L’ultima follia degli ecologisti: “gli esami danneggiano il pianeta”

Esame maturità

di Federico Garau – Anche sostenere degli esami può contribuire a inasprire il cosiddetto cambiamento climatico? Ebbene sì, almeno secondo quanto sostenuto dai ricercatori di Ofqual, dipartimento non ministeriale che regola prove, esami e test nel Regno Unito.

Secondo i dati dello studio sarebbero necessari 5,6 kg di anidride carbonica per preparare, stampare, sostenere e correggere un esame Gcse di lingua inglese. Cosa che equivarrebbe a mettere in funzione una lavatrice cinque volte a 60°C oppure a percorrere 1,82 km con un’auto alimentata a benzina. La maggior parte delle emissioni totali sarebbero prodotte dall’arrivo degli alunni e del personale alla sede dell’esame, ma anche il riscaldamento e l’illuminazione dell’ambiente risulterebbero, secondo Ofqual, fattori significativi. Solo nle 2023 circa 780mila alunni hanno sostenuto un esame Gcse di lingua inglese, producendo 4.368 tonnellate di CO2.

La ricerca attribuisce il 50% delle responsabilità, e quindi dell’emissione di anidride carbonica, proprio al trasporto verso il luogo in cui si svolgono gli esami, il 30% al consumo energetico per riscaldamento e illuminazione dell’aula e il 20% dalle fasi di scansione e correzione degli esami, dalla formazione del personale e infine dal trasporto e dall’archiviazione dei documenti. Escludendo le “responsabilità” dirette degli esseri umani cosa risulterebbe? Che la stampa dei documenti rappresenta il 53,8% di tutte le emissioni di CO2, mentre la scansione e l’indicizzazione degli scritti un ulteriore 21%.

“Spetta a tutti noi fare la nostra parte quando si tratta di cambiamento climatico e sostenibilità, e questo è qualcosa a cui gli studenti di tutto il paese tengono profondamente”, dichiara al Times il dottor Jo Saxton, capo regolatore di Ofqual. “Questo studio è il primo passo per aiutarci a comprendere l’impronta del sistema delle prove e spero che le commissioni esaminatrici possano utilizzare questa ricerca per formare il proprio pensiero, la ricerca e lo sviluppo in questo ambito”.

Il rapporto arriva proprio in un momento in cui diverse commissioni stanno valutando la possibilità di effettuare alcuni esami online. Alcuni gruppi hanno giustamente espresso forti preoccupazioni per il fatto che questo genere di prova possa portare a un aumento delle frodi.

“Gli esami online possono avere un ruolo importante da svolgere nella valutazione di alcune discipline, ma dovrebbero essere accompagnati da un avvertimento sui pericoli che possono derivare dalle maggiori probabilità di imbrogli”. E in effetti c’è un precedente decisamente poco rassicurante: quando nel 2020 numerose università ricorsero alle prove online per non bloccare i loro corsi durante i lockdown, le percentuali di frodi s’incrementarono repentinamente in modo preoccupante.
https://www.ilgiornale.it