Cesareo negato, bimbo nasce tetraplegico: Ausl Reggio Emilia condannata a risarcimento milionario

neonato

L’Ausl di Reggio Emilia dovrà risarcire con circa 3 milioni e 750mila euro la famiglia di un bambino di sei anni nato tetraplegico all’ospedale Santa Maria Nuova. Lo ha stabilito il tribunale con sentenza di primo grado, come riportano la Gazzetta di Reggio e il Resto del Carlino.

La vicenda

I fatti risalgono al gennaio 2020. La donna, alla seconda gravidanza, venne ricoverata per la rottura prematura delle membrane: il giorno dopo le fu somministrata l’ossitocina per indurle il travaglio, aumentata ogni mezz’ora “secondo uno schema firmato solamente dall’ostetrica”. Nonostante l’aggravarsi del quadro clinico non fu tuttavia disposto il cesareo e il bambino, nato con l’ausilio della ventosa ostetrica, riportò danni neurologici irreversibili causati da asfissia.

Il nodo del consenso

Secondo il consulente medico-legale, il ricorso al cesareo avrebbe evitato “la sofferenza fetale acuta”: il piccolo, a causa dei danni subiti, oggi necessita del deambulatore per stare seduto, usa il pannolino e comunica prevalentemente a gesti. Per i giudici che hanno esaminato il caso, la madre “non avrebbe prestato il consenso a proseguire con l’induzione del parto” se fosse stata adeguatamente informata dai medici sui rischi della somministrazione di ossitocina a una paziente che aveva già subito un cesareo.

No comment dell’Ausl

L’Ausl, che in giudizio ha sostenuto che il consenso informato “era stato regolarmente acquisito” e che l’ipossia era dovuta a “un imprevedibile distacco focale della placenta”, non ha rilasciato alcun commento sulla sentenza, preferendo attendere le motivazioni per decidere un eventuale ricorso.

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