Processo Open Arms, Giulia Bongiorno e i migranti che vogliono “fare shopping”

Processo Open Arms Giulia Bongiorno

di Lorenzo Mottola – Quello dell’Open Arms potrebbe passare alla storia come il primo caso di sequestro di persona nel quale le vittime, durante la prigionia, erano libere di evadere per andare a fare shopping. Si apre oggi il processo a Matteo Salvini: il leghista rischia 15 anni per il rapimento di 149 immigrati nell’estate del 2019. Per chi avesse perso il filo delle sue disavventure giudiziarie, si tratta del secondo dibattimento che l’ex ministro dell’Interno si trova ad affrontare per aver cercato di frenare per qualche giorno (inutilmente) lo sbarco di profughi. Il primo a Catania si è risolto con un’archiviazione. A Palermo, invece, le cose hanno preso una piega diversa. Anche se le due vicende sono perfettamente sovrapponibili. Eva detto che l’impianto accusatorio pare tutt’ altro che esente da lacune. Proviamo a elencarne alcune, ripercorrendo la presentazione fatta da Giulia Bongiorno, avvocato di Salvini, delle sue 110 pagine di memoria difensiva.

Processo Open Arms – IL DOPPIO STANDARD

Prima stranezza, tutta politica: come spiega l’avvocato Bongiorno, «il divieto di ingresso in acque territoriali fu firmato da Salvini, Toninelli e Trenta». Eppure a processo è finito solo uno dei tre ministri. Curioso. Toninelli, a Palermo verrà solo come testimone. E con lui saranno chiamati anche Giuseppe Conte, Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio.

IL VIAGGIO SCOMODO
Dopo il soccorso in acque libiche, la Open Arms decide di puntare sull’Italia. «Dal 2 agosto inizia un inspiegabile girovagare», continua l’avvocato, «nonostante ci fosse a bordo un numero di migranti superiore al limite». La Open Arms in base alle certificazioni non poteva svolgere attività di ricerca e soccorso: aveva spazio per 19 persone al massimo. Eppure partiva in missione per trasportare centinaia di clandestini portandosi dietro giornalisti e attori di Hollywood. C’era perfino Richard Gere a bordo e anche lui potrebbe testimoniare (se i giudici oggi non si opporranno) al processo contro Salvini, lamentando le pessime condizioni dell’imbarcazione. «Io ho fatto il mio dovere e vado a processo per il mio lavoro», ha detto ieri Salvini, «spero che il mio processo non si trasformi in un cinema».

NEL LIMBO
Come spiega la Bongiorno, Open Arms è una nave battente bandiera spagnola: «Poteva andare a Palma di Maiorca, poco più di due giorni di navigazione, e invece ha preferito girare circa 13 giorni, in attesa del governo italiano». Continua l’avvocato: «Malta scrisse a Open Arms: “stai bighellonando, non stai portando i tuoi migranti in un porto sicuro. Cosa stai aspettando?”». Glielo mise nero su bianco sia il 13 che il 14 agosto.

IL PANFILO
L’Open Arms non è lasciata sola: «Tutti offrono aiuto. Aerei militari, petroliere, aerei di ricognizione, un’altra Ong (la Ocean Viking) e perfino un veliero». Il comandante rifiuta e preferisce continuare per la sua rotta verso l’Italia. Il nostro Paese ha proposto perfino di scortare la nave fino in Spagna. Il comandante ha rifiutato.

COME LUCIANA
A Ferragosto la nave arriva di fronte alle coste italiane. Salvini è accusato di aver tardato di 5 giorni i permessi per lo sbarco. Ma non è una stranezza: sia il Conte-bis che l’attuale esecutivo hanno continuato a disincentivare gli arrivi in questo modo. Dice la Bongiorno: «Nel governo Conte-bis ci sono permessi dati anche dopo 10 giorni. E nel governo Conte-bis non c’era Salvini, ma la ragionevole Lamorgese. Nessuno si sogna di portare Lamorgese sul banco degli imputati…».

IN FIN DI VITA
L’accusa sostiene che Salvini abbia messo a rischio la salute dei profughi. In realtà, «non c’è stata nessuna relazione individuale sullo stato di salute dei migranti a bordo. Open Arms pretendeva una evacuazione medica perché non intendeva specificare le singole patologie nonostante le continue richieste». Come è finita? Su 149 migranti scesi successivamente, nessuno fu poi ricoverato.

A FARE ACQUISTI
La situazione a bordo era questa: «Una serie di persone salgono e scendono, salgono politici e il sindaco di Lampedusa, il presidente della Ong, una squadra di psicologi, vengono fatte alcune evacuazioni mediche. E poi visto che siamo a processo perché questa nave era abbandonata a se stessa e nessuno poteva muoversi- il 14 agosto c’è una chiamata di OpenArms alla capitaneria. Sa cosa chiedono, signor giudice? “Vogliamo scendere per fare acquisti”. Ed effettivamente poi vanno a fare acquisti, stile via del Corso o via Montenapoleone».

Processo Open Arms – L’ACCUSA TRABALLA
Sul capo di imputazione, sequestro di persona, perfino Marco Travaglio sul Fatto aveva posto delle obiezioni. Come spiega la Bongiorno: «La Open Arms aveva il divieto di andare solo in una direzione. Se in una stanza una porta è chiusa, ma posso uscire da un’altra parte, non sono sequestrata».

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One thought on “Processo Open Arms, Giulia Bongiorno e i migranti che vogliono “fare shopping”

  1. sequestro di persona ?? ma tutto il popolo è stato sequestrato per 2 anni per una finta pandemia ed è stato privato dei suoi diritti umani e costituzionali, ma di che parliamo ??

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