“Regali per 20mila euro da gruppo farmaceutico”, neoministra di Macron sotto inchiesta

Agnès Firmin-Le Bodo

di Francesco De Remigis – Agnès Firmin-Le Bodo, 55 anni, è la donna che avrebbe dovuto salvare Emmanuel Macron dalla più grave crisi politica vissuta da quando è presidente, coprendo col suo camice bianco il ruolo del ministro (Aurélien Rousseau) che ha sbattuto la porta in faccia al presidente dopo il «Sì» alla legge sull’immigrazione, inasprita e approvata coi voti della destra lepenista e neogollista. Invece rischia di affondarlo. Dopo le rivelazioni del sito Mediapart, lei stessa, nominata ministra della Sanità appena mercoledì (era vice), ha confermato d’essere al centro di un’inchiesta della procura. Avrebbe infatti accettato prodotti di lusso dal gruppo farmaceutico Urgo, quand’era ancora farmacista. Pratica vietata in Francia.

È sospettata di 21 infrazioni alla legge «anti-regali» del ’93 (rafforzata nel 2017) che non permette agli operatori sanitari di ricevere benefici dai produttori di medicinali. Lei avrebbe invece accumulato beni per circa 20 mila euro dal 2015 al 2020. Tra questi, un set di 15 bottiglie di champagne e 4 magnum Taittinger (604 euro), un orologio da uomo Omega (1.435 euro), un Apple Watch (674 euro), 2 iPhone 6S (2.000 euro). Si indaga perfino su un televisore Samsung da 900 euro accettato l’anno dopo insieme a un cronografo Longines da oltre mille euro, un set di posate da 24 pezzi (827 euro), un iPhone 7 (1.056 euro), un piatto Le Creuset (180 euro). Poi ci sarebbe un altro orologio, un Tag Heuer Formula 1 (922 euro), tre cofanetti Relais & Châteaux per i fine settimana (2.186 euro), accessori da viaggio.

Eletta deputata nel 2017, continuando a gestire la sua farmacia era diventata come altri camici bianchi durante la pandemia da Covid un’arma di seduzione di massa. Portava i tamponi a casa delle persone. Una risorsa, per la «Macronie». Nel cursus honorum, Firmin-Le Bodo avrebbe continuato a intascare stipendi da 62 mila euro netti all’anno a 80 mila e pure qualche regalino. Ma non sarebbe la sola. Raccontano molti farmacisti che «sanno» di colleghi che accettano omaggi, e talvolta non solo campioni gratuiti. L’inchiesta è in corso e si potrebbe allargare.

Il caso Firmin-Le Bodo terremota il governo già fiaccato dalla rivolta per la stretta su asilo, migranti ed espulsioni. Con i francesi alle prese con l’inflazione che non dà tregua, aggiunge zavorra al gradimento del presidente. La casella Sanità sembra maledetta, per Macron: 6 ministri in 7 anni, tra medici urgentisti, dottori e ora una farmacista sotto inchiesta. «Se fa male, c’è Urgo», recita uno slogan della casa leader per la cura delle lesioni cutanee. A Macron, però, stavolta non basta una pomata per guarire le ferite. Firmin-Le Bodo resta al suo posto ma imbarazza. E si aggiunge il fermento dei medici: pronti alle barricate dopo che il capo dello Stato ha detto di puntare per loro a una remunerazione forfettaria con l’addio ai pagamenti di singole visite.
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