da bambino. E quei vestiti tipici del mondo arabo. Quello che ha parlato ieri sera alle telecamere della Gabbia di La7 è evidentemente un ragazzino.

Tanto giovane quanto assurde sono le sue parole. Si parla di Isis, di terrorismo e di Allah. Il contesto storico è quello dei giorni nostri, degli attentati di Parigi e del terrore che invade le capitali europee.

E quel ragazzo islamico è proprio da Roma che parla, dalla Capitale d’Italia. Hai visto quelle persone che si sono fatte esplodere?, gli domanda la giornalista. “Non è giusto che prendono in giro i musulmani”, risponde il ragazzino. Sono dei martiri? “Si”. Ma così ammazzano altre persone. “Se per Allah, va bene”

Lui è uno di quelli che in molti chiamano “la seconda generazione di immigrati”. Quella, insomma, che gli analisti considerano maggiormente a rischio radicalizzazione. Dove ha imparato a dire che morire uccidendo in nome di un dio è bello? Nelle scuole italiane? Dubitiamo.

Il servizio di La7 è stato realizzato a Tor Pignattara, quartiere di Roma  il Giornale



   

 

 

2 Commenti per “Bambino islamico di Roma difende l’Isis: “Uccidere per Allah va bene””

  1. Fuori dai cxxxxxxi sia il ragazzo che i genitori perchè se il bambino ha fatto quell’affermazione vuol dire che anche i suoi genitori la pensano così, questa gente debbono essere espulsa che si iniziasse a far rispettare le leggi in Italia, non che noi dobbiamo rispettarle e i Clandestini e mussulmani se ne fottono, dove sta i Politici che dovrebbero intervenire? starà per caso rintanato, meglio che taccio.

  2. parte lettera da me inviata al ministro Alfano nel giugno 2011 (il sito di Ra è stato chiuso dopo le proteste di un politico di forza italia, ma avevo fatto copia-incolla).

    “Vorrei sottoporre all’attenzione del ministro Alfano quanto viene insegnato nei centri culturali islamici. Quanto segue è tratto da “I diritti del fanciullo dell’islam” e “Dichiarazione universale islamica dei diritti dell’uomo” scaricato dal sito di Ravenna: http://www.racine.ra.it/islamoteca
    Durante la lettura non dobbiamo mai dimenticare che quando parlano di “Legge” si riferiscono alla loro, quella che considera la donna inferiore all’uomo, che prevede l’impiccagione per gli omosessuali, la lapidazione per le adultere, il taglio delle mani e dei piedi, la fustigazione, lo
    sgozzamento per gli infedeli e per chi abbandona l’islam.
    Ai bambini viene insegnato che l’unica guida valida per un musulmano è la shari’a, Insegnano ai più piccoli la legittimità della pena di morte “Il corpo umano è sacro ed inviolabile e solamente nei casi previsti dalla Legge divina l’uomo perde il diritto di vivere (Corano Sura 5 ayah 32), perdita che rende legittima l’esecuzione capitale, con cui viene inflitta la morte corporale.”
    Inoltre si legittima la disubbidienza alle nostre leggi: “ogni persona ha diritto: 1) di essere trattata solo ed esclusivamente in conformità alle norme della Sciarì’ah …….. 4) di disobbedire a qualsiasi ordine contrario alla Sciari’ah da chiunque esso sia dato.
    Nella Dichiarazione universale islamica dei diritti dell’uomo si legge:” Premesso che Allàh ha dato al genere umano, attraverso la Rivelazione Coranica e la Sunna del Profeta Muhàmmad un sistema giuridico ed un ordinamento morale, all’interno dei quali vengono regolati in modo perfetto i rapporti inter – umani e le istituzioni sociali; in virtù della loro ORIGINE DIVINA questi DIRITTI NON possono essere LIMITATI, ABROGATI o CALPESTATI dalle AUTORITA’, dalle assemblee o da altre ISTITUZIONI, nè possono essere rinunciati o ceduti;
    Quanto sopra premesso e ritenuto, da noi, credenti che gli insegnamenti dell’Islam rappresentano la quintessenza della Guida Divina nella sua forma finale e perfetta. ci sentiamo VINCOLATI AL DOVERE di diffondere gli insegnamenti dell’Islam con la parola, con le azioni, IN MODO DELICATO e di REALIZZARE PRATICAMENTE QUESTI INSEGNAMENTI non solamente nelle nostre vite individuali, ma anche NELLA SOCIETA’ IN CUI VIVIAMO, AL DOVERE DI LAVORARE PER LA RIFONDAZIONE DI UNA REALTA’ STORICA DI NATURA SOCIO-POLITICO-TERRITORIALE DOVE SI ATTUI L’ORDINAMENTO ISLAMICO.”
    Questi insegnamenti non sono l’eccezione, sono la regola.[...]“

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