La cultura spegne i cervelli per riempirli ma si scorda di riaccenderli

La cultura spegne i cervelli

Il peggiore tiranno di qualunque Popolo non è politico, economico o finanziario, ma culturale

di Franco Luceri – Prima e meglio dell’arca di Noè, senza capitano e pilota automatico, senza professori, giornalisti, politici, burocrati, giudici, sindacalisti, industriali, banchieri, generali e guerrafondai, il pianeta Terra si è fatto da solo una passeggiata di milioni di anni garantendo a tutti gli esseri viventi, (analfabeti ma non ignoranti), un presente difficile ma con futuro garantito.

Ora, straripa di presidenti, governanti, direttori, amministratori, accademici e premi Nobel superalfabetizzati, ma non ha alcuna intenzione di garantirgli manco pane e acqua, se non daranno un taglio a l’avvelenamento fisico dell’intero Creato e culturale dell’Umanità.

Rendendo gli esseri viventi capaci di acquisire tutta l’intelligenza istintiva necessaria per muoversi e usare la natura senza reciproci danneggiamenti, il Creatore della “super Arca chiamata TERRA aveva reso il mondo vivibile per tutti: uomini, animali, piante, virus, batteri, muffe e chissà cos’altro per centinaia di migliaia di anni.
Poi è arrivata la cultura e in una manciata di millenni ha sprogrammato anzi resettato i cervelli umani fino a cancellare totalmente l’intelligenza istintiva, e li ha riprogrammati tanto da mettere l’uomo in guerra non soltanto con il Creato, ma persino con se stesso.

Il contadino, il pastore, il pescatore, il boscaiolo, (se protetti dalle patologie cerebrali indotte dalla “incultura”) avrebbero saputo istintivamente procurarsi di che vivere senza derubare il prossimo o danneggiare la natura.
Mentre l’intellettuale, “l’uomo di scienza“, ha difficoltà persino a trovare la via di casa, se sconfina dal perimetro della sua conoscenza “razionale“, che per renderlo produttivo gli ha cancellato la conoscenza istintiva. Quel sapere socioecocompatibile memorizzato e tramandato da una generazione all’altra per decine di millenni.

Tant’è che ora i ladri e gli assassini si sprecano non fra i lavoratori poco acculturati ma fra le teste d’uovo della scuola, stampa, politica, finanza, mercato. Come dire che politica e finanza sono disoneste perché la cultura ha disegnato sistemi sociali talmente giganteschi e conflittuali che nemmeno i migliori geni della politica e della finanza, affiancati e supportati da interi eserciti di comitati tecnico scientifici, (CTS) sono riusciti a comporre il “mosaico della globalizzazione” costituito da montagne di tasselli, che al primo tentativo di accostarli, diventano devastanti quanto il fiammifero avvicinato alla benzina.

Tant’è che gli omicidi, le rivoluzioni, le guerre, le migrazioni, i fallimenti, i crimini contro l’umanità e le catastrofi ambientali ormai sono senza soluzione di continuità.

Forse noi umani siamo vittime di un grande equivoco. Da cittadini “sovrani” ci sentiamo liberi di muoverci senza limiti al pari degli animali, dimenticando che non potremo avere mai la stessa consapevolezza, perché gli animali sono rimasti alunni del Creato, sono dotati dell’istinto per muoversi con intelligenza e misura nell’habitat in cui sono nati.
Noi umani invece siamo organismi culturalmente modificati; sprogrammati e riprogrammati non per “fare bene” una professione, ma “per fare soldi facendola male”, partecipando al festival mondiale della distruzione, produzione, consumo e profitto, a spese dell’umanità e del pianeta.

È la cultura non la politica a delimitarci la libertà consapevole e produttiva
. Quella illimitata che pretendiamo dalla politica, cambiando e ricambiando rappresentanti politici come fossero le nostre mutande, è libertà omicida o suicida.
Un ingegnere, un avvocato, un commercialista che osasse entrare e muoversi liberamente in una sala operatoria durante un intervento chirurgico, sarebbe inconsapevole e pericoloso almeno quanto un elefante in una cristalleria.

Un professore di italiano che non conoscesse le lingue, spostato in un’altra nazione, fra un popolo che parla un’altra lingua, sarebbe un Illustrissimo analfabeta.
Insomma, è una tragica illusione pensare che sia la “buona” politica a rendere i cittadini illimitatamente liberi, consapevoli, responsabili, produttivi.
A delimitare la libertà degli uomini che non vogliono essere distruttivi, è la qualità della loro “cultura” se degna di questo nome.

Il peggiore tiranno di qualunque Popolo non è politico, economico o finanziario, ma culturale. Ogni individuo può muoversi senza danno per sé e per gli altri, nello spazio circoscritto della sua intelligente specializzazione.
Nemmeno il più genio del mondo ha la percezione totale della nazione In cui vive o peggio dell’intero pianeta. E quindi possiamo dire che qualunque Stato è come una nave piena zeppa di ufficiali ma priva di capitano che abbia il controllo totale del mezzo e degli uomini, e sappia tracciare o modificare una rotta che salvi tutti.

Al capezzale del mondo malato, gli intellettuali maneggioni del potere culturale, accreditano a sé i meriti del poco che sembrerebbe funzionante, e addebitano i guasti che affliggono l’umanità ai loro compagni di scuola prestati alla politica, Industria e finanza.

Servirebbe un bagno mondiale di autocritica, partendo dal grande Carl Gustav Jung che ci ha fornito la chiave terapeutica con queste inequivocabili parole:
Se le cose grandi vanno male, è solo perché i singoli individui vanno male, perché io stesso vado male“.

Franco Luceri

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