Non vuole demonizzare gli Alpini, Letta costringe coordinatrice Pd a dimettersi

letta Sonia Alavisi

di Annalisa Terranova – Il segretario dem Enrico Letta ha così a cuore la valorizzazione delle donne nel suo partito che ha costretto alle dimissioni una di loro perché non segue l’onda della demonizzazione degli Alpini. Il che vuol dire semplicemente questo: che nel Pd non è consentita alcuna dialettica interna e che le donne sono considerate dirigenti di serie B. Col dovere di seguire la “linea”. Altrimenti perdono il pennacchio.

E’ proprio ciò che è accaduto alla coordinatrice dem delle donne di Rimini Sonia Alvisi, che non ha seguito il polverone secondo cui gli alpini sarebbero tutti stupratori se non di fatto almeno nelle intenzioni. E che è stata punita: ha dovuto dare le dimissioni tenendosi il dito puntato di tutte le democratiche colleghe di partito per le quali lei avrebbe difeso la “cultura dello stupro”. Manca solo la lettera scarlatta, insomma.

Sonia Alvisi aveva fatto un comunicato per dire che si stava esagerando con lo strumentalizzare episodi singoli e diversi tra loro: episodi che vanno dal semplice complimento all’allusione volgare, dal catcalling alle palpatine. Nel Pd non l’hanno presa bene. Dunque Sonia Alvisi ha rilasciato un’intervista alla Stampa ma non ha fatto marcia indietro, anzi. Ha ribadito il suo punto di vista, consapevole anche del fatto che l’adunata delle Penne nere ha rappresentato per Rimini un grosso affare dopo la crisi del turismo conseguente alla pandemia. E a quel punto Letta è diventato furente. Come racconta oggi Maria Teresa Meli sul Corriere. Alvisi è stata costretta alle dimissioni.

Ora, chi difenderà il diritto di Sonia Alvisi di pensarla come crede su una faccenda che ha assunto rilievi nazionali? Chi ne prenderà le parti in nome della democrazia in generale e della democrazia interna al Pd? Per ora nessuno. Anzi tutti e tutte parlano di scelta giusta e necessaria.

Del resto Sonia Alvisi non aveva fatto altro che sposare il punto di vista del sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad che guida una giunta di centrosinistra, e per il quale non è giusto colpevolizzare gli Alpini attorno ai quali si è creato un clima – aveva detto – “che non mi piace per niente”. Dichiarazioni anch’esse silenziate perché non in linea con la narrazione imposta da Non una di meno. La deriva del wokismo che vuole cancellare la tradizione degli alpini – ne fa fede la polemica del Pd contro la data del 26 gennaio quale giornata della memoria che celebra gli Alpini – unita al neofemminismo integralista da me too, è il retroscena di questa brutta storia del raduno di Rimini. Una pagina poco edificante per gli alpini che hanno molestato, ma non certo gloriosa per la sinistra che ha strumentalizzato e strumentalizza.

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