Genova: egiziano sfregia un 19enne, poi fugge dalla questura: “Ho la fobia della polizia”

questura di Genova

“Ho la fobia dei posti di polizia, per questo mi sono gettato dalla finestra”

Così il racconto del 25enne egiziano arrestato nei giorni scorsi dai poliziotti delle volanti con l’accusa di avere aggredito al volto un 19enne con un coccio di bottiglia, dandosi poi alla fuga, sfilandosi le manette e scavalcando una finestra della questura dove si trovava sotto custodia.

Il giovane lo ha raccontato nel corso dell’udienza di convalida al termine della quale la giudice Elisa Campagna ha disposto nei suoi confronti la misura cautelare del carcere. Nella sua versione si autoassolve dall’accusa di avere usato violenza nei confronti degli agenti che lo hanno fermato dopo la fuga, ma di esserne anzi vittima: “quando mi hanno fermato mi hanno portato dentro al commissariato dove ho aspettato per due ore con i dolori, poi hanno chiamato l’ambulanza per farmi medicare”.

A quel punto la fuga terminata in piazza della Vittoria dove, secondo l’accusa, avrebbe reagito violentemente contro la polizia, ma lui si difende: “Non li ho toccati, neanche sfiorati”. Per la giudice però fa fede il referto medico di due giorni di prognosi per lesioni che gli agenti hanno prodotto, il 25enne però ha giurato: “Non li ho toccati. Sono stati loro ad aggredirmi”, aggiungendo poi un particolare: “Avevo anche le manette ai piedi”.

Prima della fuga, come detto, il giovane era stato arrestato in corso Marconi per avere colpito con un collo di bottiglia al volto un diciannovenne, ma anche su quell’accusa si è difeso tentando di passare per vittima, dicendo di essere amico del giovane che ha aggredito, di averlo ospitato più volte a casa, “Lo trattavo come un fratello”, però nel corso della serata il diciannovenne avrebbe “scherzato in modo pesante” e avrebbe dato al 25enne “dei colpetti per scherzare” che però gli avrebbero impedito di respirare,

“Allora ci siamo spintonati a vicenda, ma era uno scherzo – ha raccontato alla giudice – Poi lui ha cominciato a colpirmi al vito e posso mostrare tutti i segni”. Segni che sarebbero stati provocati anche con l’orecchino che il 19enne indossava, e solo a quel punto, il giovane egiziano avrebbe preso il coccio di bottiglia, “Ma solo per allontanarlo”. Dopo l’aggressione si è allontanato, “sono scappato solo perché non volevo avere problemi”, ha detto.

Secondo la giudice però, il comportamento del giovane denota una personalità aggressiva e senza freni inibitori “desumibile dalle modalità particolarmente aggressive e violente della condotta” e “dalla spregiudicatezza con cui ha agito nei confronti di una persona che conosceva, con un’arma impropria”.

A inchiodarlo anche le testimonianze degli altri giovani che si trovavano con i due prima dell’aggressione. In particolare uno dei due ha spiegato che la vittima e altri due ragazzi avrebbero incontrato il 25enne casualmente in treno e avrebbero insieme deciso di trascorrere del tempo insieme al mare, ma che il giovane egiziano sarebbe nel frattempo diventato molesto, anche perché nel frattempo consumava diverse birre. Per questo motivo i tre ragazzi hanno deciso di allontanarsi e tornare a casa, ma il 25enne li ha seguiti e da lì è partita la colluttazione che ha portato allo sfregio al volto del 19enne.

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