Imam che voleva cancellare il Vaticano: “non sono violento”

imam terrorismo

(ANSA). – “Non sono un violento, non sono un fanatico, sono sempre stato contrario all’Isis e a qualsiasi forma di terrorismo”. E’ quanto ha detto oggi a Torino in tribunale, dove ha preso la parola per una dichiarazione spontanea, Bouchta El Allam, il 43enne di origini marocchine sotto processo con l’accusa di avere svolto attività di propaganda della Jihad durante un periodo di detenzione nel carcere di Alessandria. L’uomo, recluso per una vecchia vicenda di droga, secondo la ricostruzione degli inquirenti si era proposto come imam e, in questa veste, pronunciava sermoni riconducibili all’istigazione al terrorismo (in un passaggio avrebbe propugnato la “distruzione del Vaticano”).

“Non ho mai parlato male delle altre religioni – ha replicato – e non mi sono mai rallegrato per attentati o tragedie. Anzi, ho sempre esortato le persone a stare lontano da questa forma di lavaggio del cervello. In carcere, quando c’è stata una rivolta, ho salvato delle vite e ho cercato di placare gli animi. Sono stato aggredito per questo. Sono contro la violenza”.

Ecco la vicenda dell’imam estremista Bouchta El Allam

(da https://torino.repubblica.it) – Auspicava per i nemici dell’Islam una vita “di pene e di dolore”. Augurava agli ebrei l’arrivo di un nuovo Hitler, invocava la distruzione del Vaticano, sognava pullman carichi di 500 bombole di gas da far esplodere “con un boato” che arrivasse “fino in Spagna”. Era diventato imam in carcere Bouchta El Allam, nato in Marocco 42 anni fa, e proprio in cella faceva proseliti, riuscendo a convertire persino detenuti italiani, predicando il suo odio verso gli occidentali e concentrandosi, in particolare, anche verso l’ex deputata del Popolo della Libertà Souad Sbai, di origini marocchine, e contro un magistrato della procura di Torino che l’aveva arrestato per droga e che secondo lui doveva essere punito “con conseguenze atroci”. Le carte in mano alla procura di Torino svelano un panorama allarmante.

Al magistrato, El Allam scriveva lettere intrise di minacce, sostenendo di essere stato incastrato. Era poi stato condannato a 8 anni in abbreviato: da qui la rabbia verso le guardie penitenziarie, il tribunale, il pm. Contro tutti prospettava, insieme ad altri carcerati, attentati dinamitardi al grido di “Allah Akbar”. La detenzione aveva acceso in lui la miccia dell’integralismo, arrivando a guidare lui stesso la preghiera, a Biella, “scalzando” il precedente imam molto più moderato, così come ad Alessandria.

L’indagine del pm Enzo Bucarelli e dei carabinieri del Ros era partita nel 2016, quando un detenuto da poco uscito dal carcere aveva iniziato ad avere atteggiamenti sempre più radicali: aveva imposto ai familiari l’abbandono delle usanze occidentali, si era fatto crescere la barba, indossava una tunica nera e sui social mostrava ostilità verso gli europei. Era stato poi sottoposto a un Tso, nel 2018, mentre con il Corano in mano, leggeva passi e proferiva frasi farneticanti sulla morte e l’aldilà: era emerso quanto fosse un soggetto fragile e fortemente influenzabile.

Così gli investigatori avevano iniziato a indagare per capire se si fosse radicalizzato in carcere e da chi fosse stato istruito. Da qui l’attenzione si era concentrata su Bouchta El Allam, che era già stato notato per aver creato disordini, influenzando gli altri detenuti a comportamenti aggressivi e riuscendo ad avere seguaci attraverso il culto, “vantando disponibilità economiche che gli consentivano di essere ben visto dagli altri”. Tanto che la polizia penitenziaria aveva segnalato come fosse cresciuto il numero di carcerati che il venerdì accedevano al luogo di preghiera.

Ogni attentato che si verificava in Europa era per lui espressione di gioia: “il nome di Allah è grande” ripeteva rallegrandosi per esplosioni e decapitazioni. Istigava gli altri detenuti con un “impareggiabile ascendente”, tanto da incitarli anche a sommosse e disordini dentro gli istituti penitenziari. E aveva una sua teoria religiosa persino sul Covid: le mascherine infatti erano una sorta di ripicca divina, per il fatto di doversi coprire il volto: “Sono diventati tutti musulmani senza accorgersene – aveva detto in una conversazione con la figlia – è una cosa… diciamo… un mandato da Dio”.

Dopo l’arresto avvenuto a Torino, nel 2015, era stato portato a Ivrea, poi trasferito a Novara, Cuneo, Biella e Alessandria. Di carcere in carcere, Bouchta pronunciava sermoni sempre più estremisti. Come quello del 24 luglio 2020, in cui la predicazione anticipava la festa del Sacrificio che sarebbe stata celebrata la settimana successiva. I destinatari della sua preghiera avrebbero dovuto essere “meri esecutori di una dottrina infallibile”: “non bisogna farsi domande – diceva – ma bisogna obbedire senza dubbi “, e ancora “Fratelli miei, nella fede vi do un esempio, quello del sistema militare: l’ordine militare deve essere eseguito e a chi viene assegnata una missione, deve eseguirla”.

