“Legami personali e fedina penale”. Il caso Salis arriva ai vertici UE

Ilaria Salis

di Francesco Boezi – Gli assistenti parlamentari sono tutti uguali ma alcuni sono più uguali degli altri. Può essere il caso di Ivan Bonnin, accreditato con l’europarlamentare di Avs Ilaria Salis. E presente, a sua volta, durante l’arcinoto controllo in albergo di Roma, quello partito per una segnalazione alla banca dati di Schengen. Condannato per alcuni scontri del 2015 all’università di Bologna, Bonnin suscita interrogativi nell’Europarlamento. Tanto che l’Ecr, con una lettera a prima firma Stefano Cavedagna, interpella la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.

Nella missiva, quindici parlamentari italiani di Fdi, premettono due elementi: il precedente penale di Bonnin e le ricostruzioni sul legame sentimentale con la Salis. Poi la domanda su «come sia stato possibile procedere all’assunzione in presenza di una condanna definitiva per violenza politica». A seguire, quelle riguardanti il rispetto delle procedure di verifica, sulla consegna effettiva del casellario giudiziale, sulle eventuali carenze dei controlli e sulle anomalie «nella documentazione presentata».

Infine il quesito più gravoso: quello sulla correttezza del contratto tra Ilaria Salis e il suo assistente. Gli europarlamentari di Fdi chiedono se l’accordo rispetti i requisiti dell’articolo 13, quello che vieta di poter assumere un «partner stabile». È un punto decisivo di questa vicenda. Almeno tanto quanto il rispetto del parametro di «moralità», che deve riguardare ogni assistente parlamentare. Il capo-delegazione Carlo Fidanza attacca via social: «La paladina delle cause perse farà giustizia di questo inaccettabile e sinistro familismo?».

Paolo Inselvini, altro europarlamentare di Fdi-Ecr, ritiene «inaccettabile che ci siano sempre due misure. Le regole che valgono per tutti gli europarlamentari devono valere anche per Ilaria Salis», dice. Il caso, sollevato dal Giornale, muove le acque pure nel Parlamento italiano, dove Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di Fdi, presenta un’interrogazione. Nel testo, in relazione a Bonnin, il meloniano chiede «se si tratti di un caso di omonimia tra tre cittadini diversi o se il pregiudicato Bonnin sia la stessa persone con cui è stata controllata Ilaria Salis nella camera d’albergo e anche la stessa persona che collabora al Parlamento europeo con Ilaria Salis nonostante l’articolo 43 delle misure di attuazione dello Statuto dei deputati».

La vicecapogruppo di Fdi alla Camera Elisabetta Gardini si domanda se questo sia «il modello» che «certa sinistra» intende «portare nelle istituzioni». E il deputato di Fdi Federico Mollicone chiede le dimissioni della Salis.

Ma il partito guidato da Giorgia Meloni non è l’unico sugli scudi. Anche la Lega di Matteo Salvini insiste sulla necessità di trasparenza: «Ilaria Salis faccia chiarezza sul suo assistente parlamentare. Ha dei precedenti penali? Ha con lui una relazione? Affetti privati e incarichi pubblici non possono andare insieme», fa presente il senatore del Carroccio Gianluca Cantalamessa.

Andrea Crippa, deputato leghista, conviene: «È vero? Ha davvero assunto il compagno pregiudicato nel suo staff? I contribuenti italiani ed europei hanno il diritto di sapere se le loro imposte sono utilizzate per pagare lo stipendio al suo compagno che per di più è un soggetto che in passato ha violato la legge». La parola dimissioni aleggia nell’aria. La sinistra di lotta fatica a replicare. La Salis prova: «Fdi guardi in casa propria», osserva a Un giorno da Pecora. Per l’europarlamentare quelli di Bonnin sono «piccoli precedenti legati a manifestazioni».
Sarà il Parlamento europeo a chiarire la gravità del quadro rispondendo alla lettera dei parlamentari dell’Ecr. Pure Roberto Vannacci, europarlamentare e leader di Futuro Nazionale, ha le idee chiare: «Chi è onesto non ha nulla da temere. I controlli? Se capita a me offro loro un caffè».

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