Milano, 26 febbraio 2026 – Sono da poco passate le 2 della notte tra lunedì e martedì, siamo all’angolo tra via Inganni e via Zurigo. Un ventitreenne si ritrova davanti all’improvviso un ragazzo che indossa un paio di pantaloni rossi e un giubbotto giallo: è alto circa un metro e novanta, filiforme. Impugna un grosso coltello e lo minaccia. L’altro, terrorizzato, tira fuori il portafogli con 470 euro, soldi che tiene con sé dal pomeriggio dopo aver cambiato un assegno in banca. “Dammi anche il cellulare”, intima l’aggressore. Il ragazzo è talmente impaurito da non riuscire a muoversi. Il rapinatore si gira di scatto e si allontana.
“Ho fatto una cavolata”
La chiamata al 112 genera l’intervento immediato dei carabinieri del Radiomobile, che intercettano in via Lorenteggio Amine Khadhraoui, diciannovenne tunisino di seconda generazione nato in Italia da genitori residenti a San Giuliano Milanese: nonostante abbia già girato la giacca per non farsi riconoscere, i militari capiscono immediatamente che è lui il fuggitivo che stanno cercando. “Ho fatto una cavolata”, ammette mentre consegna il denaro accartocciato sotto un passamontagna.
Agli investigatori dell’Arma quella frase suona strana, perché pronunciata da un adolescente che ha messo insieme i primi precedenti quando di anni ne aveva appena compiuti 14 e che è stato già coinvolto nel recente passato in raid simili alle fermate della metropolitana. Quando gli chiedono di indicare il luogo in cui ha gettato la lama, lui è reticente: indica via delle Mimose, ma lì i carabinieri trovano solo alcuni dei documenti contenuti nel portafogli del ventitreenne derubato.
L’atteggiamento di Khadhraoui, che d’intesa col pm di turno Giovanni Polizzi verrà arrestato per rapina aggravata e portato a San Vittore, insospettisce i militari, che decidono di stilare un accuratissimo album fotografico con indumenti e segni distintivi come tatuaggi e particolari anatomici degni di nota. I motivi sono due. Il primo: avere tutti gli elementi a disposizione, se ce ne fosse bisogno. Il secondo: far sì che non ci sia possibilità di confondere Amine con il fratello gemello, con il quale sembra che in più occasioni abbia scambiato i documenti d’identità .
Alla fine, il report così dettagliato si rivelerà determinante. Sì, perché poco più di due ore prima, attorno alle 23.30, un altro ragazzo, pure lui di 23 anni, è stato aggredito. Nel suo caso, però, il raid ha avuto conseguenze quasi letali: accoltellato all’addome, è stato ricoverato al Niguarda in gravissime condizioni e sottoposto a un delicato (e riuscito) intervento chirurgico di sei ore; fino a ieri sera, era ancora in prognosi riservata.
Denunciato per tentato omicidio
Stando a quanto emerso in seguito, l’autore del fendente sarebbe lo stesso Khadhraoui, assistito dall’avvocata Eleonora Ferrari, che è stato denunciato per tentato omicidio in attesa di avere un quadro più preciso sulle conseguenze fisiche che riporterà il ventitreenne. Secondo una prima ricostruzione, il diciannovenne ha seguito il ragazzo nell’androne dello stabile in cui vive in zona Washington e gli è saltato addosso per strappargli lo zaino dalle spalle. L’altro ha reagito con veemenza, e ne è nata una violenta colluttazione durante la quale l’italo-tunisino avrebbe sferrato un’unica coltellata alla pancia.
I due episodi collegati
Il ferito è riuscito in qualche modo a trascinarsi fino al pianerottolo di casa, per poi stramazzare a terra ormai privo di forze. Pure in quell’occasione sono intervenuti i carabinieri, ma in un primo momento l’episodio delle 23.30 non era stato collegato a quello delle 2. Poi l’analisi delle immagini registrate dalla telecamera interna del palazzo, che ha ripreso per intero la scena, ha dato ai militari la prova che c’era Amine pure dietro quell’agguato: stessi vestiti dai colori molto vistosi, stesso modus operandi.
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