di Franceco Giubilei – Il Tribunale dell’Aquila ha condannato a 5 anni 6 sei mesi di reclusione per associazione a delinquere con finalità di terrorismo il palestinese Anan Yaeesh difeso in questi mesi dalla sinistra e dalle associazioni pro Pal. Oltre a Yaeesh erano imputati anche altri due palestinesi, Ali Irar e Mansour Doghmosh, assolti nonostante le richieste dell’accusa.
L’inchiesta della procura dell’Aquila è iniziata dopo una richiesta di Israele di arresto ai fini di estrazione nel gennaio 2024, mese in cui è iniziata la detenzione di Yaeesh. Il 12 marzo 2024 la richiesta di estradizione è stata negata ma si è aperto un procedimento in Italia che ha portato alla condanna di ieri.
Yaeesh era accusato di finanziare e coordinare dall’Italia il “Gruppo di risposta rapida” della Brigata Tulkarem, gruppo di resistenza armata che combatte la presenza israeliana in Cisgiordania legato alle Brigate dei Martiri di Al Aqsa. Le Brigate sono tra le organizzazioni riconosciute come “terroristiche” dall’Ue e, in varie chat di Telegram, è emerso che Yaeesh raccoglieva soldi per la Brigata di Tulkarem, necessari per l’acquisto di armi e per progettare attacchi agli insediamenti dei coloni israeliani. Si tratta di legami emersi nel corso delle indagini condotte dalla Digos e dal Servizio antiterrorismo della Direzione centrale della polizia di prevenzione.
Nonostante ciò in questi mesi Yaeesh è diventato un simbolo di “resistenza” per i mondi pro Pal e anche per una parte della politica italiana. Non a caso ieri davanti al tribunale de l’Aquila si è svolto un sit in e, al termine della lettura della sentenza, i circa cinquanta manifestanti in aula hanno gridato “vergogna”, “Palestina libera” mentre pm e giudice (già sotto scorta per questo processo) sono stati accompagnati fuori dalle forze dell’ordine.
Solo un mese fa la parlamentare dei Cinque Stelle Stefania Ascari (già nota per aver promosso raccolte fondi a favore di Hannoun, oggi in carcere accusato di aver finanziato Hamas) aveva convocato una conferenza stampa alla Camera in sostegno di Yaeesh chiedendone la liberazione: “L’Imam Mohamed Shahin, i cittadini Anan Yaeesh e Ahmad Salem sono stati privati della libertà per il loro impegno a favore della giustizia e della libertà del popolo palestinese”.
Oltre a lei avevano partecipato alla conferenza stampa i parlamentari grillini Antonio Ferrara e Arnaldo Lomuti, il professore Francesco Chiodelli dell’Università di Torino, l’attivista Khaled El Qaisi e gli avvocati Gianluca Vitale e Flavio Rossi Albertini. Nei mesi scorsi anche Potere al Popolo aveva organizzato presidi e mobilitazioni per chiedere la liberazione di Yaeesh e anche il partito comunista dei Carc ha aderito “alla campagna di mobilitazione per Anan Yaeesh”. Intanto i gruppi pro Pal hanno già annunciato nuove manifestazioni in suo sostegno a cominciare dai Giovani Palestinesi per cui “la lotta continua finché Anan non sarà libero, finché tutti i prigionieri politici palestinesi in Italia non saranno liberi, finché la Palestina non sarà libera!”.
Sul caso Yaeesh era intervenuta anche la relatrice Onu Francesca Albanese sostenendo che “tutti quanti hanno diritto alla giustizia e a un processo equo.
Quello che è successo all’Aquila non ha l’aria di un processo equo, sembra piuttosto il trattamento politico di una causa che non si comprende”. Per poi aggiungere che Yaeesh è accusato di terrorismo da uno Stato “che utilizza la tortura come metodo di oppressione”. Peccato ieri sia stato condannato da un tribunale italiano.
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