Condannato in appello per 7 omicidi, medico lavorava all’ospedale di Merate

medico a processo

Vincenzo Campanile, anestesista e rianimatore di 53 anni originario di Monfalcone e condannato in appello per omicidio volontario, ha lavorato per alcuni giorni al pronto soccorso dell’ospedale di Merate, in provincia di Lecco, in Lombardia.

Formalmente può esercitare la professione in quanto in attesa del terzo grado di giudizio. Dall’Ordine dei medici di Gorizia, albo al quale è iscritto, il presidente Albino Visintin conferma l’apertura di un fascicolo a carico dell’anestesista, che al momento non è destinatario di sanzioni disciplinari, in quanto la Procura non ha segnalato la sentenza definitiva.

Il medico è stato condannato in appello a 17 anni e 3 mesi dalla Corte d’assise d’appello di Trieste per sette episodi di omicidio volontario legati a morti sospette di pazienti anziani soccorsi dal 118 tra il 2014 e il 2018 nel territorio triestino. Secondo l’accusa sarebbero state somministrate dosi eccessive di farmaci sedativi. Campanile ha sempre respinto le accuse, sostenendo di aver praticato sedazioni palliative. È atteso il ricorso in Cassazione.

Campanile a Merate era stato ingaggiato come “gettonista” tramite una cooperativa per coprire i turni del pronto soccorso del 24 e 25 febbraio. La sospensione è stata disposta il 27 febbraio.

Sulla vicenda è intervenuto l’assessore al welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, che ha richiamato la necessitĂ  di distinguere tra presunzione di innocenza e responsabilitĂ  di chi opera nei pronto soccorso. “Questa vicenda evidenzia ancora una volta le criticitĂ  legate al ricorso alle cooperative per il reclutamento di personale sanitario. È intollerabile che le cooperative impieghino personale senza condividere le informazioni con le strutture sanitarie con cui collaborano”, ha detto Bertolaso.
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