Omicidio Imane Laloua, indagato albanese dopo 23 anni

Imane Laloua

A 23 anni di distanza dalla scomparsa di Imane Laloua, 22enne di origine marocchina che viveva a Prato, c’è un indagato

Repubblica, nell’edizione fiorentina, riferisce che la procura del capoluogo toscano ha notificato a un 45enne di origine albanese, residente a Firenze, un avviso di accertamenti irripetibili, da eseguire su alcuni oggetti, mai analizzati, rinvenuti nella sua auto – poche settimane prima del ritrovamento dei resti – e rimasti per tutto il tempo negli uffici di un commissariato nelle Marche.

L’uomo sarebbe indagato per omicidio e occultamento di cadavere. Gli inquirenti avrebbero chiesto di verificare se ci siano tracce del Dna della vittima: un ‘match’ che si annuncia tutt’altro che scontato, anche a causa della forte distanza di tempo, ma su cui i familiari ripongono ora forti speranze.

Chakir Zoubida, madre della giovane donna, non si è mai arresa, rivolgendo anche appelli, tramite Chi l’ha visto, perchè chi sapesse qualcosa si decidesse a parlare, oltre a opporsi due anni fa all’archiviazione delle indagini mentre a marzo scorso è stata presentata un’istanza per riaprire l’inchiesta.

La giovane scompare il 27 giugno 2003. Tre anni dopo, il 21 giugno 2006, un camionista, fermatosi in una piazzola di sosta lungo l’A1 in direzione Bologna, nel comune di Barberino del Mugello (Firenze) fa una macabra scoperta: al di là del guardrail, in una zona boscosa, c’è un sacco con alcune ossa. Gli accertamenti subito eseguiti stabiliscono, nel giro di una ventina di giorni, che sono umane e appartengono a una donna.

Solo però nel 2018, grazie alla comparazione del Dna, si scopre che quei resti sono di Imane Laloua. Ora la nuova pista la cui genesi, riferisce Repubblica, porta all’inchiesta a Prato su Vasile Frumuzache, il vigilante a processo per gli omicidi di due giovani escort romene: ipotizzando altri delitti, gli inquirenti hanno setacciato casi di donne scomparse e morti irrisolte.

Non sono emersi collegamenti con persone vicine alla guardia giurata, ma la scoperta di quei reperti potenzialmente riconducibili al delitto ma mai analizzati, ha spinto a indagare ancora. Sarebbe così emerso che prima di essere fermato, l’uomo avrebbe viaggiato lungo l’autostrada passando anche dalla Toscana: da qui la trasmissione degli atti alla procura di Firenze, che ha sviluppato la pista e l’avviso notificato all’indagato.  ANSA

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