Risparmio energetico, Ravenna e provincia scelgono il buio pesto

Ravenna

Da lunedì notte Ravenna ha sperimentato il buio per le strade. E’ questa la data scelta dall’amministrazione comunale per la riduzione delle ore di accensione degli impianti di pubblica illuminazione. Il provvedimento stabilisce che gli spegnimenti avvengano dal lunedì al venerdì dall’1 alle 5; il sabato, la domenica e i festivi dalle 2.30 alle 5. Gli spegnimenti non riguarderanno invece gli impianti che illuminano le strade statali che attraversano il territorio comunale. In totale quindi, allo scattare dell’una di notte, a Ravenna si spengono più di 34mila lampioni sui 36mila presenti, e la città piomba nel buio. Una scelta, spiegano dall’amministrazione comunale, assunta per far fronte ai rincari dei costi dell’energia.

Eppure ha scelto questa linea solo Ravenna e la sua provincia. Da Bologna a Rimini, infatti, nessun altro territorio ha deciso una misura così drastica. Si parte da Forlì e Rimini, dove le rispettive amministrazioni comunali hanno deciso di non spegnere neanche un lampione e di sobbarcarsi questo costo aggiuntivo. A Rimini, per esempio il costo passa da 4,8 a oltre 10 milioni di caro bollette, “ma con la spending review reggiamo – ha spiegato l’assessore Juri Magrini – Si copre l’aumento con recupero da evasione fiscale, imposta di soggiorno e ottimizzazione della spesa”. Di spegnere i lampioni non se ne è parlato neanche a Forlì.

A Cesena, invece, il piano di contenimento deciso dal Comune è molto più soft. Qui la iunta ha disposto il ritardo nell’accensione al crepuscolo di 5 minuti e l’anticipo dello spegnimento all’alba di 40 minuti dell’illuminazione pubblica. Lo spegnimento completo dell’illuminazione pubblica riguarda solo i principali parchi pubblici, dalle ore 24 fino al mattino, assieme allo spegnimento dell’illuminazione dei monumenti. E sempre per restare in zona Imola sceglie di accendere un quarto d’ora dopo e spegnere 30 minuti prima del solito, mentre anche a Bologna non si rilevano spegnimenti significativi.

La gran parte della provincia come il capoluogo

Faenza e la Bassa Romagna seguono Ravenna nella scelta del “buio totale”. Alcuni Comuni, ad esempio, hanno deciso di ridurre l’intensità della luminosità dei lampioni (la scelta di Solarolo), altri di anticipare gli orari di spegnimento e di ritardare quelli di accensione (è il caso di Alfonsine), altri ancora di non spegnerli proprio (come Castel Bolognese) anche grazie alla presenza di lampioni a led (è il caso di Cervia). L’attuazione di queste ipotesi però, spiegano dall’amministrazione comunale ravennate, “si è rivelata non solo estremamente complessa da realizzare, ma richiedente costi di gran lunga superiori ai risparmi”. Al buio non rimarrà comunque solo Ravenna: il primo Comune in provincia ad assumere questa decisione è stato Russi, seguito poi da Faenza – dove ciascun comune dell’Unione ha adottato delle misure specifiche – e dai Comuni della Bassa Romagna.

Quanto costa illuminare Ravenna?

Senza la riduzione delle ore di accensione deliberata, il canone annuo 2022 (per 4028 ore di funzionamento inizialmente previste) aumenterebbe di 2.386.788 euro, passando da 3.830.137 euro del 2021 a 6.216.926 del 2022, Iva compresa. Per il 2023 la previsione dell’importo per la quota di energia relativa agli impianti di illuminazione pubblica per complessive 4000 ore sarebbe di 6.052.700 euro (Iva compresa), calcolata sulla base delle tariffe attuali. In virtù della riduzione delle ore di accensione deliberata, il risparmio atteso su base annuale è di 1.122.062,74 euro, passando dai complessivi 6.052.700 euro per 4.000 ore di funzionamento a 4.930.6373 per 2.713 ore di funzionamento (Iva compresa).

Commenta il sindaco De Pascale “Si tratta di provvedimenti straordinari senza i quali gli enti locali si troverebbero nella situazione di non poter liquidare le utenze e di dover quindi sospendere i servizi. La volontà è naturalmente quella di applicare tali misure nei limiti della stretta necessità, continuando nel frattempo a sollecitare con fermezza il Governo affinché affronti in maniera strutturale un’emergenza che coinvolge imprese, famiglie e amministrazioni pubbliche, auspicando un’evoluzione positiva del quadro internazionale che ha portato a tale situazione. Parallelamente i nostri Comuni sono impegnati nella pianificazione di investimenti per una riqualificazione energetica che renda gli attuali impianti sempre più efficienti, meno energivori e sempre più alimentati da fonti rinnovabili”.

Buio, rischio incidenti e criminalità: le critiche

Ma strade buie significa anche costi indiretti. Indubbiamente lo spegnimento dei lampioni rischia di creare problemi di sicurezza su almeno due fronti: per quanto riguarda la criminalità – da ricordare che anche quest’anno Ravenna è risultata prima in Italia per furti in abitazione – e per quanto riguarda l’incidentalità. Su questo rischio si è espresso Mauro Sorbi, presidente dell’Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale, sottolineando come sia “un dato inconfutabile che una corretta illuminazione è un fattore fondamentale per il contrasto all’incidentalità. Ridurre l’illuminazione accresce il rischio di incidente. Senza illuminazione è difficile percepire le buche profonde, la segnaletica, i guardrail divelti e distrutti, le fronde che di protendono sulla sede stradale”.

Contrarietà è stata espressa anche dal gruppo Ravenna Sos indipendente: “Siamo totalmente contrari, pur capendo il momento. Facendo così i delinquenti fanno man bassa e costringono la popolazione a difendersi da sola mettendo lampioncini e luce istantanea, con una crescita in bolletta enorme. L’assessore dice che in fondo Ravenna è una città tranquilla: lo vada a dire a qualcun altro. Abbiamo la banda del cric che tutte le notti opera, figuriamoci senza lampioni”. Inoltre c’è il rischio che, essendo regolarmente illuminati i territori del forese oltre il confini amministrativi di Ravenna, ladri e malviventi siano attratti dal più discreto buio garantito dal Comune di Ravenna.

Diverse critiche sono arrivate da più parti anche in relazione alla decisione di installare le luminarie natalizie, da parte di chi ritiene fosse una scelta migliore lasciare i lampioni accesi e rinunciare alle decorazioni di Natale. “Sono due ragionamenti distinti – spiega l’assessore Anna Giulia Randi – Per le luminarie abbiamo deciso di seguire le indicazioni dei commercianti delle attività, e quindi di mantenere il clima di festa in centro, anche se con orari modulati. Per l’illuminazione pubblica, invece, abbiamo ragionato sul risparmio energetico e abbiamo deciso di fare così”.

Il Comune in ogni caso assicura che i varchi stradali elettronici di presidio e governo del traffico, oltre che le telecamere di sicurezza nonché gli impianti semaforici, rimarranno in funzionamento e non saranno disattivati nella fascia indicata di spegnimento della pubblica illuminazione. L’amministrazione ravennate si è riservata di valutare eventuali particolari situazioni dopo la prima fase iniziale di avvio degli spegnimenti, grazie all’azione di monitoraggio che sarà in particolare compiuta dalla Polizia locale.  www.ravennatoday.it/

 

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