Il primo ministro britannico Keir Starmer ha “fallito miseramente” e dovrebbe dimettersi nell’interesse del Regno Unito
Lo riferisce il settimanale britannico “The Economist” nella sua copertina dove si annuncia il titolo di un editoriale dedicato alla crisi politica aperta dalla pesante sconfitta del Partito laborista alle elezioni locali in Inghilterra e per i Parlamenti di Scozia e Galles del 7 maggio.
Secondo il settimanale, Starmer era stato eletto oltre due anni fa con la promessa di salvare il Paese dal populismo e dimostrare che una politica competente e prudente potesse produrre risultati migliori delle “vuote promesse dei demagoghi”. La sconfitta elettorale ha però provocato una rivolta nel gruppo parlamentare laborista, mentre il premier si prepara ad affrontare almeno una sfida interna alla leadership.
“The Economist” respinge l’idea che il Regno Unito sia diventato ingovernabile e sostiene che il problema principale sia la mancanza di autorità, chiarezza e visione politica di Starmer. Il settimanale riconosce le difficoltà strutturali del Paese, tra cui salari reali stagnanti, effetti economici della Brexit, bassa produttività, pressione sul welfare e rendimenti elevati dei titoli di Stato, ma osserva che il premier disponeva di una larga maggioranza parlamentare e di istituzioni ancora funzionanti per avviare riforme più incisive.
Secondo l’editoriale, Starmer ha vincolato il governo con impegni a non aumentare imposte sul reddito o Iva, ha proposto riforme “abbastanza dolorose da allarmare gli elettori, ma troppo limitate per incidere sull’economia” e non ha realizzato interventi radicali su fisco, welfare o riavvicinamento all’Ue.
Il settimanale avverte che la permanenza di Starmer potrebbe trascinare il Labour verso una spirale di crisi e favorire la crescita dei populismi, mentre una competizione per la leadership potrebbe far emergere un candidato più capace di indicare una direzione al Paese. “The Economist” conclude che, se il centro politico non reggerà, le prossime elezioni generali potrebbero essere vinte dai “ciarlatani”, rendendo davvero la Gran Bretagna ingovernabile.

