Polonia: km di coda per comprare il carbone. Una cosa mia vista neanche con il Comunismo

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di Giuseppina Perlascahttps://scenarieconomici.it – Secondo la Reuters, con la Polonia che si gode ancora il caldo di fine estate, centinaia di auto e camion si sono già messi in fila alla miniera di carbone Lubelski Wegiel Bogdanka, perché i proprietari privati di case che temono la scarsità invernale di carbone aspettano anche per giorni e notti di fare scorta di combustibile per il riscaldamento in vista dell’imminente inverno freddo, in code che ricordano i tempi del comunismo.

Artur, 57 anni, pensionato, martedì ha guidato da Swidnik, a circa 30 km dalla miniera nella Polonia orientale, nella speranza di acquistare diverse tonnellate di carbone per sé e per la sua famiglia.
“Oggi sono stati installati i servizi igienici, ma non c’è acqua corrente”, ha detto, dopo aver dormito per tre notti nella sua piccola utilitaria rossa in una coda di camion, trattori che trainano rimorchi e auto private. “È oltre ogni immaginazione, la gente dorme nelle proprie auto. Ricordo i tempi del comunismo, ma non mi è passato per la testa che potessimo tornare a qualcosa di ancora peggiore”.

La coda è tale che l’assistenza pubblica polacca ha dovuto fornire un minimo di conforto, con l’istallazione di bagni pubblici lungo la coda e fornendo acqua. Una situazione simile non veniva vissuta neanche ai tempi del comunismo di stampo sovietico, quando almeno il carbone di base veniva fornito alle famiglie. Quest’anno il taglio del gas russo, a cui la Polonia ha rinunciato, ha fatto esplodere i timori per una crisi energetica peggiore e per il dover passare un inverno al freddo, in un clima molto duro come quello dell’Europa centrale.

Comunque la conclusione di molti polacchi, e anche nostra, è che le politiche che sono state seguite sino ad ora dal punto di vista energetico ci stanno conducendo ad un passato di povertà maia visto in 70 anni. La Commissione, che doveva proteggere il benessere degli europei , si sta rivelando come il peggior nemico degli europei. Speriamo che anche questi se ne rendano conto.

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