di Franco Luceri – Jean Jacques Rousseau considerava la democrazia perfetta per un popolo di dei, ma inadatta agli uomini non abbastanza istruiti per autogovernarsi.
E tre secoli dopo, Giorgio Agamben rigira la frittata, e ci conferma che la democrazia è inadatta ai popoli istruiti, perché incapaci di resistere alla tentazione di abusare del potere culturale per arraffare potere politico e finanziario.
Le democrazie attuali stanno morendo di “pandemia culturale”. La crescita tumorale di laureati, secondo Agamben ha ridotto i cittadini sovrani, a “povere prede di giuristi, burocrati ed esperti”.
Platone può anche rigirarsi nella tomba, ma se la sua democrazia non serve agli ignoranti perché non sanno (Rousseau); ma può anche trasformarsi in arma letale in mano agli istruiti perché sanno troppo e sono tentati di abusare del loro strapotere per avidità, o se onesti, per sottrarsi agli abusi altrui; allora va detto e va urlato:
la democrazia ha un sistema immunitario da malata incurabile; invece di salvare, ha bisogno di eserciti di salvatori e salvataggi.
Oggi a livello planetario, gli uomini di cultura, avendo il monopolio del sapere, hanno il potere di progettare le istituzioni e formare i governanti che le guidano, e i governati, usati e abusati da facchini invece di servirli da sovrani.
Quindi, i produttori di cultura, non rispondono della qualità dei sistemi o sottosistemi che progettano, né della formazione dei soggetti che istruiscono: “sono esenti da responsabilità al 100%“.
Ed è come se un architetto progettasse un grattacielo, e dei suoi calcoli sbagliati che lo fanno crollare, fossero responsabili i muratori che hanno incollato mattoni a regola d’arte.
I “Banchieri” del sapere, architetti dei sistemi sociali, non sono tenuti a contabilizzare l’utilità o il danno sociale generato dalle istituzioni che loro hanno partorito, perché in 2500 anni nessuno ha mai avuto abbastanza potere da obbligarli.
Sappiamo però, sulla nostra pelle, che la pandemica diffusione del sapere sta generando indirettamente, per mano di governanti e governati, anche furti, truffe, disservizi, corruzione e persino crimini contro l’umanità, o al meglio, fuga di cervelli per non competere in maniera criminale, o morire di sfruttamento e fame per restare onesti.
E forse si potrebbe indurre il mondo della cultura ad assumersi piano piano per non fare danni peggiori, le sue mancate responsabilità sistemiche, invogliandolo a contabilizzare “i profitti e le perdite” generati dall’istruzione e da l’informazione mutuate pari pari in politica economia e finanza.
Se dopo un ventennio di “istruzione” e “informazione”, i distributori di cultura ci rimandano a casa con un cervello pieno di segatura anziché di neuroni maturi; i “maturatori” hanno il potere di dissociarsi. Come dire: se siete nati stupidi peggio per voi; la nostra è scienza, i cocci sono vostri, attaccateli.
I bulli, gli accoltellatori, gli stalker, i ladri, i responsabili di femminicidi, i ladri di bambini e di organi, i devastatori ambientali, i corrotti e corruttori, i malversatori, gli abusatori di potere, e quelli che affrontano le forze dell’ordine a martellate e sprangate, escono tutti dalla stessa scuola, ma è come se avessero frequentato qualche caverna sconosciuta, nessuno si sente almeno moralmente responsabile.
Da Talete ad oggi, forse il conto profitti e perdite della cultura non è stato nemmeno ipotizzato. E ora rientrerebbe nell’ordine dei miracoli se gli addetti ai lavori accettassero di crearlo e aggiornarlo.
Ma è improbabile, perché quelli che maneggiano la scienza sono ormai un invincibile esercito mondiale:
100 milioni di professori e 1,3 milioni di giornalisti professionisti.
Senza contare quelli che si dedicano al giornalismo amatoriale e sono un numero inquantificabile.
(E in quelli, indegnamente ci sono pure io, e questa sera reciterò il Mea culpa).
E nessuno ha voglia di darsi la zappa sui piedi accettando di accreditarsi le poche cose che ha fatto bene, se poi deve addebitarsi o sentirsi moralmente corresponsabile delle mille catastrofi generate da stupidità, pazzia, disonestà, abuso di potere e crimini contro l’umanità: vale a dire dello sfascio complessivo degli Stati democratici presunti liberisti, dove i cittadini sono secondo Agamben, ridotti a povere “prede di giuristi, burocrati ed esperti” predatori culturali, politici, economici e finanziari.
Ma tranquilli, non è successo niente di imprevisto. In tempi non sospetti, Mark Twain aveva già sentito puzza di bruciato e dato l’allarme con queste inequivocabili parole: “il sapone e l’istruzione non hanno effetti rapidi come un massacro ma a lungo andare sono più micidiali”. E il burlone Twain, la puzza l’aveva sentita ne l’Occidente progredito a casaccio, non certo ai fornelli di casa sua.
Ma non ci sono problemi; contabilizzare i miracoli della cultura, non è un progetto che può partire domani mattina (anzi vi dirò in confidenza, e che rimanga fra noi, non partirà mai !) Perché chi forma i cervelli dei governanti e governati, non li forma certo per finire abusato ma per usare e abusare senza risparmio.
Dal netturbino al massimo presidente mondiale se mai ci fosse, tutti quelli che fanno sono tenuti ad attaccare i cocci rotti da quelli che dicono. E qualche passeggiata in tribunale è toccata pure a Trump. E non sembrano godere di esenzione nemmeno i regnanti.
Mentre i pensatori, “banchieri della cultura“, che stanno devastando l’Umanità con le loro idee bislacche, di Comunismo fallito o liberismo alla bancarotta, chiamati in tribunale ad assumersi le proprie responsabilità sistemiche per i guasti miliardari che producono, all’umanità e all’ambiente, rassegnatevi, non li vedrete mai.
Al posto degli intellettuali “progettisti” vedrete i politici “progettati” per essere responsabili al 100% ; anche se gli architetti della cultura hanno progettato Stato e Istituzioni, in uscita dall’osteria a mezzanotte.
Per fortuna, nello stagno giornalistico italiano ancora c’è vita: Alessandro Sallusti, 16 febbraio 2026, Rete 4, Quarta Repubblica, ha sparato a bruciapelo contro i Banchieri della cultura con queste inequivocabili parole:
“dopo la riforma della Giustizia si dovrebbe mettere mano alla riforma del Giornalismo”.
Bravo Sallusti, (io non ci credo) ma se dovessero accettare di riformare il giornalismo, attacca al gancio di traino dell’informazione anche l’istruzione e avrai due riforme al prezzo di una.
La cultura va erogata pura alla sorgente, perché depurare i liquami alla foce è impossibile.
Franco Luceri

