di Lodovica Bulian – Un “articolato sistema criminale” in grado di condizionare, attraverso la “creazione di fondi neri” destinati a presunte mazzette, gli appalti informatici di grandi partecipate dello Stato come Terna, Rfi, il Polo strategico nazionale. E di arrivare fin dentro al Ministero della Difesa, con la complicità di militari di alto livello.
Le perquisizioni di ieri eseguite dalla Guardia di Finanza su richiesta della Procura di Roma, sono la coda dell’inchiesta che nell’ottobre del 2024 aveva già terremotato Sogei, società in house del Ministero dell’economia e della finanza. Ma sono state innescate anche da un esposto del ministero di Crosetto, che aveva rilevato situazioni sospette”.
I pm ipotizzano un giro di corruzione, traffico di influenze, turbata libertà degli incanti e riciclaggio dietro a una serie di gare pubbliche, per cui sono ora indagati in ventisei tra imprenditori, dirigenti e ufficiali della Difesa.
Al centro dell’indagine figura Francesco Dattola, “amministratore della Nsr”, società attiva nel settore informatico della cyber security. Secondo i pm sarebbe stato in grado di procurarsi ingenti somme di denaro contante attraverso “meccanismi di fatture false e riciclaggio” e attraverso lo “smercio su mercati paralleli di orologi di lusso”, con la collaborazione di un altro imprenditore indagato.
Con questo sistema avrebbero ottenuto illecitamente “non meno di 590mila euro”. Il cash sarebbe servito a Dattola per “la corruzione di soggetti pubblici e privati” in grado di “agevolare il coinvolgimento delle sue imprese in commesse ed appalti nel settore di sua competenza”, e di garantirgli “una rilevante porzione nel mercato grazie alla riconoscente intercessione di personaggi di vertice, tra l’altro, di Red Hat, tra i colossi della produzione digitale, Terna, Rfi e in generale della Pubblica amministrazione”.
Per penetrare negli ambienti delle partecipate e del ministero, Dattola si sarebbe avvalso della “mediazione illecita”, scrivono i pm, di una figura nota negli ambienti della Difesa: Antonio Spalletta, intermediario che vanta una “rete fittissima di relazioni”, tale da “incidere sui processi di decisionali e di funzionamento di talune pubbliche amministrazioni”.
Secondo la ricostruzione proposta dagli inquirenti Spalletta avrebbe favorito l’ingresso delle società di Dattola “in ambienti di estrema importanza strategica”, tra cui Polo Strategico Nazionale – partecipato da Tim, Leonardo, Cassa depositi e prestiti e Sogei. Grazie alle sue conoscenze Spalletta si sarebbe mosso nell’ambito della Difesa “con una spregiudicatezza difficilmente consentita ad un privato, per quanto operante nel settore, se non in forza di appoggi di rilevo”, annotano i pm.
Al punto che sarebbe stato in grado addirittura di intervenire al fine di favorire la carriera di coloro i quali si sono dimostrati disponibili ad assecondare i suoi interessi. Secondo i magistrati sarebbe anche riuscito a far promuovere un generale dell’Aeronautica, Pierfrancesco Coppola, indagato, che in un appalto per alcune sonde meteorologiche, “da pubblico ufficiale addetto alla procedura”, avrebbe condiviso con Spalletta informazioni privilegiate “monitorato eventuali variazioni (del capitolato, ndr), ancor prima della formale pubblicazione del bando”. “La promozione è stata garantita da Spalletta all’ufficiale attraverso (il reale o millantato) intervento di un importante esponente politico”, scrivono gli inquirenti. Secondo quanto riferito dal quotidiano Repubblica si tratterebbe di un ex sottosegretario che però è risultato del tutto estraneo a questa inchiesta.
Dattola, per i pm, si sarebbe anche mosso per condizionare una gara di Rfi da 400 milioni, intervenendo sul capitolato dell’appalto, per renderlo favorevole a società di “sua fiducia”. Con “il concorso del responsabile cyber security del gruppo Ferrovie dello Stato, e del responsabile Tim per la rete ferroviaria”, avrebbe ottenuto la “bozza in anteprima rispetto all’ufficiale pubblicazione dello stesso”. Avrebbe anche “suggerito ed ottenuto modifiche e integrazioni alla bozza”. Indicativa del contesto un’intercettazione dell’imprenditore: “Così io lo metto dentro er capitolato”, diceva.
Spalletta a sua volta avrebbe anche avuto rapporti con il Direttore generale della divisione informatica del Ministero della Difesa, che avrebbe asservito le sue funzioni in cambio di “inviti a cena” e l’intercessione presso un istituto bancario per far ottenere alla figlia “un incarico di suo gradimento”. Tra i coinvolti c’è anche Angelo Antonio Masala, ufficiale della Marina Militare, che avrebbe favorito gli interessi degli indagati in cambio di “un flusso di pagamenti” a una società a lui riconducibile.
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