Nel caso contrario “o vieni sospeso o se la fai male, la pena può essere anche la morte”. Era una “cieca obbedienza all’insegnamento da lui veicolato” quella che pretendeva, paragonando la figura del buon musulmano a quella del soldato, che doveva offrire anche la vita per la sua causa. Non esistevano vie di mezzo: era in corso una guerra “feroce e fredda” ed era necessario combatterla. Come affermato nemmeno un mese più tardi, in un altro sermone: “Non esiste un Islam moderato – diceva – è solo un mezzo per farci dubitare”. Perché i fedeli per lui “non possono essere pacifici in relazione al credo religioso”. Nella religione, insomma, “non esiste alcuna libertà di parola, nemmeno permettere ad altri di avanzare opinioni”.

In particolare, inveiva contro Souad Sbai, ritenedola “nemica dei musulmani”, tanto che il 2 ottobre 2020 nei suoi confronti sarebbe stato consentito “sgozzarla e ucciderla”. Per lui, infatti, persino esponenti dell’Islam moderato dovevano essere bersagli di “attacchi mortali”. Il gip indica come “feroci” le parole rivolte contro l’ex deputata e componente della Consulta per l’Islam italiano presso il ministero dell’interno, che oltre a essere saggista e giornalista, svolge attività di promozione dei diritti civili nel settore dell’integrazione femminile. “Sbai.. lei proviene da una città fuori da Kouribga.. lei è una sporca della Lega nord contro i musulmani e l’Islam.. è consentito baciargli i piedi (ironico) .. è consentito sgozzarla e ucciderla”.

Invocava la distruzione del Vaticano il 5 agosto 2020, “con un’esplosione che doveva essere come quella di Beirut” riferendosi al disastro che si era verificato al porto libanese, che aveva raso al suolo interi quartieri con l’uccisione di 207 persone e il ferimento di altre 7000. Il 17 ottobre, commentando l’uccisione dell’insegnante Paty in Francia, aveva sostenuto che fosse “legittima”, in quanto era già stato avvertito “di non scherzare con il fuoco” da un altro studente, inoltre era stato fortunato a non essere stato ucciso direttamente a scuola.

Mentre il 22 settembre aveva prospettato, davanti ad altri detenuti, di farsi saltare in aria riempiendo un furgone di bombole di gas, una volta rimpatriato in Marocco: “almeno il tuo nome rimane nella storia”. Il 18 dicembre, invece, invocava che le festività natalizie per i credenti diventassero “un inferno”, “un massacro”: Dio occupatene tu e scatena la tua ira contro di loro, fai che questa festa diventi un massacro, che questi giorni per loro siano gli ultimi nel peggior modo e siano un inferno, pensaci tu a castigarli”.

I cristiani, gli ebrei e i socialisti venivano indicati “come i veri nemici” del popolo mussulmano, maledicendoli per la loro estraneità al dettato coranico. “L’invito rivolto ai presenti – scrive il gip Stefano Sala nell’ordinanza di misura cautelare – esigeva che i credenti si dedicassero alla lotta contro gruppi religiosi e politici paragonati a Satana”. Sui cristiani, che dovevano essere combattuti a morte, diceva: “Per la religione ci odiano a morte, nei loro cuori hanno il sangue amaro. Il Mujahidin in noi è più forte dei Jihad”. E mentre invocava una “brutta morte” agli avversari, i detenuti pronunciavano “Amen” in segno di condivisione.

Il 30 ottobre, cristiani e ebrei, definiti “scimmie e maiali”, dovevano essere puniti con le spade e “le loro teste rotolare per terra così che la vera professione di fede potesse essere proclamata”. In particolare diceva: “Oggi i fratelli scimmie e maiali fanno i prepotenti con foto sul nostro Profeta e noi non abbiamo fatto una mossa. Ringraziamo Allah che come abbiamo detto lo scorso venerdì, ai veri musulmani nell’era del profeta Mohammed ogni volta che sentivano qualcosa del genere, di qualsiasi tipo, contro l’islam e i musulmani.. e vedi le spade e voci alzate..le teste alzate e teste per terra”. Bouchta insomma, “si faceva portatore di un messaggio: il pensiero altrui doveva essere necessariamente represso con la violenza fisica. Chi offendeva l’Islam doveva sapere che avrebbe dovuto pagare un prezzo elevato”.

“Impressionante è l’astio sviscerato contro il popolo ebraico- scrive il gip riportando le intercettazioni – che deve essere semplicemente soppresso, indipendentemente da ogni riferimento alla questione palestinese o a tematiche di confronto politico, che non vengono neppure accennate: la sua è una gratuita manifestazione di odio”. Nel sermone del 30 ottobre, infatti, veniva ascoltato mentre diceva: “Preghiamo Dio che li faccia vivere nell’umiliazione e decadenza. Preghiamo che gli venga mandato un dittatore come il faraone, visto che Hitler li ha fatti pure sciogliere.. noi auguriamo loro di peggio. Al più presto”.

Per il giudice dunque “Bouchta ha affinato nel tempo le sue capacità di indottrinamento, dispone di notevole ascendente, vanta credito notevole tra i suoi fedeli” e il ruolo di imam che già svolge in carcere rende prevedibile che possa continuare a diffondere il suo progetto: da qui la decisione di inserirlo in regime di “Alta sicurezza”.

Condividi

 

Articoli recenti