L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) prevede che circa 2,4 milioni di rifugiati in tutto il mondo avranno bisogno di essere reinsediati nel 2027
Sebbene questa cifra rappresenti un calo del 6% rispetto al 2026 e prosegua un trend decrescente iniziato nel 2025, le nuove proiezioni evidenziano un persistente divario tra i bisogni globali e i posti disponibili, secondo l’ultimo rapporto “Projected Global Resettlement Needs”.
“Si tratta di persone che “continuano ad affrontare rischi per la propria protezione nel paese di asilo e non sono in grado di tornare a casa in sicurezza”, ha spiegato oggi a Ginevra Jackie Keegan, responsabile del Servizio di supporto per le soluzioni durature e la protezione dell’Unhcr. Gli afghani rimangono il gruppo più numeroso che necessita di reinsediamento, seguiti dai rifugiati provenienti dal Sud Sudan, dal Sudan, dalla Siria e dai rifugiati Rohingya.
Nel 2025, circa 37.000 rifugiati sono partiti per un nuovo Paese attraverso programmi di reinsediamento assistiti dall’Unhcr, un numero significativamente inferiore rispetto agli oltre 116.000 del 2024 e solo una frazione di coloro che ne avevano bisogno, ha riferito Jackie Keegan.
Per l’Unhcr, “ciò riflette una combinazione di cambiamenti politici nei Paesi di destinazione, che hanno portato a sospensioni degli ingressi, criteri più restrittivi e ritardi nelle procedure di accoglienza”.
Nel 2022, la comunità internazionale si è prefissata l’obiettivo di 130.000 posti per il reinsediamento entro il 2027, ma il raggiungimento di tale obiettivo sembra improbabile.
Il reinsediamento – ricorda l’Unhcr – è un pilastro dell’impegno dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Barham Salih per dimezzare entro il 2035 il numero di rifugiati in situazioni di sfollamento prolungato dipendenti dall’assistenza umanitaria. ANSA

