Lettera aperta al generale Roberto Vannacci

Roberto Vannacci

di Aldo Grandi, direttore de ‘La Gazzetta di Lucca’ – Abbiamo incontrato per la prima volta il generale Roberto Vannacci questa estate in occasione della prima presentazione nazionale del suo libro, al bagno Biondetti di Marina di Pietrasanta e, da allora, è nata una simpatia e una collaborazione assolutamente disinteressata da entrambe le parti che ci ha condotto a presentare ben altre tre volte il suo libro Il mondo al contrario i cui contenuti non solo condividiamo dalla prima all’ultima riga, ma consideriamo per niente omofobi, razzisti, addirittura, fascisti né, tantomeno, eversori della Costituzione.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti a cominciare dal fatto che il libro, nato quasi per uno sfizio letterario, ha demolito ogni record di vendita raggiungendo, udite udite, dopo appena quattro mesi, le 240 mila copie vendute. Nessuno, tra gli intellettuali da strapazzo verniciati di rosso vermiglio o anche rosso fucsia, tra gli o le influencer senza capo né coda che popolano le Tv o i social, ha mai raggiunto questi numeri eppure aprono la bocca e le danno fiato senza non soltanto aver mai letto il libro, ma nemmeno sforzarsi di comprendere il suo contenuto né il suo autore.

E’ il primo caso in Italia in cui un alto rappresentante delle forze armate osa scrivere quello che pensa e che pensa la stragrande maggioranza degli italiani, senza curarsi del proprio stato di servizio senza, cioè, pensare a pararsi il fondoschiena o alla carriera. Ed è stato questo uno dei motivi per cui lo abbiamo intervistato per primi e seguito nelle sue (dis)avventure. Roberto Vannacci è una persona educata, intelligente, arguta, preparata che, nella vita, ha scelto una strada e quella strada ha percorso fino in fondo senza tentennamenti ottenendo risultati concreti e non certamente per appoggi politici dai quali si è sempre tenuto lontano e dei quali se ne è sempre fregato.

Oggi, anzi, pochi giorni fa, il ministro della Difesa Guido Crosetto, esponente del partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, che dovrebbe essere il primo a tutelare certi valori e altrettanti principi, gli ha combinato una porcata che più porcata non si può. Non gli bastava, al Crosetto, il ministro che annunciò dieci anni fa di essere laureato senza mai aver conseguito la laurea, aver tacciato di farneticazioni farneticanti i contenuti del libro di Vannacci senza nemmeno averlo letto e basandosi, presumibilmente, come fanno a Roma nelle alte sfere della politica, su qualche dispaccio di agenzia. No, non gli è stato sufficiente ed evidentemente, al generale divenuto troppo ingombrante e amato dalla gente, ha voluto riservare una sorpresa anzi, per noi, una bastardata.

Era da quattro mesi che i giornalisti invertebrati annunciavano l’esistenza di una inchiesta disciplinare per il libro scritto e pubblicato da Vannacci. Il quale, è bene dirlo, ha fatto tutto da sé, bypassando le grandi edizioni e i grandi editori del potere culturale che fanno e disfano a proprio piacimento. Fino ad oggi, però, il generale non aveva ricevuto alcuna notifica e, poiché, a differenza del suo ministro, conosce le procedure e gli organigrammi militari alla perfezione, aveva fatto notare non solo a chi scrive, ma anche erga omnes, che senza una notifica ufficiale, non poteva considerarsi sotto procedimento disciplinare.

Nel frattempo ed essendo stato sostituito alla direzione dell’istituto geografico militare di Firenze, Vannacci, finalmente, aveva ricevuto la notizia del nuovo incarico che avrebbe dovuto assumere pochi giorni fa dopo un breve periodo di affiancamento. Sarebbe, cioè, diventato, capo di stato maggiore del comando delle forze operative terrestri. La Gazzetta di Lucca, quotidiano on line di provincia, ha dato la notizia in esclusiva grazie ad alcune indiscrezioni provenienti, proprio, dagli ambienti militari della capitale e, a quel punto, si è scatenato il finimondo. Il ministro della Difesa, infatti, non soltanto ha tenuto a specificare, quasi volendone ridurre la portata, che l’incarico a Vannacci non rappresentava né una promozione, né una bocciatura. Addirittura, proprio la mattina in cui è sbarcato nella capitale per varcare la soglia del ministero in via XX Settembre, Crosetto o chi per lui, ha provveduto ad informare subitamente e prima ancora di comunicarlo al destinatario, che proprio quella mattina gli era stato consegnato l’avviso di avvio delle indagini.

Ovvio che nessuno tra i professionisti dell’informazione che bazzicano le fogne della capitale più cloaca che c’è al mondo, ha scritto la verità, a parte noi che, evidentemente, professionisti lo siamo sì, ma a modo nostro, ossia che si trattava di uno sgarbo evidente e di pessimo gusto teso a delegittimare la figura dell’uomo e, ancor più, del militare. E i dementi della penna piegata e ligia al potere, hanno sottolineato non la porcata, ma il fatto che, giustamente a nostro avviso, Vannacci se ne sia andato in licenza invece di sottostare ad una decisione priva di senso e, in particolare, di buonsenso.

Ricordiamo come, ad ogni volta che ce la prendevamo con Crosetto diffidando della sua correttezza procedurale e della sua credibilità, avendo annunciato ai quattro venti di essere in possesso di un titolo di studio che non aveva mai conseguito, Vannacci sottolineasse come Crosetto fosse il suo ministro al quale doveva rendere conto, che gli aveva manifestato rispetto accogliendolo nel suo ufficio – stranamente le cronache dell’incontro, fatte evidentemente filtrare ad arte da qualcuno raccontavano diversamente – in sostanza come tra lui e Crosetto non ci fosse alcuna divergenza di vedute. E ci invitava, con ciò, a non insistere su quel tasto perché, tanto, ci stavamo sbagliando di grosso. Addirittura, quando gli domandammo ad agosto se non c’era rimasto male per essere stato definito ‘farneticante’ sorvolò senza commentare.

