Gabbiani in picchiata sulla Capitale, ora sono pericolosi e portano malattie

Non bastavano le migliaia di piccioni e i quattro milioni di storni a popolare piazze, tetti e alberi della Capitale. Ora i veri signori dei cieli romani sono i gabbiani. Ce ne sono sempre di più. Secondo alcune stime recenti sarebbero almeno quattromila quelli che hanno colonizzato i tetti del centro storico, dove si nutrono e nidificano quasi indisturbati, ma il numero di quelli che fanno la spola tra il litorale e la città sarebbe di dieci volte superiore.

gabbiani

Voraci, aggressivi, per niente intimoriti dalla presenza dell’uomo, i Larus Michahellis, nome scientifico dei gabbiani reali mediterranei, sono ormai ovunque: tra i cassonetti traboccanti di rifiuti, sui tavolini dei ristoranti all’aperto, sulle facciate di pregio dei monumenti storici dove, all’occorrenza, possono trasformarsi in sicari spietati.

I loro attacchi in volo sono fulminei, precisi. Le immagini della colomba di Papa Francesco ghermita in volo hanno fatto il giro del mondo. Il Pontefice, dopo aver liberato alla fine della messa dell’Angelus colombe dalla sua finestra del Palazzo Apostolico, è stato testimone dell’aggressione al suo simbolo di pace, attaccato da gabbiani e cornacchie (altra specie invasiva).

I numeri sono allarmanti e non devono essere sottovalutati. Ogni anno in media i nidi crescono di un terzo e rispetto a quattro anni fa la presenza dei pennuti è aumentata del 40%. Oggi a Roma si contano tra i 40 e i 60 mila gabbiani, secondo i dati forniti dall’Accademia Nazionale Falconieri Aquilieri. Negli ultimi 10 anni sono raddoppiati. Tra i fattori che hanno favorito l’insediamento dei pennuti l’impennata di accumulo di rifiuti in città. La permanenza per più giorni di scarti alimentari li ha attratti come miele e i gabbiani, man mano, dalle discariche hanno traslocato in centro che è diventata l’area più flagellata dalla loro presenza.

La convivenza con questi animali non è semplice. Si sono incattiviti e rappresentano una reale minaccia anche per l’uomo. Sono diversi i casi registrati dall’Accademia Nazionale Falconieri Aquilieri, di gabbiani che hanno colonizzato intere terrazze, impedendo l’accesso all’uomo soprattutto durante la nidificazione. Il primo avvertimento è dato dalla defecazione addosso all’uomo, in seguito, se il messaggio non è stato recepito, si passa alla vera e propria aggressione.

Beccano in testa mirando alla nuca e agli occhi. E a nulla valgono gli stratagemmi casalinghi escogitati per intimorire il pennuto. Dagli aquiloni a forma di falchi a pupazzi in carta stagnola. Nemmeno i dissuasori meccanici o elettrici sembrano fermare l’invasione. Secondo uno studio effettuato dalla Asl Roma B, Dipartimento di Prevenzione- Servizi Veterinari, al momento nessuna delle tecniche messe a punto in tutto il mondo, per gestire i gabbiani nelle città e in altri ambienti, ha prodotto risultati pienamente soddisfacenti, e non si conosce ancora un metodo efficace per ridurre una popolazione di gabbiani su di un’area vasta o in un’area urbana, sebbene i problemi locali possano esser ridotti e persino eliminati.

Un altro aspetto non meno importante è legato alla trasmissione di malattie. Nel guano degli volatili è stata riscontrata la presenza degli agenti patogeni di oltre 60 malattie che, trasmesse per via aerea, attaccano l’uomo mettendone gravemente a rischio la salute: istoplasmosi, candidiasi, criptococcosi, salmonellosi, tubercolosi, toxoplasmosi, psittacosi. Una serie di malattie che possono essere trasmesse non solo dai gabbiani ma anche dai piccioni e dagli storni. Una pericolosa insidia, soprattutto nei pressi degli aeroporti, dove storni e piccioni sono in grado di recare serie complicazioni ai velivoli, soprattutto in fase di avvicinamento agli aeroporti. Siamo ben lontani, insomma, dalle immagini esaltanti del loro volo descritto da Bach ne «Il gabbiano Jonathan Livingstone», tanto che sia gli aeroporti che i romani, stanchi della loro ingombrante presenza, sono costretti a ricorrerli a falconieri per liberare cieli, tetti e terrazze.

Fra. Piz.  IL TEMPO



   

 

 

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