Futuro dell’Europa: il pericolo più grande è l’islamizzazione

Gli esperti mettono in guardia: la sfida più grande alla civiltà europea oggi è l’islamizzazione dell’Europa. Non risparmiando le proprie forze l’Occidente sta cercando di emarginare la Russia dallo spazio europeo, ma gli analisti dicono che i nemici non dovrebbero essere cercati dove non esistono.

 

islamici

di Serghei Duz

Si dovrebbe invece prestare attenzione al pericolo reale che proviene dalla stessa società europea o, piuttosto, dalla sua parte crescente, e cioè i giovani neofiti che condividono la dottrina del “califfato mondiale”. Molti di loro sono solidali con i radicali dello “Stato islamico”, mentre centinaia di islamisti europei stanno combattendo nelle file di questa organizzazione estremista. Dice Irina Zviagelskaya dell’Istituto di studi orientali dell’Accademia delle scienze della Russia:

Questo tema difficile rappresenta un problema non solo politico, ma anche sociale e psicologico. Il problema deriva in particolare dal fatto che pur essendo nate in Europa, molte di queste persone si sentono emarginate. Cominciano a percepire i difetti del sistema come una perfidia del sistema diretta contro loro personalmente. Allora si mettono a cercare nuove utopie politiche. Vogliono un’ideologia globale, ma semplice da capire. L’alterazione di coscienza porta a percepire la barbarie come eroismo, l’oscurantismo come rivelazione, i successi militari dello “Stato islamico” come indicatore della consistenza ideologica. ISIS è in primo luogo un’ideologia, un progetto abbastanza attraente agli occhi di parecchi musulmani.

Per alcune decine di anni, a seguito di difficoltà socio-economiche e di problemi demografici, gli Stati dell’Unione Europea hanno dovuto rassegnarsi e anzi, hanno dovuto stimolare, l’immigrazione dai paesi islamici. Si riteneva che l’integrazione dei musulmani nella società europea avrebbe favorito il ravvicinamento tra immigrati e indigeni. Tuttavia questo ravvicinamento non c’è stato. Il concetto del multiculturalismo proposto da Bruxelles non ha funzionato, mentre il “crogiolo” all’americana non l’hanno voluto gli europei stessi. Pensavano che i nuovi arrivati avrebbero fatto proprie le idee della democrazia e del liberalismo, ma alla fine i valori della libertà personale, del suffragio universale e della parità di tutti i cittadini indipendentemente dal sesso e dall’appartenenza razziale o religiosa, sono stati usati contro gli europei.

Di conseguenza, come ai tempi di Marx, uno spettro si aggira per l’Europa, solo che questa volta non è del comunismo, bensì dell’islamismo radicale che minaccia di sommergere il continente prima culturalmente e poi anche politicamente, fa notare Aleksandr Kamkin del Centro di sudi germanici presso l’Istituto d’Europa dell’Accademia delle scienze.

Ci sono due aspetti da prendere in considerazione. Da un lato c’è un surrogato dell’islam rappresentato dal salafismo e dal wahhabismo, diffusi tra i neomusulmani d’Europa propensi al radicalismo, una specie di islam dei profani. L’idea centrale contrappone i prescelti agli infedeli. La popolarità di queste idee è dovuta al fatto che in Europa la conoscenza delle dottrine islamiche è abbastanza superficiale. Per gli europei è difficile distinguere l’islam tradizionale dagli “estratti” destinati ai neofiti poco preparati. Per capire la differenza occorre essere specialisti, ma in Europa sono molto pochi.

In secondo luogo, in Europa è in atto un processo di degrado dei valori spirituali. Rinunciando alla propria idenità culturale, alla propria matrice culturale, gli europei hanno issato la bandiera del liberalismo e del successo individuale.Tuttavia, questi quasi valori sono talmente in contrasto con l’essenza dell’uomo che la gante comincia a cercare alternative e spesso le trova – per esempio, il già menzionato islam radicale.

Secondo gli esperti, il problema principale sta nel fatto che l’Europa ha ripudiato le sue radici cristiane. Oggi, ad esclusione di rare eccezioni tipo Polonia o Irlanda, è un continente postcristiano, crede il politologo Serghei Lebedev di San Pietroburgo. Secondo il politologo, l’islamizzazione equivale al tramonto dell’Europa e il processo di degrado è diventato irreversibile. In questo caso l’influenza da parte della Russia cristiana potrebbe contribuire al risanamento della situazione, se gli europei non cercassero di estrometterla.

di Serghei Duz  -  La Voce della Russia



   

 

 

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