Un’organizzazione gestiva l’ingresso illegale di cittadini extracomunitari attraverso documenti falsi e rapporti di lavoro inesistenti
Secondo l’accusa, quello individuato dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Matera, sarebbe un meccanismo rodato composto da una moltitudine di soggetti operanti come una vera e propria azienda di consulenza, volto a favorire l’immigrazione illegale di persone extracomunitarie in Italia. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Matera, su richiesta della procura, nei confronti di 11 dei 36 indagati (non applicata agli altri 25 per una questione di competenza territoriale) è stata eseguita oggi, a seguito di una lunga e complessa indagine che ha portato alla luce un vero e proprio sistema burocratico fraudolento.
Il meccanismo curava tutto l’iter: dal reperimento di cittadini extracomunitari interessati a entrare nel territorio nazionale fino alla produzione di documenti per superare agilmente tutte le lungaggini burocratiche e ottenere permessi di soggiorno, nulla osta al lavoro e documenti di riconoscimento.
In questo contesto, sarebbero state predisposte e inoltrate numerose domande di nulla osta al lavoro fondate su “rapporti di lavoro fittizi, esigenze occupazionali inesistenti e su presupposti economici, logistici e organizzativi falsamente rappresentati”. Firme false, documenti altrettanto contraffatti, dichiarazioni prive di sottoscrizione, attestazioni inverosimili e recapiti (sia telefonici che digitali) riconducibili agli stessi soggetti sono stati gli elementi che hanno insospettito le autorità che, scavando più a fondo, hanno scoperto, inoltre, che l’organizzazione criminale disponeva di aziende compiacenti e di società fittizie create ad hoc, utilizzando anche, impropriamente, nomi e ragioni sociali di imprese reali operanti sul territorio, all’insaputa delle stesse.
Un sistema strutturato e non episodico che produceva istanze in serie in modo ripetitivo, utilizzando sempre gli stessi recapiti e documenti artefatti, con il duplice scopo di consentire, da un lato, a cittadini extracomunitari di ottenere illegittimamente il visto e il conseguente ingresso in Italia, dall’altro di ricavare un generoso profitto dalla gestione delle singole pratiche, richiedendo ai cittadini stranieri somme di denaro nell’ordine di diverse migliaia di euro a persona.
I reati contestati agli indagati riguardano, quindi, il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare attraverso la predisposizione e presentazione di pratiche fittizie, la simulazione di rapporti di lavoro inesistenti e l’utilizzo di documentazione falsa, il tutto orientato al conseguimento di un ingiusto profitto. Di tutto questo, stante la presunzione di innocenza, gli indagati dovranno rispondere davanti al giudice, qualora venga disposto un (probabile) rinvio a giudizio.
