Gian Marco Chiocci: “Io c’ero”. Lettera al Capo della Polizia

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Signor Capo della Polizia
chi le scrive, prima di assumere la direzione de Il Tempo, ha trascorso gran parte della sua esistenza professionale facendo il cronista di strada e l’inviato speciale. In queste vesti ha provato a raccontare con obiettività i fatti che gli scorrevano davanti.

Un bel giorno – si fa per dire – finisce catapultato nella bolgia di Genova, città assediata, impaurita, presidiata da elicotteri, blindati, robocop in uniforme e cavalli di frisia. Abituato, per sfida e per cultura a ritrovarsi spesso dalla parte sbagliata, pensai di procedere controcorrente rispetto alla totalità dei colleghi impegnati a celebrare i proclami di guerra dei cattivi maestri in tuta bianca: e così, dopo essermi beccato sul fianco una manganellata tirata alla cieca da un agente al primo contatto con gli antagonisti, un po’ prevenuto chiesi a quei poliziotti la possibilità di seguirli come un’ombra, di registrare le loro sensazioni, di raccontare l’altra faccia degli scontri che avrebbero fatto storia. Non mi dissero di sì, e nemmeno di no. Non lo sapevo ma erano gli uomini super addestrati del famoso (“famigerato”, direbbero i no global) Settimo Nucleo, il fiore all’occhiello di tutti i reparti mobili.

Mi ritrovai così in mezzo a loro a vivere un’esperienza allucinante che cambierebbe a chiunque il modo di pensare e di vedere le cose.
Trascorsi le successive sette-otto ore nell’inferno di una violenza a senso unico – quella del Blocco Nero – che non credevo possibile. Non è retorica, e nemmeno piaggeria, ma per abusare di Blade Runner ho visto davvero cose che certi opinionisti e sinistri parrucconi non possono lontanamente immaginare.

Ho visto ragazzi, i suoi ragazzi, signor capo della Polizia, piegarsi in due a colpi di pietre e bastonate. Ho visto i caschi della Celere frantumarsi al contatto con le biglie d’acciaio. Ho visto divise prendere fuoco insieme a chi le indossava. Li ho visti piangere dal dolore, soffocare nei loro stessi gas lacrimogeni, chiedere aiuto e soccorso ai compagni. Ma soprattutto li ho visti ogni volta risorgere, rialzarsi miracolosamente, ricompattarsi a mo’ di testuggine, battere sugli scudi per ritrovare coraggio, rincorrere ombre anche se azzoppati, ingaggiare nuovi scontri, rispondere alle offese senza mai infierire quando al loro posto – lo confesso – li avrei presi tutti gratuitamente a mazzate.

Li ho visti andare al macello in settanta contro 500/600, mi sono detto ma chi glielo fa fare, ho pensato alle loro mogli e ai figli a casa, e più avanzavano malconci e fieri verso quel muro d’odio e più pensavo che a gente così bisognerebbe dargli cinquemila euro d’aumento, minimo. Al termine di quella giornata ho visto una città distrutta, bruciata, disorientata, avvolta dal fumo nero, stuprata da migliaia di animali.

Quel che ho visto l’ho raccontato senza filtri e preconcetti. Ma l’indomani, leggendo i giornali, pensavo d’aver vissuto un incubo coi responsabili di quella guerra civile osannati e coccolati e i difensori dello Stato umiliati e maltrattati.

Ci fu la Diaz, è vero, con lo schifo che alcuni poliziotti senza nome fecero all’interno. Ci fu la tragedia di Carlo Giuliani, ucciso per legittima difesa da un carabiniere terrorizzato dall’orda di barbari invasati sulla camionetta incastrata. Ci fu anche una gestione dell’ordine pubblico penosa. Ma le devastazioni, i danneggiamenti, i saccheggi, gli assalti, i pestaggi, i 20 milioni di euro di danni, i 170 poliziotti e carabinieri portati all’ospedale, che fine avevano fatto?

