Padre Marco Malizia è il sacerdote nominato da Antonio Tajani cappellano ufficiale del ministero degli Esteri, a cui ora si contrappone un gruppo di diplomatici italiani
In una lettera il segretario del SINDMAE, il sindacato unico delle feluche, indirizzata al segretario generale Guariglia, chiede di darci un taglio con la “svolta spirituale” del ministero.
Nel mirino c’è padre Malizia, il confessore della Farnesina accomodato in una stanza al primo piano, stimato e rodatissimo cappellano militare.
Messe, rosari e pellegrinaggi
«Le ripetute iniziative di preghiera nonché le funzioni religiose svolte o annunciate in orario d’ufficio, quali ad esempio, la veglia e la recita del Santo Rosario per la pace dello scorso novembre e, da ultimo, la celebrazione della Santa Messa delle Ceneri, generano presso diversi soci, in particolare fra coloro che sono responsabili di unità amministrative sia a Roma che all’estero, una serie di interrogativi di carattere organizzativo e amministrativo, che confidiamo possano trovare migliore chiarimento a seguito della presente».
Chiama in causa niente meno che «la laicità dello Stato» e il rispetto di «tutte le confessioni religiose presenti tra le funzionarie e i funzionari della Farnesina» nonché «il pluralismo» all’interno del ministero, scrivono i diplomatici iscritti al sindacato nella missiva al segretario Generale. E insieme chiedono delucidazioni su una serie di questioni operative. Chi salta la messa, il rosario, le preghiere di padre Malizia è «giustificato» o rischia grosso?
La lettere dei diplomatici
«È stato sollevato il tema delle modalità di contabilizzazione delle eventuali ore di assenza del personale che decidesse di aderire a tali eventi (che si tengono in orario d’ufficio, pur non trattandosi di orario di massima operatività )», prosegue la lettera. E ancora: come interpretare, si chiedono i diplomatici italiani, quell’avviso sulla piattaforma della Farnesina che invita a «compiere un pellegrinaggio in Terra Santa»?
Oltre agli eventuali rischi di un simile viaggio – a quelle latitudini fischiano ancora missili e proiettili – una parte del sindacato chiede spiegazioni sulle modalità di affidamento per l’appalto alla società che organizzerà il viaggio in Medio Oriente. Insomma non a tutti, nel tempio in marmo della diplomazia italiana, è andata giù la svolta spirituale portata da padre Malizia, che in un anno di mandato è diventato un vero e proprio punto di riferimento alla Farnesina.
Malizia confessa i diplomatici, li ascolta, celebra messe e organizza perfino convegni sulla salute insieme all’università Cattolica (l’ultimo, del 27 gennaio, dal titolo “Alimentazione è salute”: la partecipazione dei diplomatici è caldamente consigliata). Ha portato i diplomatici da papa Leone per il Giubileo, stretto accordi con Asl e ospedali per il personale.
A un anno dalla sua missione qualcuno, a quanto pare, ha da ridire. La «laicità dello Stato» scrivono le feluche, «per i nostri iscritti rappresenta un principio di primaria importanza e che riteniamo debba essere costantemente tutelato, così come delineato dalla Costituzione». E sia pure riconoscendo «il valore che la religione e la spiritualità possono assumere anche nei contesti lavorativi» chiedono di tirare il freno su messe, preghiere, pellegrinaggi. Senza malizia, si spera.
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