Il gruppo automobilistico Volkswagen presenterà nelle prossime ore un piano straordinario di riorganizzazione che prevede la chiusura di quattro stabilimenti in Germania e il taglio di 50mila posti di lavoro entro il 2030. Le misure, anticipate dal settimanale tedesco Der Spiegel, ridefiniscono la struttura industriale del principale produttore di auto europeo nel tentativo di rispondere a una complessa crisi di vendite e competitività. L’amministratore delegato, Oliver Blume, illustrerà la strategia denominata Visione 2030 al consiglio di sorveglianza dell’azienda a partire dalle 14.30.
Il calendario delle chiusure industriali
La dismissione delle attività produttive sul territorio tedesco seguirà una cronologia precisa distribuita su un decennio. I primi due impianti a cessare la produzione saranno quelli di Zwickau ed Emden, la cui chiusura è programmata entro i prossimi cinque anni. Successivamente, nel 2032, l’azienda prevede di fermare le linee dello stabilimento di Hannover. Il percorso di ridimensionamento si concluderà nel 2034 con la chiusura del sito produttivo di Neckarsulm. Nei quattro complessi industriali interessati dal provvedimento lavorano attualmente circa 40.000 dipendenti.
I tagli all’occupazione e alla spesa
L’obiettivo dei vertici della società di Wolfsburg è ridurre la forza lavoro complessiva di 50mila unità entro il 2030. Per sostenere il riassetto finanziario e compensare il calo dei profitti operativi, la direzione aziendale prevede inoltre una drastica riduzione degli investimenti futuri, che saranno decurtati di circa 50 miliardi di euro. Queste scelte peseranno anche sull’indotto locale, modificando profondamente l’assetto economico di intere regioni tedesche che da decenni ospitano i principali poli industriali del marchio.
Le cause economiche e la concorrenza asiatica
Le ragioni che hanno spinto il management verso questa ristrutturazione senza precedenti sono strutturali e riguardano la perdita di quote nei mercati chiave. Secondo le analisi della stampa specializzata, il vecchio modello basato sullo sviluppo in Germania e sulla vendita globale ha smesso di essere sostenibile. Il fattore principale è il crollo delle vendite in Cina, dove i costruttori locali di auto elettriche hanno eroso la quota di mercato delle aziende straniere, riducendola dal 57 al 32 per cento in cinque anni e superando la stessa Volkswagen nelle classifiche delle immatricolazioni.
La transizione elettrica e i nodi del software
A rallentare le performance del gruppo si aggiungono i pesanti ritardi accumulati nello sviluppo del software per i nuovi modelli e la debolezza della domanda di veicoli a batteria in Europa. La transizione verso l’elettrico ha generato costi di sviluppo molto elevati a fronte di ritorni commerciali inferiori alle aspettative. Per evitare le sanzioni europee e statunitensi sulle emissioni delle flotte, la dirigenza si trova costretta ad accelerare il taglio dei costi fissi, una necessità considerata ormai “esistenziale” dagli stessi membri della direzione aziendale.