Ecco. La storia oggi si ripete, signor Capo della Polizia. Perché la storia, talvolta, non insegna niente e quando concede il bis si diverte a indurre in errore chi dovrebbe restarne immune. Dispiace che a commetterlo, stavolta, sia stato Lei, nella fretta di dare del «cretino» a un suo poliziotto che avrà anche sbagliato a calpestare un manifestante (sarà la magistratura a stabilire se l’ha fatto apposta) ma che – assieme agli altri suoi colleghi – per ore ha subìto di tutto, come ogni giorno subiscono all’inverosimibile sui monti della Tav o allo stadio, in un crescendo d’ansia e adrenalina senza eguali.

La base del Corpo è in rivolta per le sue parole, i sindacati di polizia l’hanno criticata ferocemente, il prefetto di Roma ha detto cose ovvie e naturali che i suoi uomini si aspettavano da Lei, il ministro Alfano ieri ha difeso il Corpo con parole che da decenni non si sentivano al Viminale. Non faccia finta di non ascoltare quelle voci. Anche se nella sua lunga e brillante carriera ha combattuto (bene) il crimine organizzato senza occuparsi mai della piazza, dia presto un segnale a chi rifugge il pensiero unico della polizia cilena. Come scriveva Sun Tzu nell’Arte della guerra, un vero leader non comanda con la forza ma con l’esempio.

Di GIAN MARCO CHIOCCI- direttore de Il Tempo – Pubblicato il: 19/04/2014

Ammutinamento delle forze dell’ordine, un rischio calcolato di Armando Manocchia

 



   

 

 

19 Commenti per “Gian Marco Chiocci: “Io c’ero”. Lettera al Capo della Polizia”

  1. Solo un Fascistone supercazzola come il direttore del tempo poteva
    [commento tagliato]

    • Caro sig AlGapon, non si disturbi piu’ a commentare perchè da questo momento i suoi volgari sproloqui finiranno direttamente nello spamming. Saluti

      • grazie per la difesa ImolaOggi… sono un appartenente alle forze dell’ordine e voglio ringraziarLa per le belle parole in nostra difesa…. ormai in Italia sono rimasti in pochi a farlo…. grazie ancora di cuore

    • coglione!

  2. Grazie GianMarco Chiocci… in parte si immaginava cio’ che accade in quei momenti terrificanti di violenza gratuita….da parte di gente con kefiah cappucci passamontagna e caschi come vigliacchi ! ma sono politicamente corretti quindi sono dei poverini che reclamano i loro diritti…. distruggere ed usare violenza annulla il diritto di avere diritti… la prima cosa e’ il rispetto, il rispetto che ti permette di avere diritti e poi esistono anche i doveri che nessuno ricorda mai!!! Non riusciranno a fare odiare le forze dell’ordine… se pur come ovunque ci sono mele marce… senza di loro… saremmo gia’ morti!!! grazie

  3. Grazie. Grazie, caro Direttore, di aver espresso così bene quello che penso. Ci sono in giro più eroi di quel che si possa immaginare. Eroi con dei difetti ma forse non ne hanno anche i Santi?? 🙂
    Buon lavoro
    Giorgia

  4. Le parole di Gian Marco Chiocci sono una boccata di ossigeno. Grazie!

  5. fascistone o no penso che sicuramente parla a ragion veduta perchè ha passato delle ore accanto ai ns. ragazzi impegnati a far rispettare l’ordine cosa che tanti che parlano a sproposito magari hanno vissuto le stesse cose ma dall’altra parte della barricata e allora di cosa parliamo..i criminali vanno trattati come tali e se permettete quando succedono disordini per mano di questi assassini io preferisco che sia mio marito a tornare a casa incolume che uno di loro..

