A Venezia il centrodestra ha vinto al primo turno: Simone Venturini è il nuovo sindaco con oltre il 50% delle preferenze
di Francesca Galici – Una vittoria netta, insindacabile, che va oltre ogni previsione fatta nei giorni e nelle settimane precedenti. La sinistra guidata da Elly Schlein sembrava convinta di strappare il capoluogo lagunare al centrodestra, tanto che avevano annunciato “da qui mandiamo a casa Meloni”. La risposta della premier è stata tranchant a giochi chiusi: “A posto”.
Questa vittoria sta facendo molto discutere e ha completamente spiazzato la sinistra, sia quella politica che quella civica e ne è un esempio il post carico di rabbia di Pierpaolo Capovilla, cantautore e attore. “Et voilà… Vince l’assessore al turismo di Brugnaro: vince il tumore, la metastasi della città”, scrive nell’incipit del suo post social (pubblico).
“Vince perché l’ha votato la cosiddetta Città Metropolitana, non Venezia. L’hanno votato le persone comuni, quelle che guardano la TV. Vince la mistificazione, vince quella parte di Paese che non ha a cuore il futuro della Città Storica. Vincono i nemici della Città Storica”, prosegue Capovilla, che poi rilancia: “Venderò il mio appartamento, e andrò a vivere da qualche altra parte. Venezia è morta. Inutile insistere sul cadavere”. Come se il voto delle “persone comuni” non valesse quanto quelle degli altri. Ma poi, chi sono gli altri?
Per Capovilla, Venezia “è assassinata dagli operai, che votano i loro sfruttatori. Venezia muore per mano di una classe operaia spogliata dei suoi valori, della sua coscienza. Una classe operaia indottrinata, inconsapevole del proprio stesso destino”.
Con Venturini, dice Capovilla nel suo lungo sfogo polemico e carico di rabbia, “vince il qualunquismo, vince il pressappochismo, vince il sentito dire, non il discorso pubblico, vincono le chiacchiere da bar, vince lo spritz, le canne, la cocaina. Vincono le bugie, l’arrampicamento sociale, la corruzione”.
Con lui, conclude Capovilla, vince “il padrone: il turismo. Ha vinto B&B, né più né meno. Fottiti, Venezia, non meriti più niente. Crepa, Venezia, muori sopraffatta dai tuoi nemici. Te lo meriti”. Dinanzi a un verdetto democratico inequivocabile, la reazione non è l’autocritica, bensì l’insulto aperto verso quegli stessi lavoratori che la sinistra pretenderebbe di rappresentare, ma che ora vengono liquidati come “indottrinati” e privi di coscienza per il solo fatto di aver votato liberamente.
Forse un po’ di autocritica non sarebbe sbagliata, forse è stato sbagliato trasmettere l’idea che ad amministrare la città sarebbero stati gli esponenti della comunità bengalese, candidati in massa nelle file del Pd. Forse.