Adesso, però, le cose ci auguriamo siano cambiate. Almeno nella testa del generale che, a quanto ne sappiamo, sta preparando la sua difesa in vista dell’interrogatorio a cui sarà sottoposto dagli organi responsabili dell’inchiesta formale disciplinare. Noi non siamo, però, diplomatici e non amiamo chi utilizza il suo ruolo per imporre la propria volontà. Non ci sentiamo, inoltre, vincolati da legami di natura gerarchica.

Per noi la verità è, ormai, una sola: il ministro e, probabilmente, anche il suo partito, vogliono stroncare la figura del generale Vannacci per il quale la Lega e non solo sta premendo al fine di poterlo annoverare tra le proprie fila e questo sarebbe un colpo micidiale alla credibilità del governo Meloni che di destra, ormai, non ha più nulla. Il silenzio di Giorgia Meloni è incredibile e ci fa pensare alle volte in cui anche Giuliana Almirante condivideva il nostro scetticismo in proposito.

Recentemente, poi, Crosetto ha mostrato di non conoscere nemmeno l’organigramma delle forze armate riferendosi al ruolo e all’incarico di Vannacci. Ha, cioè, più volte affermato che il generale dipende, nel suo nuovo incarico, dal vice comandante delle forze Comfoter, il comando delle forze operative terrestri. Non è assolutamente vero. Roberto Vannacci dipende dal comandante e solo in sua assenza, a quel punto, si interfaccia con il vice comandante. E non è una singolarità del comando delle forze operative terrestri ma, in tutte le unità e formazioni militari dell’esercito il capo di stato maggiore non dipende mai dal vicecomandante. Non è questione da poco, soprattutto, nell’ambiente militare dove le parole in questo campo hanno un peso. E che peso.

E dove è lo stesso ministro ad aver ribadito in sede di audizione al Parlamento che “la forma è sostanza”. Non esistono capi di stato maggiore come è il caso di Vannacci che dipendano dai vice comandanti. E’ una palese assurdità. Ma come si fa a fare il ministro della Difesa senza conoscere l’organigramma di ciò che si dovrebbe conoscere alla perfezione? In Parlamento il ministro della Difesa – a proposito, ma Guido Crosetto lo ha fatto il servizio militare? – ha detto una palese inesattezza e nessuno lo ha ripreso perché nessuno conosce la materia. Nessun capo di stato maggiore può dipendere gerarchicamente da un vice comandante se non c’è la delega del comandante che lo autorizza, per motivi importanti, a sostituirlo.

Lui stesso che va dichiarando che la “forma sia sostanza” poco si preoccupa delle costanti fughe di notizie circa l’inchiesta disciplinare pur ribadendo di essere stato alquanto infastidito dalle stesse. Innanzitutto la notifica del procedimento disciplinare consegnata prima alla stampa e poi all’interessato, poi i temi della contestazione degli addebiti pubblicati dal fatto quotidiano e, infine, l’esistenza di una presunta indagine su quanto Vannacci avrebbe commesso in Russia più di 18 mesi fa. Più che un ministero della Difesa che dovrebbe essere strutturato per preservare i segreti di stato, sembra un colabrodo!

Tutto ciò dimostra, però, una cosa e cioè che per Roberto Vannacci lo scontro si sta facendo sempre più duro e lui si trova a giocare una partita nella quale, qualora anche dovesse uscire vincente, non passerebbe giorno senza il rischio di trovarsi nuovamente nel mirino di politicanti più o meno impreparati, gelosi e vendicativi. Certo, Vannacci potrà anche restare al suo posto perché nessuno glielo toglierà anche qualora dovesse essere completamente prosciolto, ma la sua visibilità sarebbe tale da non potersi permettere altri sconfinamenti come, ad esempio, sarebbero quelli di scrivere un altro libro o anche battere a tappeto l’Italia per presentarlo visto che avrà anche i giorni di licenza, ma quando finiscono bisogna decidere cosa fare.

Quindi, almeno per noi, Roberto Vannacci, al di là di come andranno le vicende disciplinari, non ha una alternativa. Quando si sceglie si rinuncia, inevitabilmente e sempre, a qualcosa. E’ così che, però, ci si conquista il diritto e la libertà di poter essere e dire e anche scrivere ciò che si vuole. E non perché, altrimenti, si violerebbe chissà quale legge o articolo della Costituzione, ma perché c’è un limite che non va superato ed è quello, invisibile, ma percepibile, della coerenza e del coraggio di volare quando è giunto il momento di farlo.

Ecco perché riteniamo che Vannacci debba scegliere, prima o poi, dove stare e dove andare. In questo momento è come se fosse in mezzo al guado, o torna indietro oppure va avanti. Se lo conosciamo e possiamo permetterci di consigliarlo, vada avanti, attraversi il guado e si appresti ad essere quello che ha fatto di tutto per sembrare. Nessuno, ci perdonerà, potrà mai toglierci dalla testa che se Vannacci ha scritto un libro, qualunque libro fosse stato tanto più quello che ha scritto, è perché, ormai, la sua carriera militare gli aveva già dato tutte quelle soddisfazioni che cercava. Nuovi stimoli si chiamano, la voglia di rimettersi in gioco, anche, perché no?, un po’ di quella adrenalina che, sicuramente, con i suoi incarichi aveva assaporato.
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