  6. I commenti di gente come algapon ( il nome la dice lunga ) sono semplicemente disgustevoli ,non tenenti conto degli uomini delle forze dell’ordine che provano a difendere noi, gente comune che lavora e che non fa male a nessuno.
    Mi vien il voltastomaco quando certa gente fa di tutto per gettar discredito su chi lavora e e prova a farlo come si spetta. quasi tutti i media se la prendono con gli agenti perche danno manganellate ma nessuno di loro fa vedere le bombe, le spranghe, i sanpietrini che a loro vengono scagliati contro. Mi fà venire il vomito il fatto che ad un criminale terrorista come giugliani venga intitolata un’aula o una camera perchè morto mentre tentava di assassinare degli agenti.
    Molte volte mi vergogno di appartenere al Popolo Italiano ma non per Berlusconi ma per i finti benpensanti e malpraticanti frutto di una sinistra che nin sà cosa è la vita reale. Io propporrei il ripristino dei lavori forzati per certa gente che protesta paciificamente per le vie di roma lanciando bombe,distruggendo tutto cio che trovano sul loro cammino nel motto di vogliamo una casa e vogliamo un lavoro.
    Il lavoro che se lo cerchino e la casa se la comprino invece di andare a manifestare “pro Grillo e prò stranieri “.

    • Grande Carlo! Hai espresso perfettamente anche il mio pensiero!!

    • Inoltre a sua madre è stata data la sedia in parlamento europeo. Perché invece non darla alla moglie di un poliziotto morto in servizio per servire il suo paese?

  7. GRAZIE!

  8. St.mo Direttore Dott. CHIOCCI…..con il cuore….GRAZIE.

  9. tutti i giornalisti per fare un vero servizio giornalistico, in questi casi …parlo di manifestazioni violente ..come ad esempio quelle che ogni domenica accadono nei pressi degli stadi … ecco … dovrebbero mettersi una divisa ( la divisa rappresenta lo Stato …non dovrebbero avere paura ad indossarla ) e partecipare tra le file dei polizziotti …poi vediamo cosa scrivono.Lucignolo

  10. La ringrazio per aver cercato di ristabilire un minimo di verità!!! Peccato che sia una verità che non si vuol sentire e soprattutto far sentire.

  11. Gente come AlGapon la si può trovare nelle manifestazioni a urlare sguaiatamente senza motivi sostanziali, ma solo per l’infantile gusto di protestare. A pretendere che “la società” faccia tutto per se stesso, piagnuccolando di non avere un fantastico lavoro molto ben remunerato ma ad orario ridotto, elemosinando i soldi per un sussidio, pestando i piedi perchè non riesce a mantenere la propria famiglia numerosa senza però aver mai pensato di impegnarsi con determinazione nella vita, professando la libertà a tutti costi senza però volerne assumere le responsabilità conseguenti: maleducazione di figli lasciati crescere a modo loro, incapacità di mantenere un lavoro… In pratica persone la cui vita finisce proprio dove sono finiti i suoi commenti in questo sito: nello spam.

  12. Il punto non è essere a favore o no delle forze dell’ordine , nei fatti di Genova o in altri , il punto è il disegno criminoso che c’è alle spalle , per cui i cosidetti Black block sono lasciati liberi di danneggiare chiunque e qualunque cosa , addirittura con infiltrazioni da parte dei servizi .
    Il disegno ormai palese è quello di non permettere lo sviluppo di un movimento popolare di piazza . I cosidetti No global di Genova che portavano avanti cause giustissime come l’azzeramento del debito africano dopo i fatti di Genova sono scoppiati . Il controllo della piazza e del dissenso è fondamentale per ogni regime finto democratico che si rispetti .

  13. Complimenti per la descrizione di quei momenti di lavoro….
    molto difficili da da comprendere anche da chi dovrebbe capire e difendere, ma questo è il paradosso dell’Italia.

  14. Sembra come una goccia in mezzo al mare ma anche quella è importante. Grazie per l’articolo da parte di chi sa cosa vuol dire affrontare centinaia di persone folli nel compiere il tuo lavoro. Ma la corda si sra tendendo troppo…

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